Biglietti a due euro, un euro, o addirittura 50 e 20 centesimi. In pratica tagliandi omaggio che spingono i sold out, ma che rispetto agli omaggi veri e propri possono garantire vantaggi fiscali. Si chiamano biglietti “di cortesia” o “a prezzo irrisorio”. Di solito vengono ceduti agli sponsor del live, ma possono finire in mano anche a tassisti, concessionari d’auto, dipendenti di call center, enti pubblici, eccetera eccetera. Ma quanti sono quelli in giro? Impossibile saperlo. Quando ilfattoquotidiano.it ha provato a chiederlo a sei dei maggiori organizzatori di concerti, solo Live Nation ha messo a disposizione i modelli C1, i documenti in cui ogni promoter comunica alla Siae esattamente quanti biglietti sono stati emessi, divisi per settore e per categoria. Mentre Friends & Partners, Vivo Cocerti, Trident, Barley Arts, D’Alessandro e Galli, si sono rifiutati all’unisono di fornire le informazioni richieste. E con il sostegno dell’associazione di categoria Assomusica hanno alzato un muro di gomma.

Anche la Siae, che oltre a tutelare il diritto d’autore fa da esattore dell’Iva sui biglietti, ha comunicato solo un dato super aggregato: in tutti i concerti organizzati in Italia nel 2016 gli ingressi a prezzo intero sono stati l’85,27%, quelli omaggio il 4,29% e quelli a prezzo ridotto il 10,44%. Inutile chiedere quanti di questo 10,44% siano a prezzo ridottissimo, praticamente gratis. Ora la questione arriva alla Camera, dove un’interrogazione al ministero dei Beni culturali e al ministero dell’Economia è stata depositata dal deputato del M5S Sergio Battelli, già primo firmatario di una proposta di legge sul secondary ticketing che tra le altre cose prevede l’obbligo di biglietti nominali per spettacoli con più di mille spettatori. Al centro dell’interrogazione le questioni di carattere fiscale.

Intorno ai biglietti omaggio e a prezzo irrisorio, infatti, non ruota solo la questione dei sold out veri o presunti. Ma ruotano anche aspetti fiscali e legati al diritto d’autore. I ticket omaggio, infatti, sono per legge esenti da Iva qualora siano nel limite del 5% della capienza di ogni singolo settore, dopo di che il promoter paga l’imposta al 10% sul prezzo pieno di un biglietto equivalente. Se i biglietti omaggio superano il 5%, emettere biglietti da pochi centesimi, uno o due euro potrebbe dunque essere un modo per eludere il Fisco visto che in questo caso l’Iva si calcola in base al valore facciale del biglietto. Su un biglietto a prezzo irrisorio si pagano inoltre meno diritti d’autore che su un biglietto omaggio: il 10% al netto dell’Iva sul valore facciale, quasi niente dunque, anziché la stessa percentuale sul prezzo pieno di un posto equivalente. La Siae ha comunicato a ilfatto.it che se i biglietti a prezzo irrisorio vengono ceduti all’interno di un contratto di sponsorizzazione, la pratica viene considerata lecita. Altrimenti, quando gli ispettori della Siae trovano tagliandi di provenienza dubbia, la cosa viene segnalata all’Agenzia delle entrate. Ma “non risulta – si legge nell’interrogazione di Battelli – che l’Agenzia delle entrate abbia concretamente posto in essere gli accertamenti necessari per prevenire o porre rimedio al fenomeno”.

Per questo il deputato chiede ai due ministeri “se si intenda quantificare e rendere pubblico il numero dei biglietti distribuiti a titolo gratuito e quelli venduti a prezzo irrisorio”. Se si intenda adottare iniziative riguardo ai titoli venduti a prezzo irrisorio che “qualora siano in numero significativo, hanno un effetto distorsivo ai fini fiscali”. E, infine, se non ritengano opportuna “l’adozione di meccanismi di controllo in relazione alle operazioni di distribuzione e vendita di biglietti gratuiti e a prezzi ridotti”.

@gigi_gno