In questi giorni, Bari è al centro dell’attenzione poiché sono stati denunciati due stupri di gruppo nei confronti di adolescenti indifese. Il primo caso: cinque persone, tra cui il suo ex ragazzo, protagonisti di uno stupro di gruppo la cui vittima, una quindicenne, viene dipinta da donne e uomini come una che se l’è cercata. Un’imprudente. Una che chissà come era svestita e perché mai aveva accettato l’invito a parlare con l’ex.

L’altra notizia: due persone, parecchio adulte, sono state accusate invece di stupro continuato per un anno e di aver approfittato di una sedicenne con disagi che certamente non le permettevano di dare il consenso.

Due storie difficilissime e gravissime che richiederebbero una seria riflessione sulla cultura dello stupro che legittima uomini molesti e violenti a fare delle donne quel che vogliono. A consumare violenze sulla pelle di ragazze che vengono usate e poi gettate via, nel fango, con il ricatto perenne che inibisce la loro voce, le loro denunce, perché alla fine è sempre e solo colpa loro.

Una riflessione seria, critica nei confronti di una mentalità che è ancora troppo vicina allo stupro con matrimonio riparatore, un’analisi che sovverta l’immaginario comune e racconti un’altra versione della storia. Quella vera e non il fantasy (pene-funzionale) che dipinge come vittima ogni uomo che, per caso e per “colpa” delle femmine, si ritrova ad abusarne.

Ecco invece che sul sito di Libero viene pubblicata il 3 agosto una sorta di lettera rivolta alle ragazze, affinché si comportino bene, giacché fuori, nel bosco, c’è sempre un lupo cattivo. Il titolo dell’articolo è “Cosa devono sapere assolutamente le vostre figlie”, seguito da “Consigli di base per rendere le vostre ragazze meno vulnerabili”. Una sorta di lettera paternalista che rivolge alle ragazze raccomandazioni sullo stesso stile dell’era delle mie bisnonne.

Sintesi: “Occhi ‘n terra e muru muru”, sguardo basso e attenta a non esporre il tuo corpo oltre il marciapiede. Sii invisibile, stai copertissima, sempre a pugni tesi, non ti fidare neppure della Madonna, perché dietro ogni santo potrebbe nascondersi un potenziale stupratore. Insomma, cara, non fare in modo che la tua vagina incontri un pene, perché il pene compie esercizi perenni di rabdomanzia e potrebbe rintracciarti se non fai in modo da mimetizzarti con l’ambiente. Sii una sorta di lucertola camaleontica: attaccati al muro e fatti grigia o assumi il colore dell’asfalto. Non vivere, resta sempre con la paura di incontrare persone violente perché loro, parrebbe, violente lo sono per natura e dunque se ti esponi e ti stuprano è colpa tua.

Peccato che la questione non stia affatto così e che tutta questa fiera delle banalità serve solo a legittimare la cultura dello stupro. A rafforzare la mentalità che colpevolizza le vittime esposte solo e sempre per esortare un paternalismo bieco, sociale come istituzionale, senza che mai si ascolti la parola delle vittime e di chi si occupa da tempo di violenza di genere. La vittima di stupro diventa credibile, perché funzionale alle politiche razziste, solo se, per esempio, lui era un immigrato. In quel caso nessun dubbio. Nessun victim blaming. Tutta colpa dell’immigrato “clandestino”.

La lettera offende non solo le donne, le vittime, ma anche gli uomini, cui viene imputata un’indole violenta perché il maschio sarebbe fatto così. Dunque sei tu, femmina, a non dover provocarlo. Noi, femministe, abbiamo invece grande stima degli uomini. Ne conosciamo tanti che lottano assieme a noi e che si oppongono alla cultura dello stupro. Lo fanno a partire da una sfida che compiono per non lasciarsi imprigionare dalla stessa cultura patriarcale e maschilista dei propri avi, genitori, amici, parenti. Gli uomini non sono violenti per natura. Ci sono sessisti, maschilisti, giustificati ad essere tali perché “E fattela una risata” o perché “Quelle che mettono gli shorts sono zoccole” e via di questo passo, sessualizzando anche le bambine, dodicenni, tredicenni, ogni volta che pubblicano su Facebook una foto in cui indossano il costume da bagno e stanno al mare.

Ci sono donne che veicolano la stessa cultura ogni volta che moraleggiano sull’abbigliamento delle ragazze, sulle loro abitudini, sul fatto che amano uscire, divertirsi, correre al parco, andare da sole fuori a guardare le stelle, bere, ballare, fare l’amore, vivere. Quante tra voi temono di uscire al buio, quante pensano che sia necessario non camminare da sole, fosse anche per passeggiare e godersi il sole sulla panchina di un parco?

Quante temono di andare in bicicletta al buio o fare sport la sera, nell’unico momento libero che hanno durante la giornata? Quante sentono la propria pelle, l’intimità, violate dagli sguardi insistenti di stronzi molesti? Quante hanno dovuto difendersi dal violento che ti palpa in autobus o si accosta facendoti sentire sulla coscia quanto ce l’ha duro? Quante hanno assistito alle masturbazioni in pubblico di idioti sessisti?

Pensateci: a ogni passo è un campo di battaglia e noi, tutte noi, semplicemente perché abbiamo interiorizzato l’intimidazione, ci siamo abituate. A volte ne ridiamo, altre volte ci incazziamo, ma comunque e sempre sentiamo fortemente limitato e invaso il nostro spazio. Cosa c’è di difficile da capire se spieghiamo che chi prevarica il consenso di una ragazza e va avanti è uno stupratore? E’ così difficile da capire che una donna deve poter dare il suo consenso?

Un No è un No. Sì è Sì. No non vuol dire . Non vuol dire Insisti e neppure Provaci ancora. Un Vaffanculo significa No e un triplo Levati di torno non può voler dire che No. E se una ragazza, una donna, dicono di no allora nessuno deve andare avanti. Non puoi andare avanti quando lei ti abbraccia ma poi non vuole continuare e non puoi abusare di lei sia fisicamente che psicologicamente. Poi, giusto perché non vi reputo completamente sessisti, è così difficile capire che se una ragazza ha bevuto o ha assunto una sostanza non è in grado di dare alcun consenso? Il corpo è suo che lei sia sveglia o che, anzi a maggior ragione, quando dorme.

Lo stupratore è un oppressore, un egoista che ruba alle donne il diritto di autodeterminarsi, di compiere la scelta che spetta solo a lei: di dire di sì. E questo vale anche quando si ritiene che lei sia “libertina“, perché una ragazza ha il sacrosanto diritto di scegliere chiunque voglia, anche se non vuole te. Non ti spetta di diritto. Non è tua quella pelle. Quella vita. Quella libertà.

Incarcerare il corpo è un’azione autoritaria, una coercizione, un’azione che mette in schiavitù qualcuna perché tu ti senta potente anche se sei un patetico, squallido, fetente stronzo, che non merita alcuna considerazione.

Per questi e mille altri motivi, dunque, non serve che si faccia la morale alle ragazze. Serve invece che si spieghi, con l’educazione al rispetto dei generi e con l’educazione sessuale, soprattutto nelle scuole, agli uomini, alle donne, a tutt*, cos’è uno stupro e perché la cultura attuale non lo fa percepire per quello che è.

Allora, nessuna scusa. Non vi aspettate alcuna comprensione. Non vi aspettate segni di pace. Siete voi a farci la guerra. Ci troverete armate, grintose e fiere a lottare per la libertà di una e per la libertà di tutte.