La FIFA, la federazione internazionale del calcio presieduta da Gianni Infantino, ha iniziato a strizzare l’occhio agli sport elettronici da qualche tempo. Inizialmente solo come prodotto accessorio degli eventi calcistici più importanti con numerosi showmatch tra giovani giocatori disputati alla console prima delle partite vere. I numeri, però, crescono vertiginosamente negli anni e nel 2016 l’annuale FIFA Interactive World Cup, torneo online organizzato dalla federazione in prima persona, guadagna un posto nel Guinness World Records per aver raggiunto (e superato) i 2 milioni di giocatori in tutto il mondo nelle edizioni complessive. Numeri che hanno convinto la FIFA a esporsi ancora di più, annunciando il primo mondiale esport per club da giocare, ovviamente, sul titolo FIFA di EA Sport.

Che gli sport elettronici, ovvero le competizioni sui videogiochi, abbiano conquistato i giovanissimi è ormai un dato di fatto: Millennials e Generazione Z, la fascia d’età che va dagli 8-10 anni ai 35, preferisce un diverso tipo di intrattenimento basato sulle sfide tra i fenomeni delle tastiere e dei controller. Che siano simulatori di guerra, strategici o i cosiddetti MOBA (League of Legends e Dota2 su tutti), hanno attirato l’attenzione anche di grandi investitori, sia endemici del settore, come le aziende produttrici di videogames o di hardware (tastiere, mouse, cuffie), che attori non direttamente collegati. Nel solo 2016 aziende come Vodafone, Ford, Gillette, Gazprom, VISA, Universal, Disney e decine di altre si sono lanciate nel nuovo fenomeno globale, investendo quantità più o meno considerevoli di denaro per sponsorizzare squadre professionistiche, eventi o campionati.

Nel frattempo anche le realtà sportive tradizionali non hanno perso tempo e hanno iniziato a creare le proprie sezioni esport, sfruttando le strutture già in possesso e le esperienze pregresse per rendere ancora più professionistico e professionale il circuito competitivo. In Nord America l’NBA ha siglato un accordo con i produttori del videogioco NBA2K17, firmato 2K Sports, per realizzare un campionato virtuale parallelo a quello reale con 17 squadre dell’attuale circuito che vi prenderanno parte. Un’idea nata, in realtà, in occidente con la creazione della eLigue1, il campionato virtuale francese disputato sul titolo FIFA in cui i migliori videogiocatori rappresentano Paris Saint-Germain, Tolosa, Metz, Olympique Lione, Marsiglia e altri club del calcio d’Oltralpe. Indossando la maglia ufficiale davanti una console anziché sul manto erboso.

 

 

Esattamente come fanno, in Italia, Mattia “Lonewolf92” Guarracino e Nicolò “Insa” Mirra, giocatori professionisti di FIFA rispettivamente sotto contratto con la Sampdoria e la Roma: quelle vere. Due realtà storiche del panorama calcistico italiano che hanno deciso di puntare, fortissimo, sugli esports. Il perché lo spiega Guarracino a ilfattoquotidiano.it: “L’eSports è un mondo che sta crescendo ad una velocità esponenziale, ma ha bisogno di essere incanalato. Gli sport tradizionali hanno già delle loro strutture, sia a livello di leghe che di pubblico. Correre su binari paralleli può aumentare le possibilità dei giochi elettronici di farsi conoscere e affermarsi”. Soprattutto se realtà prettamente esportive riescono a collaborare con società di sport tradizionale come il calcio, aggiunge Mirra: “L’esempio più eclatante è proprio in Italia, sotto gli occhi di tutti: la Roma, un top club europeo, che ha stretto un accordo con i Fnatic, una delle storiche organizzazioni di esport presente in tutto il mondo su più titoli competitivi.”

Un segnale più che forte. “Quella che stiamo vivendo – afferma Guarracino – è una rivoluzione culturale e sociale: il gaming è entrato nella vita di tutti i giorni. Trovare qualcuno che abbia meno di quarant’anni e non abbia mai giocato a nulla, né online né su console, è praticamente impossibile”. Una rivoluzione che parte dall’abbattere i pregiudizi sui videogiochi come semplice perditempo. Mirra, conosciuto online come Insa, non è affatto d’accordo: “I genitori di fenomeni del calcio, quello reale, all’inizio pensavano fosse un inutile spreco di tempo. È più facile ‘non crederci’ che ‘crederci’ ma a volte bisogna aprire gli occhi e rendersi conto dei dati di fatto”.

Anche i videogiocatori sono retribuiti per le loro prestazioni. Magari non con i numeri a sei zeri dei loro colleghi calciatori ma sufficienti per vivere: si parla indicativamente di cifre comprese tra i 30mila e i 40mila euro all’anno per i migliori. È sufficiente per affermare che si possa vivere giocando alla PlayStation o al PC? “Forse no, ma al tempo stesso nessuno avrebbe potuto immaginare anche solo 5 anni fa che si potessero guadagnare milioni con un blog o un account Instagram dedicato alla moda o al make up. Siamo in un mondo in continuo cambiamento, presto o tardi i progamer entreranno a far parte della nostra quotidianità” dichiara sicuro Lonewolf92 della Sampdoria. D’altronde l’esempio di Instagram calza a pennello perché attira lo stesso pubblico, almeno in termini di età, degli sport elettronici: millennials e generazione Z, come già anticipato. Sono loro l’obiettivo della FIFA e dei club di calcio, e degli sport tradizionali più in generale: un pubblico che non sembra più essere interessato all’intrattenimento classico e che ha visto diminuire la propria presenza negli stadi anno dopo anno e, soprattutto, tra gli spettatori da casa. Il pubblico televisivo ha un’età media che si aggira ormai intorno ai 50 anni: è mancato il ricambio generazionale sul divano di casa.

La FIFA, sulla spinta dei club calcistici in Europa, ha deciso di intervenire con diverse iniziative mirate a coinvolgere anche i giovanissimi, unendo calcio reale e virtuale. L’ultima in ordine di tempo è proprio il mondiale per club esport, il FIFA Interactive Club World Cup che si disputerà a Londra il 5 agosto con rappresentanti di 19 club di tutto il mondo: Manchester City, Valencia, Schalke04, PSG, West Ham, Sporting Lisbona, Ajax, PSV, River Plate, New York City e, appunto, anche Sampdoria e Roma. In totale si sfideranno 24 gamer professionisti: alcune realtà, come Roma e PSG, hanno ricevuto l’invito per più di un giocatore. Saranno divisi in due categorie: 12 su Xbox e 12 su PlayStation. I vincitori delle rispettive console si affronteranno poi per la sfida finale. A conquistare un biglietto per la Gran Final della FIFA Interactive World Cup saranno però entrambi: ad attenderli troveranno i migliori giocatori al mondo qualificatisi attraverso i precedenti eventi, tra cui l’altro italiano Daniele “Prinsipe” Paolucci del team Mkers.

 

 

Grandi nomi della scena competitiva di FIFA di cui però Mirra non sembra essere preoccupato: “Sono dell’idea che molto dipenda da me: se riesco a entrare mentalmente in campo e giocare come so, credo di avere molte possibilità”. Proprio paura di nessuno? “Paura no ma tanto rispetto. I giocatori più tosti saranno indubbiamente i soliti nomi: Agge del PSG, che credo non abbia mai mancato una qualificazione alla FIWC negli ultimi anni, oltre a esserne stato uno dei campioni, e Dani dell’Ajax, già qualificato alla FIWC di quest’anno che ha dimostrato il suo grande valore per tutta la stagione“. Come ci si prepara a un evento di questo tipo? “Personalmente mi sto allenando almeno 6-7 ore al giorno, oltre alla preparazione mentale, tattica e di studio degli avversari (e dei miei errori) con figure apposite”. Guarracino, invece, sembra avere un conto in sospeso: Koen Weijand, il gamer dell’Ajax: a Genova nel maggio scorso abbiamo giocato la prima Sampdoria eSports Cup e in finale ho perso proprio contro di lui. Mi piacerebbe affrontarlo nuovamente e prendere la mia rivincita“. Discorso diverso, invece, sulle modalità d’allenamento: “Molto del lavoro va fatto sulla testa, sulla concentrazione mentale. Generalmente gioco un paio di ore al giorno ma in questo periodo ho aumentato il carico di allenamenti in vista dell’evento di Londra. Alcuni giorni fa ho avuto l’occasione di sfidare online il giocatore dell’Ado Den Haag, ottavo del ranking mondiale, e ho vinto 2-1. Direi che il warm-up è andato bene ma l’evento live sarà tutta un’altra storia”.

Nella valigia per Londra, oltre i controller, non possono mancare le cuffie e le maglie ufficiali: “Cuffie, iPod e maglietta della Sampdoria” per Mattia: “Alle prime sono affezionato oltre a utilizzarle per giocare. Il secondo, invece, è utile per darmi la carica quando serve o rilassarmi se ce n’è bisogno. Indossare la maglia della Samp, poi, è sempre un onore”. Dello stesso avviso Nicolò con qualche piccola aggiunta: “Le cuffie Duel dei Fnatic sono inamovibili dalla mia valigia. Porto anche il cavo per giocare col controller direttamente attaccato alla console per evitare qualsiasi problema. Infine la borraccia, targata sempre Fnatic”.

Ma tra i due, alla fine, chi è il migliore? “Mattia a suo favore una fermezza mentale incredibile – dice Insa – oltre a un’infinita esperienza che ha costruito negli anni. È un giocatore equilibrato: non esagera, sa gestire bene le partite e l’ha sempre dimostrato. Ricordo una partita, una finale, in cui recuperò 2 reti negli ultimi 3 minuti. Quest’anno abbiamo giocato due volte in due situazioni diverse e in due modalità diverse: una volta ho vinto io e una volta lui”.  Lonewolf92 ricambia i complimenti ma tiene per sé i pro e i contro dell’avversario in piena pre-tattica: “Nicolò è un giocatore di grande livello. Ci siamo già incontrati in passato e ho avuto modo di vederlo in azione. Pregi e difetti, però, me li tengo per me. Chissà che a Londra non possano tornarmi utili”.