Leggenda vuole che il verme contenuto nella bottiglia di alcune Tequila avesse poteri allucinogeni e che fosse in grado di spedire nell’Iperuranio chi avesse avuto il coraggio di mangiarselo. Peccato che la celebre larva fosse presente solo in alcuni mescal – un distillato fatto in Messico a partire dalla pianta dell’agave – e che, purtroppo, non garantisse le piccole, grandi escursioni mentali per cui è diventata famosa. No, niente cappuccino ‘corretto’ per noi questa mattina. E si, state sempre leggendo la pagina dedicata ai motori del vostro (Fatto) quotidiano preferito.

Oggi, a proposito di cose che galleggiano nei liquori, parliamo del nuovo “The Archaeologist”, dry gin prodotto da Ehinger Kraftrad (tuner motociclistico tedesco), fatto con… componenti meccanici originali Harley-Davidson. Si, avete letto bene: ruote dentate, bulloni e altre ferraglie sguazzano allegramente nel suddetto distillato, pronti a trasferire al suo sapore “il vero spirito” dell’Acciaio di Milwaukee (USA). Inutile dire che stiamo parlando di un superalcolico che i più talebani tra gli harleysti faranno a pugni per avere, pronti a degustarlo ogni volta che l’istinto da biker prende il sopravvento.

Del resto quale (sociopatico e schizoide) appassionato di motori non ha mai desiderato che il suo cocktail venisse agitato con una biella? E che al posto della classica oliva non ci fosse uno spinterogeno stagionato? Nello specifico The Archaeologist contiene anche punterie e pezzi di alberi a camme provenienti da modelli Harley come la Flathead del 1939, la Knucklehead del ’47 e la Panhead del ‘62: così anche la provenienza doc è assicurata.

Tranquilli, in bocca The Archaeologist non spunterà di metallo: infatti le parti a mollo – sospese nel gin da un piccolo piedistallo saldato – vengono prima pulite e poi sigillate con una lega di stagno che garantisce la commestibilità del distillato. Il “nettare” viene poi confezionato in bottiglie artigianali chiuse a mano e abbellite da un’etichetta prodotta con una stampante Heidelberg Tiegel del 1931. Correda il tutto un talloncino sul collo della bottiglia che riporta la descrizione, il codice e la moto di provenienza del componente immerso.

La bottiglia viene poi confezionata con un involucro di carta – su cui sono riportate le principali informazioni sul pezzo meccanico e sul modello da cui è stato strapiantato – e poi inserita in una confezione di legno personalizzata per il cliente. Prezzo: si parte da 900 euro e il primo stock di bottiglie è già sold-out. È proprio pieno di matti il mondo, vero? Sarà per questo che chi ha scritto questo articolo muore dalla voglia di ordinarne una bottiglia, specie dopo aver visto il video qui sotto. A quando un Lambrusco fatto a Maranello?