Arrestato e accusato di calunnia aggravata e continuata per avere mentito ai magistrati. Il collaboratore di giustizia Giuseppe Tuzzolino, architetto sottoposto al programma di protezione, è stato arrestato dalla squadra mobile della Questura di Caltanissetta perché avrebbe calunniato l’ex suocero e un magistrato che accusava falsamente di corruzione. Inoltre, Tuzzolino, come dicono gli inquirenti, è accusato di un’altra calunnia continuata perpetrata ai danni di un avvocato marchigiano e di un conoscente di quest’ultimo “che incolpava falsamente di avere progettato, su indicazione del noto Matteo Messina Denaro e con il coinvolgimento di soggetti appartenenti alla banda della Magliana e al clan dei Casamonica di Roma, un attentato diretto ad uccidere alcuni magistrati in servizio presso il Distretto di Palermo, nonché ai danni di uno stretto congiunto di un altro magistrato del predetto Distretto“.

Tuzzolino in passato ha tentato di accreditarsi come collaboratore di giustizia presso la Procura di Palermo parlando di mafia, massoneria, progetti di attentati a magistrati e millantando rapporti col boss latitante Messina Denaro. L’attendibilità del collaboratore di giustizia accese una discussione all’interno della Procura di Palermo. A ritenerlo affidabile era l’allora aggiunto Teresa Principato. Tuzzolino, peraltro, aveva raccontato di un progetto di attentato ai suoi danni. Scettici i vertici dell’ufficio inquirente del capoluogo e del pool di pm che si occupa della mafia di Trapani su cui il pentito aveva fatto dichiarazioni. Raccontò agli inquirenti anche di essere stato avvicinato da un uomo, nella località segreta in cui viveva, e di essere stato invitato a ritrattare le dichiarazioni che stava facendo sui rapporti tra il boss latitante Matteo Messina Denaro e la massoneria. Nella nota diffusa dai pm nisseni che hanno chiesto l’arresto di Tuzzolino si specifica che la Procura di Caltanissetta non ha mai dato parere favorevole alla concessione del programma di protezione per Tuzzolino che comunque godeva di una tutela provvisoria.

La Procura: “Non è attendibile” – “Ferma restando la eventuale diversa valutazione di altri uffici in merito alle dichiarazioni rese dal predetto indagato, nessun provvedimento adesivo alla richiesta di misure di protezione nei confronti del Tuzzolino è stato formulato da questa Procura della Repubblica, non essendo stato reso dallo stesso un contributo apprezzabile in termini di attendibilità, precisione e novità, oltre che di oggettivo riscontro – si legge in una nota della Procura – Nell’ambito del procedimento sono confluiti gli esiti di due distinti procedimenti originatisi dalle dichiarazioni di Tuzzolino, definiti con richiesta di archiviazione essendo emerso, in modo del tutto evidente, il sistematico mendacio posto m essere dall’indagato al fine di lucrare i benefici connessi allo status di collaboratore di giustizia“.

A seguito di indagini coordinate dalla Dda e svolte dalla Squadra Mobile della Questura di Caltanissetta, “è emerso nitidamente, infatti, come il Tuzzolino, secondo una collaudata tecnica, partendo da dati oggettivamente veri, tratti da “fonti aperte” e, dunque, riscontrabili, abbia artatamente riferito di collegamenti con argomenti e/o figure di interesse investigativo al fine di rendersi prima facie credibile, ponendo in essere, a tal fine, un incessante “lavorio” finalizzato all’evidente tentativo di accreditarsi”. “Tuzzolino si è mostrato altresì incline a rendere dichiarazioni “a rate”, tacendo aspetti pur rilevanti nella falsa rappresentazione o modificando progressivamente le sue dichiarazioni in base alle esigenze del momento”, dicono i magistrati.

Il materiale probatorio “evidenzia una connotazione assolutamente negativa della personalità di Tuzzolino e dimostra che egli è estremamente propenso al mendacio, aduso a strumentalizzare a fini personali il suo status di collaboratore di giustizia, non esitando con le sue menzogne a formulare gravissime accuse nei confronti di ignari soggetti che per loro sfortuna si sono trovati occasionalmente ad interagire con lui”.  Accuse che, peraltro, provenendo “da un soggetto che ha assunto l’impegno di collaborare lealmente con le Istituzioni ed essendo attinenti all’ipotizzata commissione di gravissimi fatti illeciti, sono in grado di danneggiare fortemente l’immagine dei soggetti calunniati. Tale danno appare vieppiù rilevante in considerazione del ruolo istituzionale ricoperto da alcuni di loro (tale è il caso della prima imputazione relativa alla calunnia in danno di un magistrato) o del carattere oggettivamente infamante delle accuse mosse (tale è il caso della ulteriore calunnia in danno di un avvocato e del suo conoscente)”.

Le deposizioni – A fine maggio Tuzzolino aveva raccontato ai magistrati come Girgenti Acque, società di distribuzione idrica sponsorizzata da Angelino Alfano e Totò Cuffaro, si fosse trasformata in un ufficio di collocamento dell’intreccio mafia-politica. E secondo Tuzzolino era l’ex fedelissimo di Alfano e deputato di Forza Italia Riccardo Gallo Afflitto a gestire la gran parte delle assunzioni. Nel 2016, inoltre, il collaboratore di giustizia aveva parlato ai magistrati dell’esistenza di una loggia massonica segreta a Castelvetrano che incassa una tangente del 5 per cento per ogni appalto del fotovoltaico e che secondo il collaboratore di giustizia finiva nelle tasche di una fedelissima di Crocetta, la segretaria generale della Presidenza della Regione, Patrizia Monterosso. Poi aveva anche dichiarato di avere consegnato 300mila euro a Matteo Messina Denaro. Erano parte di una tangente di un milione di euro relativa a un appalto in Sicilia. Il presidente della corte d’appello di Palermo facente funzioni, Matteo Frasca, nella relazione di inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2017, aveva definito la collaborazione di Tuzzolino “controversa e in fase di approfondita valutazione”.