Il futuro di Massimo Giletti sarà a La7. La notizia, anticipata ieri dal sito Dagospia, è stata confermata poche ore dopo dal Corriere della Sera che, in una lunga intervista con il conduttore, spiega i motivi celati dietro all’addio a Viale Mazzini. “È stato inevitabile uscire dalla Rai e provare tristezza. Anzi, molta amarezza perché è casa mia – esordisce Giletti – Non avrei mai pensato che nel 2017 mi sarei ritrovato nelle condizioni di dover lasciare quel posto così pieno di significati per me”.

Un addio per certi aspetti, soprattutto per l’esito finale, simile a quello di Andrea Salerno, ex Rai anche lui e approdato a La7 nel ruolo di direttore. Un addio che non rinnega il passato e che porta con sé quanto costruito in Rai in questi ultimi anni, format televisivi compresi: “Rifarò L’Arena. La mia Arena… Qualcuno sperava che non andasse più in onda perché, dicono, dava molto fastidio. Ma L’Arena è la mia creatura professionale, l’ho fatta nascere, l’ho modellata. Ho scelto La7 perché ho capito che era lì la strada per dare continuità a questa esperienza. L’Arena continuerà a esistere, a dar voce all’Italia che ha scoperto e capito. La ragione per cui ho deciso per un simile passo è stata proprio la continuità del programma”.

Sì, perché Giletti è l’Arena e sulla ricostruzione di Dagospia secondo cui la trattativa con Mediaset sarebbe naufragata per il veto di Barbara D’Urso sulla domenica pomeriggio, il conduttore afferma: “Non credo che in una tv importante si possano accettare veti da Barbara D’Urso o da altri conduttori. Crederlo sarebbe irrispettoso nei confronti di un network come Mediaset che ha alla guida un personaggio del calibro di Pier Silvio Berlusconi. Non penserei mai una cosa del genere”.

Soffermandosi poi sulla vicenda Rai, alla domanda sul perché viale Mazzini non lo abbia messo nelle condizioni di rifare L’Arena, Giletti risponde: “Evidentemente il direttore generale, che ha la piena libertà di scegliere la propria linea editoriale, ha ritenuto che il successo di un programma seguito da 4 milioni di spettatori, con oltre il 22% di share dalle 14 alle 15, non bastasse per riconfermarlo. Evidentemente L’Arena è un programma scomodo“.

Un programma scomodo che, per alcuni, esprime una cultura vicina a quella del centrodestra: “È vero, mi hanno difeso Meloni e Salvini però storicamente la politica sposa le convenienze dell’istante, ma tutti sanno che io sono un uomo libero… Non ho mai avuto padroni, la mia forza è sempre stata quella di essere super partes. Mai avuto alcun mandato politico, ed è stata la mia identità. Credevo bastasse per una tv pubblica avere questi risultati come garanzia. Evidentemente non è così. E un domani qualcuno dovrà spiegare, non a Giletti ma ai quattro milioni di telespettatori, perché L’Arena è stata chiusa. Ma la verità, non le favole”.

Rai che, dal suo canto, ha cercato di trattenere il suo storico conduttore con una controfferta volta a “tamponare” la chiusura de L’Arena: dodici prime serate il sabato sera e reportage dai fronti dove sono impegnati i contingenti italiani, proposta a cui il conduttore non ha risposto. “In certe occasioni per rimanere educati è meglio non rispondere – commenta Giletti – Dodici eventi serali di intrattenimento, privi della mia anima giornalistica… io sono giornalista dal 1994. E poi quei reportage: ho qui una email dell’8 luglio. Sarebbero andati in onda tra luglio e agosto nel 2018-2019. Ecco, una proposta del genere, proprio nell’anno delle elezioni, mi è suonata molto male”. E alla domanda conclusiva su quanto valga realmente il suo contratto, il nuovo conduttore di La7 risponde: “In questa storia, il criterio del denaro è all’ultimo posto. La mia è una scelta di libertà. Con mio padre ho avuto un rapporto tempestoso ma mi ha insegnato una cosa: mai abdicare alla dignità. Per me chiudere L’Arena sarebbe stato abdicare alla dignità. Fare altri programmi voleva dire comprare il mio silenzio. Con grande dolore, non ho potuto accettarlo”.

“Mai detto ‘la domenica la gente deve restare tranquilla’” dichiara su Twitter, il direttore generale della Rai Mario Orfeo. “Come ho detto già cento volte pubblicamente non mi piace l’informazione urlata e spettacolarizzata“, scrive ancora in un altro tweet. “Su incassi e ascolti ho parlato ieri in Vigilanza”, aggiunge Orfeo, che nell’audizione in commissione ha spiegato che i costi dell’Arena erano superiori ai ricavi: “Nell’ultima stagione il programma, in 33 puntate, ha garantito un ricavo pubblicitario da 2,7 milioni, a fronte di un costo medio di 147 mila euro a puntata, per un totale 5 milioni di euro a stagione”. La media di ascolto dell’ultima edizione del talk show è stata di 3 milioni 100 mila spettatori, pari al 19.4% di share.