Avit rutt u’ cazz”. La furia iconoclasta dello youtuber stagionato Donato Inglese è irrefrenabile. Ogni giorno da quel quadratino di schermo che lo collega al mondo stando seduto comodo in casa propria, l’ex arbitro antijuventino, il sublime suonatore di corno francese, il 40enne foggiano e interista, si scatena che nemmeno un Favij sotto l’effetto di un biberon di coca-cola. Donato è anima furente, è l’implacabile dio delle grandi e piccole cose. Commenta di tutto, da nemmeno due anni, dalla moda ai social. Ha iniziato probabilmente per gioco. Il gioco del calcio. Incrollabile la fede nerazzurra, ma l’alone di sfiga, tipico dei tifosi interisti, l’ha gettato nel pattume. O contro lo schermo. Inglese, noblesse oblige, letteralmente addenta lo spettatore, lo sbrana, lo spolpa, e con i canini ancora insanguinati getta via l’osso magari proprio contro la videocamera che lo riprende. Tanto che capita che per il lancio impetuoso si spacchi il microfono o che l’immagine si opacizzi. Lui è un tornado di parole, un uragano che sciorina uno spiccio dialetto foggiano, lontano parente nello sciogliersi allungato delle vocali del Frengo di Antonio Albanese.

Inglese è incazzato. Sempre. Ma non è di quei tifosi che si incaponiscono contro l’allenatore, contro il puntero che non si sogna nemmeno la notte di segnare un goal. Lui è un elzevirista del pallone online che mischia la cocciuta e ruspante fantasia di un Brera con la folle fidelizzazione di Suor Paola. Il risultato è da sfregarsi gli occhi. Donato ha studiato il set e si vede. È la cameretta in frassino di quando era bimbo rimasta tale anche superata l’età adulta. Alla maniglia dell’armadio dietro di lui sono appesi i tipici gagliardetti anni Ottanta, epoca in cui il piccolo Donato gioiva dei fasti dell’Inter di Matthaus e Trapattoni. Sulla sinistra sbuca un semplice lettino da single. Poi il capolavoro della seggiola. Perché Inglese youtuber ad un certo punto ha cominciato a sedersi su una poltroncina blu e nera che sembra stata estirpata dalla panchina del Meazza. Infine, la quadratura del cerchio. La falsa coscienza, il rimosso, l’inconscio che preme per uscire quando l’odiata Juventus perde. Qui il mito foggiano si scioglie. Esce dalla schermo. Urla in piedi sulla sedia mostrando la gioia inconsulta, che è tanta, dell’avversario in disgrazia.

Inutile cercare una spiegazione sociologica o antropologica del fenomeno. Semplicemente Inglese propone se stesso. E quello spazio sul web che si è ritagliato da solo, che continua a coltivare con gadget autoprodotti e minacce a chi non si iscrive al suo canale, è il suo spazio naturale.  Esportarlo in tv o al cinema (Frank Matano non si arrabbi) sarebbe demente. Eccolo allora l’iracondo Donato “esulare” dal calcio. Tornare ai “vecchi fausti di una volta”. Esporre un “argomento che mi è frullato nel cervello”. Donato che s’incazza con la concessionaria d’auto che nelle pubblicità vende la Opel Mokka a tot euro, ma che poi quando lui arriva nell’autosalone scopre che c’è da aggiungere perfino il costo delle ruote. “Manc u’ sterz!”. E giù bestemmie, giù improperi. In foggiano. Poi c’è il Donato che ce l’ha con i ristoranti in cui per “quattro maccheroni” in un piatto si spendono 58 euro. Così anche il vino a 100 euro a bottiglia lo porta al richiamo urlato di un ritorno lesto al Tavernello. Nel mirino del mito ci sono anche le persone che si tatuano tutto il corpo, quelli che scrivono “rip” sui social (“falsi di merd”), quelli che non mettono nomi italiani ai bimbi (“rimbabit!!”). E quando Inglese si arrabbia sul serio, cioè sempre, non ce n’è per nessuno. Batte le mani sul tavolo come Lino Banfi sulla sua “chepa”, si dimena col corpo, getta oggetti contro lo schermo. Lo show di Donato va in onda quotidianamente. Puntata dopo puntata. Come una soap. Da quando ha caricato il suo primo video, nemmeno due anni fa, ha registrato quasi undici milioni di visualizzazioni. Inglese è una star del web. E non ci sono “cazz”.