“Dentro il dramma del terremoto, c’è anche la storia bellissima dei Comuni colpiti, tutti orgogliosi dei loro beni culturali e dei loro centri storici che sono parte della loro identità”. Dario Franceschini parla dei disastri del sisma a Fabriano, in una delle sessioni di Rinasco, le Città creative per l’Appennino, organizzato da Fondazione Merloni e Unesco.

Il ministro ha ragione. Indubitabilmente. I Comuni che il terremoto ha fiaccato, ma non annientato, sono fieri. Le persone che li abita(va)no raccontano dei loro beni culturali come si trattasse di cari amici. Molto più di luoghi identitari. Ben altro di pezzi della loro storia. Castelli, palazzi nobiliari, chiese e abbazie, piccoli musei e archivi comunali sono stati compagni. Importanti, come la famiglia, come la terra da coltivare. Per questo proprio non capiscono perché lo Stato troppe volte non ci sia. Compaia, prometta e poi torni a latitare. Lo sanno bene in tanti Comuni, piccoli e grandi indistintamente, del Lazio, dell’Umbria e delle Marche.

Lo sanno bene ad Arquata del Tronto, uno dei centri nel quale il terremoto ha provocato danni maggiori. Tra le macerie che ancora ingombrano strade e piazza, hanno camminato in tanti. In visita sono venuti presidente e vice presidente della Camera, Boldrini e Di Maio, l’ex presidente del Consiglio, Renzi, il ministro degli Interni, Minniti, il leader della Lega, Salvini, il presidente della Regione campania De Luca, il presidente del Comitato europeo delle Regioni, Markkula e perfino il papa. Ricordarli tutti é un’impresa, inutile. Intanto le macerie sono lì. Come quelle del Municipio che hanno seppellito l’archivio storico.

Come quelle che invadono gli interni e le immediate vicinanze della Rocca, isolata dal centro, su uno sperone roccioso. La struttura difensiva, a dominio della vallata del Tronto e della via Salaria, costruita in arenaria locale a partire dal XII sec. Monumento che prima del terremoto era possibile visitare, almeno da aprile a settembre, potendo contare su delle guide. Architettura che dopo il terremoto non sembra poi un granchè. Il 23 febbraio un sopralluogo da parte di tecnici della Soprintendenza. Da allora, niente. Nessun intervento.

“Deve essere oggetto di un’opera di puntellamento per poi trovare qualcuno che la adotti. Un imprenditore, una società, una fondazione. Qualcuno che abbia 200mila euro per iniziare almeno con i lavori di messa in sicurezza, che costeranno complessivamente 2milioni e mezzo di euro”. Alla fine di maggio il vice sindaco, Franchi, lanciava l’sos. Inascoltato da parte delle istituzioni, con la sola eccezione di un video nel quale Sgarbi lanciava una raccolta fondi per il restauro. Così “il castello è rimasto solo e inavvicinabile come tutto il paese”, scrive in una lettera Eleonora Tiliacos, animatrice del Comitato Con Arquata per Arquata.

“Intanto lo stato di Arquata peggiora giorno dopo giorno: il borgo è ormai spettro, abbandono. Il suo profilo sembra abbassarsi e inclinarsi ogni giorno di più. Nelle foto dei droni diventa sempre più difficile riconoscere i luoghi che fino al 23 agosto erano casa. I muri della chiesa dell’Annunziata sembrano fogli appesi ad un filo”, prosegue l’ideatrice della petizione online Non piste ciclabili ma aiuti concreti per i terremotati avviata per scongiurare che le somme raccolte tramite gli sms solidali inviati al numero 45500 potessero essere utilizzate per realizzare la ciclabile Abbazia di Fiastra-Sarnano. Ci sarebbero anche la chiesa di San Salvatore e, soprattutto, quella cinquecentesca di Santa Croce, completamente distrutta, oltre all’Abbazia di S. Pietro e S. Paolo, gravemente lesionata. Simboli che almeno ad Arquata non hanno dimenticato di possedere. Simboli che però non sembrano avere grandi attenzioni.

Secondo il ministro Franceschini a livello locale, tra i Comuni, c’è sempre stata una forte attenzione e consapevolezza rispetto al proprio patrimonio culturale, mentre a livello nazionale le politiche culturali sono diventate “centrali” nel dibattito parlamentare e nella vita politica da meno tempo. Andando ad Arquata non si ha l’impressione che questa centralità delle politiche culturali sia estesa realmente ovunque.

“Tutto è attesa estenuante. Si attendono le ruspe, i moduli abitativi per l’emergenza, i documenti, i soldi del Contributo per l’autonoma sistemazione versati con due mesi di ritardo come quelli degli albergatori, le ‘istruzioni per l’uso’ di una pletora di ordinanze spesso contraddittorie o incomplete, un deposito tuttora inesistente per i mobili recuperati e i permessi per delocalizzare le attività”, conclude la sua lettera Tiliacos. Insomma inadeguata attenzione ai beni culturali, ma anche alla vita delle persone. L’offensiva gestione del post-terremoto continua.

Ps: Sembra proprio che la ciclabile Fiastra-Sarnano sia una priorità. Come denuncia un’interrogazione di Beatrice Brignone, esponente del gruppo parlamentare Sinistra italiana-Sinistra ecologia libertà-Possibile, sono stati spostati 10 milioni di euro di fondi europei dagli interventi di messa in sicurezza e prevenzione sismica alla mobilità ciclo-pedonale.