Con Enzo Bettiza, morto a 90 anni, se ne va uno degli ultimi grandi vecchi del giornalismo italiano, testimone acuto e mai banale del Novecento. Nato in Dalmazia nel 1927, dopo la guerra si trasferì in Italia a causa della vittoria dei partigiani titini, e il suo status di esule non lo avrebbe mai abbandonato, ispirando anche alcuni dei suoi libri più noti, tra cui Esilio del 1996. E la sua identità culturale mostrerà sempre il concorso di influssi diversi e distanti tra loro, da quello slavo a quello italiano, passando per quello germanico e quello russo, a formare “multiformi radici culturali europee”.

Di iniziali simpatie comuniste in età giovanile, Bettiza si trasformò presto in uno dei critici più duri dell’esperienza del socialismo reale, improntando tutta la sua lunga carriera sullo sguardo impietoso nei confronti di quello che riteneva un esperimento storico e politico fallimentare e funesto. Nel 1953 venne assunto dal settimanale Epoca e per la Stampa fu corrispondete da Vienna e Mosca. Al Corriere della Sera dal 1964, fu autore di alcuni pregevoli reportage dall’estero, ma il rapporto con il quotidiano di via Solferino fu tormentato, così come lo stesso Bettiza ebbe modo di dire in seguito, parlando del periodo di Giulia Maria Crespi e Piero Ottone: “La Crespi presumeva di poter fare e disfare le direzioni e le strategie politiche del quotidiano di cui non capiva nulla. – ha detto qualche anno fa a Sandro Gerbi e Raffaele Liucci per un libro su Montanelli – L’entourage di cui si circondava, col suo sinistrismo festaiolo, ha avuto una parte di responsabilità nella diffusione degli impulsi autodistruttivi che dovevano percorrere la società italiana dopo la vacanza utopica del 1968”.

E Bettiza, infatti, si unì a Montanelli nell’avventura de Il Giornale, fondato nel 1974, ricoprendo il ruolo di condirettore vicario fino al 1983. Un rapporto professionale, quello con il grande giornalista di Fucecchio, che si interruppe per divergenze politiche (Montanelli era assolutamente contrario a ogni tipo di accordo tra liberali e socialisti). Bettiza ha provato anche la via della politica attiva, sedendo in Senato dal 1976 al 1979 per il Partito Liberale e all’Europarlamento dal 1979 al 1994 (per il PLI fino al 1989, poi per il Partito socialista), per poi tornare nei panni di giornalista ed editorialista (recentemente per La Stampa di Torino).