Comunque andrà la missione di Defend Europe questa 48 ore cipriota sarà difficile da dimenticare. Se la società civile di mezzo Continente temeva (o auspicava, dipende dai punti di vista) giungesse dal Djibouti una pericolosa e agguerrita invincibile armata “anti-invasione” è stata grande la sorpresa di assistere ad una sequela di fantozziani scivoloni di un’armata Brancaleone.

Chi spiegherà, ora, agli ultrà dell’identitarismo che l’operazione di salvataggio delle “nostre tradizioni” messa in piedi dai crociati 2.0 era stata esternalizzata ad una ciurma composta, praticamente, solo da cittadini dello Sri Lanka, come riporta la stampa locale. Per l’avvocato cipriota Faika Pasha che ha seguito la vicenda minuto per minuto e alla stampa turco-cipriota, oltre a 29 cingalesi, all’arrivo sarebbe sbarcato solo un cittadino tedesco.

Se l’obiettivo era quello di perorare la causa (identitaria) della minoranza Tamil l’operazione è riuscita in pieno; se al contrario, lo scopo era quello di confondere i “pro immigrazione” scegliendo un porto meno battuto come punto d’incontro per i neo crociati, il risultato è stato mancato miseramente.

Sarcasmo a parte, ciò che rimane di questa grottesca avventura è una lunga lista di domande senza risposta. La prima è cosa sia davvero successo con i cingalesi: “praticanti” o irregolari trasportati al costo di 10mila euro a testa? Le versioni dell’ong locale per i migranti e di Defend Europe sono diametralmente opposte. E gli identitari, che accusano l’organizzazione dell’avvocato Pasha, di aver “corrotto” i cingalesi per chiedere asilo non hanno spiegato perché cinque cittadini dello Sri Lanka avrebbero dovuto accettare denaro per chiedere asilo in un paese, la repubblica turca di Cipro nord, dove l’asilo – inteso con lo standard internazionale riconosciuto – non esiste.

Alla parte non riconosciuta dell’isola, quella delimitata dopo l’invasione di Ankara del ’74, non si applicano le regole di Dublino e non è quindi prevista alcuna possibilità di essere trasferiti in Europa. Per i cinque cingalesi qualora il governo del nord dovesse riconoscere una qualche forma di tutela, non rimarrà che muoversi nello stretto perimetro della Repubblica di fatto, riconosciuta solo dalla Turchia.

Ci sarebbe poi da chiarire il perché degli arresti. Cipro nord non è una Repubblica delle banane: la stampa è libera, a differenza che in Turchia, e l’operato delle sue istituzioni è monitorato tanto dall’Ue quanto dall’Onu. Quindi Defend Europe potrà parlare di complotto quanto vuole ma per il giudice locale i documenti dell’equipaggio cingalese e dell’imbarcazione erano falsi: d’altronde la nave non è stata lasciata andare con tante scuse ma cacciata via come sia fa con gli ospiti non graditi. Gli identitari non sono stati tecnicamente espulsi, avrebbe detto la polizia turco cipriota, ma “accompagnati fuori dalle acque territoriali per comportamenti sospetti”, come riporta il quotidiano Yeniduzen.

La ragione principale sono cavilli legali: la Repubblica turco cipriota non ha relazioni diplomatiche con lo Sri Lanka, come d’altronde con nessun altro Stato, e indagini approfondite sarebbero state impossibili. Inoltre, scrive ancora il quotidiano di Famagosta, le autorità non hanno potuto processare il gruppo per traffico di essere umani perché il codice penale di Cipro nord non prevede un reato specifico. I cinque cingalesi che hanno chiesto asilo, d’altronde, insistono: abbiamo pagato 10mila dollari affinché ci portassero in Italia.

L’unico elemento certo è che ad oggi l’imbarcazione pro Europa delle nazioni ha lasciato Cipro con appena 1 europeo su 10 membri e che la prima missione di salvataggio (questo era l’obiettivo degli identitari, o no?) si conclude con cinque richiedenti asilo trasportati alle porte dell’Europa.

Un inizio promettente, speriamo continuino così.