Questo dell’acqua è un problema serio, come cominciamo ad accorgerci anche dalle parti di Roma. Ma in molti altri luoghi in realtà. La stupidità media degli italiani, in questo caso dei romani, che è molto elevata e in fase ulteriore di crescita, li porta a dividersi tra fan di Zingaretti e fan della Raggi e a disquisire, spesso con forte ignoranza dei dati di fatto, sull’opportunità o meno di continuare i prelievi di acqua dal lago di Bracciano. Ancora una volta, la storia della luna e del dito.

Se invece provassimo ad allargare un poco le nostre visuali, ci renderemmo conto di alcune questioni di fondo che stanno determinando l’attuale penuria di acqua e che dobbiamo assolutamente affrontare e risolvere.

La prima, di carattere globale, è costituita ovviamente dal cambiamento climatico. Come è stato scritto da tempo dagli esperti ambientali, che vanamente stuoli di troll pagati dalle industrie energetiche fossili si sono affannati a smentire e diffamare, la siccità è una conseguenza naturale e inevitabile del riscaldamento del pianeta. Quali politiche sta mettendo in campo il governo Gentiloni per fronteggiare questa catastrofe andando alle sue cause? Perché non viene contrastata in modo energico la demenziale politica negazionista che ha oggi nel presidente statunitense Trump il suo principale esponente?

La seconda causa è ancora più grave e inquietante, perché la sua analisi dimostra come il cancro del capitalismo da rapina, che è alla base dell’esaurimento di risorse  e del cambio climatico che determina la siccità, ha infiltrato come un cancro maligno e terminale gli stessi dispositivi che dovrebbero servire, come in realtà fanno da secoli, a soddisfare le esigenze di base. Il problema è molto semplice: la privatizzazione dell’acqua e delle società che devono provvederne la distribuzione porta a privilegiare l’interesse immediato agli azionisti al dividendo, anziché quello strategico della comunità a disporre di strutture idonee e funzionanti.

Ne risulta, fra l’altro, che la rete gestita a Roma dall’Acea non effettua da tempo i necessari investimenti per il risanamento di tubature ed acquedotti e si produce una perdita di almeno il 44%. Eppure, si continua sulla scellerata via delle privatizzazioni, come dimostrato fra l’altro dall’appoggio del Pd al referendum dei Radicali per privatizzare l’Atac.

Il terzo fattore, infine, è rappresentato da una classe politica di inetti e irresponsabili che non è in grado di attuare i necessari investimenti mentre continua a dilapidare denaro finanziando le banche e le grandi opere inutili. Come ricorda Marco Bersani, del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, “un intervento pubblico sul dissesto idrogeologico dei nostri territori e un piano per il riammodernamento delle reti idriche costerebbero complessivamente 15 miliardi e produrrebbero 200mila posti di lavoro pulito e socialmente utile. ‘Non ci sono i soldi’, ripete il mantra liberista, ma intanto sono 17 i miliardi messi a disposizione per regalare Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca al colosso Intesa Sanpaolo, che produrrà 4000 esuberi”.

Eppure, il popolo italiano, votando in massa a favore del referendum sull’acqua pubblica, aveva indicato chiaramente la strada. La classe politica cialtrona e truffaldina, fosse essa targata Pd o Pdl, ha voluto vanificare insieme la democrazia e il futuro del nostro Paese, oggi ridotto alla sete, con danni enormi all’economia, a partire dall’agricoltura. Ma anche i Cinquestelle appaiono al riguardo deludenti e inconcludenti. Infatti Virginia Raggi, che pure aveva cominciato bene,  ha sprecato oltre un anno di mandato senza avviare percorsi effettivamente partecipativi per sottrarre Acea alla speculazione e al potere finanziario, mentre Zingaretti si guarda bene dall’approvare i decreti attuativi della legge di iniziativa popolare approvata ben tre anni fa.

Ci troviamo, insomma, di fronte a una pessima classe politica, incapace di fare fronte alle sfide globali di carattere climatico e ambientale, investendo i soldi pubblici in programmi di effettiva utilità sociale che preparino il nostro Paese al catastrofico impatto con le sciagure preparate da decenni di scelte sciagurate a livello sia nazionale che globale.

O il popolo italiano avrà la capacità di ribellarsi a questa situazione insopportabile, esprimendo forze politiche nuove che siano totalmente diverse da quelle attuali, che oscillano tra servilismo ai poteri forti, ignoranza sconfortante e mancanza di prospettive strategiche, ovvero si preparano anni nei quali sarà sempre più difficile soddisfare anche solo i bisogni più essenziali.