È l’Armageddon della copula. L’apocalisse del sesso all’aria aperta. En plein air, outdoor, in strada. Sul cemento, sulla pietra, sull’erba. In questa estate 2017 sembrano caduti tutti i freni inibitori possibili. Sesso orale, a pecorina, cow girl e smorzacandela. Da Monfalcone a Napoli, da Cividale del Friuli a Roma. La sete di accoppiamento, della mutanda calata con foga, della penetrazione fatale, non si arresta nemmeno di fronte alle barriere geografiche e culturali. Inutile girarci attorno. Deve essere scattato qualche click psicologico di massa.

Vergogna e segretezza, mistero e fascino della camporella sono tramontati assieme all’attesa della stanza libera dei genitori e le pagine patinate di Le Ore. La bellezza del gesto antico, il buio dell’abitacolo, “quel prato di periferia (che) ti ha visto tante volte mia”, il dolore fisico del cambio “butt plug”, diventano pagine di una memoria storica e civile che ha nascosto elegantemente il sesso dietro un paravento. Ma dato un dito, si sa, ci si prende il braccio. Esploso giustamente il porno, ogni tipo di sperimentazione è diventata possibile. Signora mia: si vede di tutto. Un po’ come quei signori anziani e sovrappeso che possiamo incontrare su Pornhub appesi a corde e catene in qualche seduta BDSM. Capisci che forse sono fuori tempo massimo, ma che però quella roba lì fa parte di loro. Personale, intima.

Eppure, in questo caso della proliferazione di copule all’angolo sotto casa, c’è qualcosa che non torna. C’è una punta, e forse anche qualcosa di più, di borghesissimo fastidio, di una bizzarria esibizionista che sa di inutilmente pubblico. All’epoca della camporella e dei paraventi al massimo c’era il maniaco con l’impermeabile. Colui che in strada attendeva il momento propizio e con uno scatto felino apriva il trench mentre sotto dondolava, a scelta, o il campanile di Giotto (cit. Amici Miei),o la bananina ammuffita dell’Ecuador. Oggi invece, tanto per dirne una, e dirne una pornograficamente molto seria e competente, c’è Public Disgrace di Kink.com. Autentiche sedute porno di sottomissione con donne nude che vengono obbligate da aitanti e robusti mistress o master ad accoppiarsi in piena AlexanderPlatz a Berlino, o in un giardinetto di Budapest, o addirittura tra le calli di Amsterdam. Talvolta le attrici, e che pornostar, le trovi perfino legate con i più classici nodi del bondage aggirarsi su un ponte dei sospiri e dei gemiti. Con una postilla: notare i passanti (e le passanti). Spesso osservano quel che accade e, divertiti/e, tirano dritto. La copula in pubblico rimane un gesto irriverente, istintivo e pecoreccio, poco raffinato. Qualcosa di animalesco impossibile da frenare, ma con quella distruzione totalizzante del filtro della privacy che spegne poesia e romanticismo anche della più volgare delle perversioni fatte in casa. Va bene amateur, insomma, ma outdoor davvero fa quasi pena. Se poi ci aggiungiamo anche l’arrivo del carabiniere di turno, perché la cronaca registra anche l’intervento delle forze dell’ordine a sanzionare l’accoppiamento in strada, dell’appuntato che usa il linguaggio burocratico da macchina da scrivere, i famigerati “atti osceni in luogo pubblico”, e intima di vestirsi in nome del “pudore”, risulta impossibile trovare anche solo “accattivante” il gesto più antico del mondo.