Ogni giorno un gay si sveglia e sa che dovrà correre più veloce di una dirigente del PdPatrizia Prestipino, nel caso specifico – che lo vede come una donna che può avere prole. E dire che di motivi per cui i gay, in Italia, svegliandosi devono poi anche fuggire da qualche altra parte ce ne sono tanti: a cominciare da certi “fittuari” (semicit.) di strutture alberghiere che rifiutano animali ed omosessuali (ufficialmente per questioni religiose, poi vai a vedere il profilo di chi opera certe discriminazioni e capisci che il problema è di ben altra entità, ‘ndrangheta inclusa).

In quest’apoteosi del cattivo gusto – eppure eravamo la patria dell’umanesimo… – ci si mette anche il solito Partito democratico. Non pago di aver eliminato il dipartimento sui diritti civili, si è inventato il dipartimento “mamme”. Perché la genitorialità, evidentemente, in quel del Nazareno è affare prettamente femminile. Come se i padri non afferissero ad essa e non fossero capaci, a loro volta, di essere “materni”. Capisco l’obiezione di fronte a questo accostamento (si notino le virgolette), ma l’affettività non è questione esclusivamente femminile.

Conosco uomini etero che sono molto più propensi all’esser genitori, in quella dimensione dell’affettività incondizionata, rispetto alle loro compagne o mogli. E, strano ma vero, questo non rende quei mariti meno maschi e quelle donne meno madri. Semplicemente, la genitorialità è affare complesso. Già ingabbiarla nelle anguste classificazioni di partito è fatto riduttivo che non rende onore al vero. Limitare il fenomeno all’essere “mamme” (nemmeno madri) fa capire che in questo Paese abbiamo un problema di analfabetismo: lessicale e politico.

Ma se si pensava di aver visto tutto il peggio possibile, possiamo dare atto al Pd di averci sorpreso, ancora una volta. Arriva, appunto, Patrizia Prestipino che ospite in radio afferma: «Se uno vuole continuare la nostra razza, se vogliamo dirla così, è chiaro che in Italia bisogna iniziare a dare un sostegno concreto alle mamme e alle famiglie. Altrimenti si rischia l’estinzione». Roba che poteva aver senso in quel famoso ventennio della nostra storia – quanto meno per i sostenitori del regime di quel periodo – ma che nell’Europa del 2017 rievoca spettri che vorremmo rimanessero solo nella memoria storica e come monito per evitare certi errori. E invece… E quindi, l’asso da novanta: «In Italia nascono sempre meno figli, la genitorialità viene spesso lasciata da sola, le mamme omosessuali, donne o uomini che siano, vanno aiutate».

 

Se l’evocazione della razza richiama le croci uncinate, l’equiparazione gay-donna fa tanto barzelletta delle medie per “ridere sui froci”. Anche perché, appunto, come detto prima la genitorialità è affare complesso che esula dal mero dato biologico-riproduttivo. Si può essere (anche) padri e (pure) padri omosessuali. Si può essere padri, gay e non, e “materni”. Anche più rispetto a donne che hanno un approccio meno incline a quella “tenerezza” che la società si aspetta da loro e gli affibbia come destino. Ma questo non giustifica certe semplificazioni che non rendono giustizia della complessità dell’essere genitore. Bene dire che le politiche per le famiglie (al plurale) vanno promosse. Per tutte, tradizionali e nuove. Eterosessuali e non. Il resto è Giorgia Meloni.

Concludo ricordando che questo episodio denuncia una preoccupante china culturale in cui il Pd sta affondando sempre di più. Dalle parole del leader “aiutiamoli a casa loro” sui migranti che fa tanto Salvini, a quel rappresentante locale che su Carlo Giuliani ha proferito parole che forse avrebbero più cittadinanza in partiti di estrema destra. Adesso arriva Prestipino con la difesa della razza e con l’equazione gay uguale femmina col pancione. Si spera che, a questo punto, se chiederanno a qualche dirigente dem di dire qualcosa di sinistra non risponda con l’ormai celebre “a froci!”. Francesco Storace potrebbe sentirsi defraudato.