Igor il russo potrebbe essere scappato in Brasile.  Porta direttamente in Sud America l’ultimo retroscena sulla caccia all’inafferrabile assassino, che lo scorso aprile ha ucciso due persone, ferendone gravemente un’altra tra Bologna e Ferrara. A collocare dall’altra parte dell’oceano Norbert Feher alias Igor Vlacavic, infatti, è una “fonte confidenziale attendibile“. A riportarlo è il Corriere della Sera che racconta come a fine giugno alla procura di Bologna sia arrivata una nota del servizio centrale della polizia, direttamente da Roma. Poche righe per dire che sul conto del “noto latitante serbo” (perché Igor – come è noto – non è russo) c’erano importanti notizie di una “fonte attendibile” ma confidenziale che lo rintracciava in Sud America.

Secondo la ricostruzione del giornale, il pm Marco Forte ha chiesto a Roma approfondimenti, ma la relazione trasmessa non ha dettagli in più. Solo uno: un agente è stato inviato in Brasile per verificare la soffiata. Le tracce portano nel paese carioca, dunque. Peccato che quando l’inviato è arrivato in Brasile, la fonte è stata arrestata. E ammesso che Igor sia davvero in Brasile, può continuare la sua latitanza. Ma non solo.

Perché dai rivoli dell’indagine spuntano anche tracce mai seguite. Come per esempio la pista del telefonino mai approfondite. Nel 2015, infatti, Igor è stato accusati da alcuni ex sodali di aver ucciso un pensionato durante una rapina, alla quale il russo non aveva neanche mai partecipato. Fra le informazioni che gli inquirenti mettono nero su bianco, però,  agli atti c’è anche un numero di cellulare. Il telefono è segnato a nome Igor Vlacavic, nato in Russia il 21 ottobre del 1976. Igor non è rintracciabile, ma non sembrano esserci stati sforzi maggiori di ricerca.  Secondo il Corriere, oggi si sa che quel numero di cellulare suggerito dai rapinatori era attivo nel momento dell’ordinanza sulle rapine del 2016. E lo è stato a lungo. Poteva dunque essere localizzato e messo sotto controllo. Resta da capire perché non è stato fatto.

E mentre il fantasma di Igor compare dall’altra parte dell’oceano, sono solo poche decine di carabinieri quelle rimaste dagli la caccia nella ‘zona rossa‘ tra Marmorta e Molinella, nel triangolo di territorio chiuso tra Bologna e Ferrara. Il migliaio di uomini delle forze speciali radunati per la caccia all’uomo ha lasciato la zona già da un mese. Norbert Feher, 36 anni, assassino di Davide Fabbri, il barista di Budrio ucciso con un colpo di pistola nel suo locale, e della guardia ecologica Valerio Verri, è passato da ricercato a latitante: in pratica il ministero ha ritirato il grosso delle sue truppe, supponendo che tra gli acquitrini e le paludi della bassa non ci fosse più niente da cercare. Resta da capire come abbia fatto Igor a sfuggire alla rete di ricerca e addirittura partire per il Sud America.

Nel frattempo cominciano ad arrivare i primi contributi volontari sul conto corrente bancario aperto dal Comitato degli amici di Davide Fabbri per il bando, da loro pubblicato, in cui offrono una ricompensa per la cattura del killer, fissata in 50mila euro, a chi, per primo, darà notizie certe su di lui. La taglia viene dimezzata se invece le informazioni dovessero portare al ritrovamento del cadavere di Igor, col termine del bando fissato al 22 ottobre. Inattaccabile dal punto di vista giuridico, l’idea degli amici del barista ha però diviso i cittadini di Budrio dove il neosindaco Maurizio Mazzanti ha espresso la sua perplessità su una giustizia che ha definito “da Far West“.

La pensano diversamente i parenti delle persone assassinate da Igor. Feher è già stato condannato per alcune rapine violente nel Ferrarese nel 2015 ma questa volta, se non verrà trovato, non ci sarà alcun processo e, senza una sentenza, i familiari delle vittime difficilmente potranno accedere al Fondo statale per le vittime di reati violenti.  I parenti di entrambe le persone uccise da Igor hanno presentato un esposto alla magistratura. Quella della guardia ecologica sostiene che Verri non doveva trovarsi nella zona rossa visto che si era già a conoscenza del fatto che Feher, dopo il primo omicidio, stava fuggendo armato e pericoloso in quelle strade. La vedova del barista di Budrio, invece, chiede giustizia per il fatto che il killer, nonostante la sua carriera criminale come rapinatore, non sia stato rintracciato ed espulso dall’Italia.