Traduttori ed interpreti pagati sistematicamente in ritardo appena 5 euro l’ora, sentenze tradotte una volta sì e un’altra no. Era per porre fine a questi e altri problemi che la Direttiva 2010/64/UE aveva visto la luce nell’ottobre del 2010. Questa prevede che gli Stati membri creino registri di interpreti e traduttori debitamente qualificati per i tribunali, che possano assistere, in ogni paese dell’Unione Europea, gli imputati che non parlano la lingua di quel paese.

In Italia non esiste una procedura unica a livello nazionale e chiunque può iscriversi come traduttore o interprete presso un tribunale, semplicemente dichiarando di conoscere una determinata lingua. Nessun esame da superare né verifica del livello di conoscenza della lingua o delle esperienze lavorative nel campo e meno ancora una laurea in traduzione e/o interpretazione da presentare. Abbiamo mica scuole di interpretazione e traduzione riconosciute a livello europeo, in Italia?

In tutti questi anni il nostro Paese ha effettuato qualche leggerissima modifica alla normativa, ma nella sostanza, nulla è cambiato. Si fa un timido riferimento ad un “registro” dove però, stando a quanto dice la norma attuale, chiunque potrà continuare ad iscriversi e, soprattutto, giudici e agenti di polizia potranno continuare a scegliere personalmente loro conoscenti, anche se non presenti su questo registro.

La Commissione però ha il compito di far rispettare la normativa europea. Tanto più che, nella stessa direttiva, vi era un termine: il 27 ottobre 2014, entro cui la Commissione avrebbe dovuto presentare una relazione al Parlamento Europeo e al Consiglio per fare il punto sull’attuazione della direttiva da parte degli Stati membri.

Sarebbe interessante leggere cosa scrivono alla sezione “Italia” gli esperti della Commissione europea, se non fosse che, la relazione che doveva essere pronta da tre anni, non è mai stata presentata. Bruxelles, sempre precisa quando un Paese membro ritarda nell’applicazione di una normativa, in particolare quando si tratta di finanza e banche, non sembra applicare sempre lo stesso rigore.

Numerose interrogazioni parlamentari sono state presentate per chiedere conto di questo ritardo, e ogni volta l’esecutivo Juncker ha risposto in modo evasivo, cercando di prendere ulteriore tempo, fino ad annunciare, nel maggio scorso, la pubblicazione della relazione “entro l’inizio del 2018”.

Ciò dev’essere risultato eccessivo persino alla Mediatrice europea Emily O’Reilly (una sorta di difensore civico europeo) che venuta a conoscenza della cosa, ha deciso di aprire un’indagine e chiedere chiarimenti alla Commissione Europea.

Nel frattempo, la petizione lanciata per chiedere al governo italiano di dare il giusto riconoscimento agli interpreti e traduttori qualificati sta per raggiungere quota cinquemila firme. I firmatari aspettano ancora una risposta dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che interrogato da Report nel 2015 sull’argomento, disse che se ne stava occupando.