Dopo soli 10 giorni, Donald Trump ha licenziato il nuovo capo della comunicazione Anthony Scaramucci. È solo l’ennesimo licenziamento alla Casa Bianca, ma già dal giorno dopo la sua nomina Scaramucci ha dato segnali che mi hanno fatto capire che le premesse non erano delle migliori e che il suo cammino al fianco di Trump sarebbe stato breve. Segnali apparentemente insignificanti, ma in realtà enormi se conosci la comunicazione politica.

Più degli insulti al capo del personale (su cui torneremo dopo), a farmi capire che il nuovo assunto fosse un dilettante è stato un altro gesto. Appena nominato, Scaramucci ha iniziato a cancellare suoi vecchi tweet anti-Trump. La cosa più bizzarra è che Scaramucci l’ha pure annunciato, sempre su Twitter: “Piena trasparenza: sto cancellando vecchi tweet. Le opinioni precedenti si sono evolute e non dovrebbero essere una distrazione. Servo l’agenda di Trump e questo è tutto ciò che conta”, ha scritto.

I vecchi tweet anti-Trump sarebbero comunque emersi, quello è sicuro. Va bene mettere le mani avanti, avvisando per primo di aver avuto opinioni sul presidente che poi sono cambiate. Ma che senso ha cancellare i tweet? Usciranno. Basta dirlo quindi, non serve cancellarli. Infatti sulla rete è subito partita la gara a chi ne scovava di più. Dal sostegno a Hillary Clinton, ai commenti sulla Russia e sulla proposta di Trump di mettere un muro al confine col Messico. Poi contro le armi, a favore dell’accordo sul clima e molto altro.

 

Con questa mossa contorta, quindi, Scaramucci ha ottenuto l’effetto contrario di quello che sperava: quel giorno l’attenzione di tutta l’America e di parte del mondo è stata sui suoi vecchi tweet anti-Trump.

Un comunicatore esperto dovrebbe saperlo: mai cancellare vecchi tweet o post con opinioni scomode. È molto meglio dichiarare di aver cambiato idea e lasciare lì i contenuti. Un contenuto online non è come una lettera di carta, che strappi e bruci, eliminandone ogni traccia.

Il problema è che Scaramucci non è un comunicatore esperto. L’errore principale stavolta è stato di Trump, che ha voluto come direttore della comunicazione uno che faceva altro. Scaramucci infatti è un uomo della finanza americana, che lavorava in Goldman Sachs prima di fondare società di investimento. Successivamente è diventato opinionista tv, prima a favore di Obama e della Clinton, ultimamente a favore di Trump.

Quindi inesperto per il ruolo e strenuo difensore di Trump in televisione. Tradotto: un ruffiano, uno yes-man, la cui unica utilità è quella di guardarti le spalle. Una tentazione assumere un fantoccio del genere in un momento difficile come questo per il presidente degli Stati Uniti. Com’è possibile che uno come Trump, imprenditore di successo con 34mila dipendenti (secondo la CNN) abbia commesso un errore del genere?

Il motivo è che Trump è un ottimo comunicatore di suo. Probabilmente ha preferito prendere per quel ruolo non uno che gli dicesse come comunicare, ma semplicemente qualcuno di cui fidarsi alla Casa Bianca. Due elementi me lo fanno pensare.

Il primo è che Trump continua a twittare ogni giorno, senza passare dal suo staff per un confronto sui contenuti. Sintomo di un politico che ha troppa fiducia nella propria lucidità. È sempre meglio confrontarsi con consiglieri competenti prima di fare dichiarazioni importanti ma Trump, per il suo carattere impetuoso, non ne vuole sapere, almeno su Twitter.

Il secondo elemento è che il primo consiglio che Scaramucci ha dato a Trump è stato: sii te stesso. Classico dello yes-man.

Dopo la cancellazione dei tweet, un altro episodio ha dimostrato l’incompetenza di Scaramucci nel ruolo: la telefonata con il giornalista del New Yorker, Ryan Lizza. L’antefatto è una cena fra Donald Trump, la moglie Melania, lo stesso Scaramucci e due pezzi grossi di Fox News. Una cena privata, di cui non si doveva dare notizia. Tuttavia su Twitter la notizia è uscita lo stesso, dall’account del giornalista Lizza che citava come fonte “un alto funzionario della Casa Bianca”. Qui Scaramucci ha dato il peggio di sé facendo tre errori che un comunicatore esperto non avrebbe mai commesso.

1) Al telefono con Lizza ha definito la fuoriuscita della notizia – una notizia di poco conto, specialmente rispetto ai problemi di Trump con la Russia – come “una catastrofe immane per l’America”, dimostrando nessuna capacità di analisi.

2) Ha chiesto al giornalista il nome della fonte della notizia. Ora, tutti sanno che i giornalisti non rivelano mai le loro fonti, quindi chiederlo è già stupido. Ma Scaramucci non l’ha semplicemente chiesto. Ha minacciato: “Quindi ti chiedo in quanto patriota americano di farmi capire chi è che fa trapelare queste notizie… È stato un assistente del presidente a dirtelo? Ok, allora sai che faccio, li licenzio tutti, così non avrai protetto nessuno perché tutti dentro quell’edificio saranno licenziati entro le prossime due settimane”.

3) Ha dato al giornalista altro materiale molto più scottante, senza rendersene conto. Oltre a non sapere che non si dovrebbero chiedere le fonti ad un giornalista, dimostrando di non sapere neanche cosa sia un giornalista, Scaramucci ha parlato a ruota libera iniziando ad accusare gente a caso, insultandola con parole forti. Il tutto senza chiedere che la conversazione non fosse pubblicata – off the records – Ovvimanete il giornalista, facendo il suo lavoro, l’ha pubblicata. Ecco alcuni passaggi: “Arriverò alla persona che ha parlato con te. Reince Priebus (capo dello staff) – fai trapelare questo, se vuoi – si dimetterà molto presto… Reince è un cazzo di paranoico schizofrenico… Stanno cercando di resistermi, ma non funzionerà. Non ho fatto niente di male, quindi dovranno andare a farsi fottere. Io non sono come Steve Bannon. A me non interessa farmi i pompini da solo, costruirmi un mio brand personale usando la cazzo di forza del presidente… Quello che voglio fare è ammazzare tutte le persone che parlano con la stampa… Grazie all’Fbi e al Dipartimento di Giustizia ho le impronte digitali di questi tizi su tutto quello che hanno fatto. Saranno indagati, condannati”.

Ecco, questa sì che era una notizia. Fra le teste saltate ora c’è anche la sua. Trump farebbe bene a tornare a punture sulle competenze, invece che su arrivisti capaci solo di leccare i piedi al capo.