Un muro lungo 18 metri e alto 1,8 per impedire a 85 migranti di entrare all’interno di un hotel recentemente acquistato dal governo e trasformato in centro di accoglienza. Il Collettivo Séméac, gruppo di circa cento abitanti dell’omonima cittadina dei Pirenei francesi, ha risposto così all’imminente arrivo di immigrati nell’ambito del piano di redistribuzione sul territorio voluto dal governo di Parigi. Lunedì, favoriti dal buio e armati di blocchi di cemento, si sono messi così a costruire la barriera che sta impedendo a 85 persone di entrare all’interno del centro di accoglienza. Il mattino successivo, i 5mila abitanti del piccolo Comune si sono svegliati con il muro a sbarrare l’entrata dell’ex hotel Formula 1 del paese. “Ci accusano di razzismo – ha poi spiegato uno dei membri del collettivo -, ma non siamo contro l’accoglienza. La decisione del governo, però, non ha tenuto conto del parere dei cittadini, così abbiamo deciso di agire”.

Questa dura presa di posizione da parte della popolazione è costata ai cittadini l’accusa di razzismo e xenofobia. Ilfattoquotidiano.it ha tentato di contattare alcuni membri del collettivo che, però, hanno preferito non rilasciare dichiarazioni. Dalla loro parte si è comunque schierato il sindaco del piccolo Comune, Geneviève Isson, che parla di una protesta legittima, anche se sbagliata nei modi: “Non sono un membro del Collettivo Séméac – specifica -, ma sono in stretto contatto con loro ormai da tempo, perché questa è una faccenda iniziata mesi fa, dopo l’annuncio del governo di voler ricollocare nell’ex F1 85 migranti”.

La scelta del muro, spiega il primo cittadino, è un tentativo di ritardare un provvedimento governativo attuato senza un confronto con la popolazione: “È vero – continua Isson – il muro è un simbolo che riporta alla mente accadimenti spiacevoli e per questo mi sento di dire che è stata una scelta sbagliata da parte dei membri del Collettivo Séméac. Per questo ho chiesto loro che venga immediatamente abbattuto, così da dimenticare velocemente questa spiacevole situazione”.

La protezione eretta nella notte dal gruppo di cittadini ha messo in imbarazzo l’amministrazione, ma l’intento alla base, dice il sindaco, deve essere preso in considerazione seriamente: “Non siamo contro l’accoglienza – continua – e quelle persone, posso garantirlo io stessa, non sono razziste. Ciò che i cittadini chiedono è un confronto con i rappresentanti del governo. Vogliamo un sistema di accoglienza sostenibile sia per gli abitanti di Séméac che per i migranti stessi. Quella struttura non è adatta ad accogliere 85 persone, ma quando abbiamo chiesto un confronto con i soggetti responsabili nessuno ci ha risposto”.

Twitter: @GianniRosini