Quando ieri il gip di Genova ha confermato gli arresti del fidanzato di Adele, la 16enne morta dopo aver ingerito una pasticca di  metanfetamina, ha motivato la decisione anche con il pericolo di inquinamento delle prove. Le indagini, secondo quanto riportano Corriere e Repubblica, hanno accertato che Sergio Bernardin, 21 anni, il fidanzato della vittima, ha cancellato i messaggi che aveva scambiato con il pusher. Messaggi banali in cui non si fa diretto riferimento alla droga. L’ipotesi degli inquirenti è che li abbia cancellati dopo che la ragazza ha avuto il malore o poco dopo, ma comunque prima delle 6 del mattino quando gli investigatori hanno sequestrato il cellulare. Ieri il giudice ha convalidato l’arresto anche per Gabriele Rigotti, 19 anni.

Entrambi sono accusati di spaccio e di aver provocato la morte cedendo la dose letale di stupefacente. Il giudice ha motivato la custodia cautelare in carcere anche con la valutazione sul loro comportamento che “fa dubitare della loro capacità di ravvedimento, autocontrollo e di riflessione sulla gravità del fatto”, inoltre le loro versioni su quanto accaduto prima sono differenti. Gli uomini della Squadra mobile di Genova ieri hanno effettuato una perquisizione a casa di un 20enne originario dell’Ecuador, indicato come il fornitore di droga dallo spacciatore di 17 anni che ha venduto le pasticche al gruppo di amici. Al vaglio anche le immagini di telecamere di sorveglianza degli esercizi commerciali vicino a via San Vincenzo, dove la 16enne si è accasciata priva di sensi. Ma non solo: il personale del pronto soccorso ha faticato a farsi dire che tipo e quanta droga aveva preso Adele. Contro i due giovani anche il racconto della fidanzata di Gabriele che ha riferito che lei ed Adele non avrebbero dato soldi per comprare le pasticche: “Io di soldi non ne avevo, non ne ho messi”, mentre i due arrestati avrebbero pagato 175 euro.