C’era una “cellula criminale” all’interno dell’Anas, la più grande stazione appaltante italiana chiamata a gestire miliardi di euro di appalti pubblici. Di questo sono convinti i magistrati romani che, a conclusione di un’inchiesta durata oltre due anni, hanno chiesto al gup il rinvio a giudizio di 38 persone fisiche e di 14 società.

A chiedere il processo i pm Maria Sabina Calabretta e Mariarosaria Guglielmi, titolari degli accertamenti che hanno permesso di scoperchiare quello che all’indomani dei 19 arresti fu definito un “sistema corruttivo collaudato e per nulla episodico” finalizzato all’aggiudicazione di appalti, ad abbreviare i tempi di pagamento ed a sbloccare contenziosi penali. Gravi reati contestati. A seconda delle singole posizioni si va dall’associazione per delinquere alla corruzione, dalla turbativa d’asta al voto di scambio, dalla truffa all’abuso d’ufficio.

Figura apicale attorno al quale, per l’accusa, ruotava il giro di mazzette era Antonella Accroglianò, la cosiddetta Dama Nera, potente ex capo coordinamento tecnico amministrativo Anas. Tra gli imputati anche gli ex dirigenti e funzionari Oreste De Grossi, Antonino Ferrante, Sergio La Grotteria e Giovanni Parlato, in seguito tutti licenziati, come la Accroglianò. Le tangenti, nel linguaggio dei pubblici ufficiali Anas corrotti, erano “topolini” o “libri“, “ciliege” o “medicinali antinfiammatori“.

A rischiare il processo, tra gli altri, gli imprenditori Concetto Bosco e Domenico Costanzo, interessati ai lavori di adeguamento strutturale e messa in sicurezza dell’Itinerario Basentano, l’ex sottosegretario alle Infrastrutture Giuseppe Meduri (governo Prodi), ritenuto intermediario degli interessi delle imprese Tecnis e Cogip in cambio dei quali avrebbe ottenuto dalla Accroglianò la promessa di assunzione di due persone da lui segnalate. L’accusa di voto di scambio è contestata ad Accroglianò in relazione all’assunzione di Pasquale Perri in cambio del sostegno elettorale che quest’ultimo, è detto nel capo di imputazione, avrebbe dato e promesso a terzi in favore del fratello, Galdino Accroglianò, alle elezioni regionali in Calabria del novembre 2014.

Gli episodi di corruzione contestati dai pm riguardano, tra gli altri, i lavori della Ss 117 Centrale Sicula, la gara per i lavori sulla SS 260 Picente Dorsale Amatrice-Montereale-L’Aquila, i lavori di ammodernamento del tratto fine Variante Toritto-Modugno e la Variante di Palo del Colle-SS 96 Barese.