Le centinaia di migliaia di polacchi scesi in strada per protestare contro l’approvazione del Parlamento di nuove riforme del sistema giudiziario hanno vinto la loro prima battaglia, ma sono ancora preoccupati per le sorti della democrazia. Il presidente della Repubblica, Andrzej Duda, ha rimandato alle Camere i due punti appena approvati dai deputati di Varsavia, arrivando così allo scontro con il suo stesso partito, la formazione ultranazionalista ed euroscettica Diritto e Giustizia. “Siamo ancora molto preoccupati – spiega a ilfattoquotidiano.it Katarzyna Morton, una delle coordinatrici del Comitato per la Difesa della Democrazia (Kod), la sigla più rappresentata tra i manifestanti polacchi – Già in passato il presidente ha rimandato alle camere delle proposte di legge solo per inserire una manciata di emendamenti. Se a leggi così terribili dovessero sostituirsene altre leggermente meno estremiste sarebbe comunque un disastro per la democrazia e il principio della divisione del potere”.

I membri del movimento, nato nel 2015 per difendere i principi democratici della Polonia, sostengono che nelle ultime settimane la popolazione ha mostrato una spinta vitale senza precedenti, mobilitandosi in massa contro le decisioni del governo di Varsavia. “Scendiamo in piazza ormai da un anno e mezzo – racconta Morton – Ma non si sono mai registrati i numeri degli ultimi giorni. Non ho dati precisi, ma solo a Varsavia eravamo 50mila. In tutto dovrebbero essere scese in piazza più di 200mila persone, forse 300mila”. Ma ciò che maggiormente la impressiona è la nuova composizione della protesta: “Non ci sono più solo i membri di Kod – continua – Si sono unite molte altre sigle e, soprattutto, cittadini indipendenti di ogni età ed estrazione sociale. È un fenomeno che non riguarda solo le principali città polacche: in questi giorni, le persone sono scese in piazza anche nei piccoli villaggi di provincia”.

La prima vittoria conquistata sul campo dai manifestanti, con la decisione del Presidente di mettere il veto sulle proposte che prevedono una maggiore influenza e controllo da parte del governo sul Consiglio Nazionale della Magistratura e sull’organizzazione ordinaria dei tribunali, non tranquillizza Morton. “Siamo di fronte a un chiaro tentativo di violare due principi alla base di ogni democrazia: la separazione dei poteri e il sistema del check and balance. È una strategia che va avanti da un anno e mezzo, quando il governo ha avviato la riforma sulla nomina dei membri della Corte Costituzionale. Secondo i loro piani, si verrebbe a creare una situazione del genere: una parte dei giudici della Corte Costituzionale sarebbe nominata dal governo, stessa cosa per l’intero Consiglio Nazionale della Magistratura, per la Corte Suprema e per l’intera organizzazione ordinaria dei tribunali, visto che il Ministro della Giustizia avrebbe anche il potere di prepensionare tutti i presidenti, sostituendoli con altri, e di esercitare un controllo amministrativo sulle varie corti. Il potere esecutivo si sovrapporrebbe così a quello giudiziario”.

Il timore è quello di arrivare a un compromesso che partorisca comunque una legge rischiosa per la tenuta democratica del Paese: “Duda è un avvocato – spiega l’attivista – e credo proprio che abbia capito i rischi legati alle proposte del governo. Si tratta di leggi così estremiste che anche un ignorante in materia capirebbe la loro gravità. Non so, però, se Duda avrà la forza di andare allo scontro frontale con il suo stesso partito. Persone come il Presidente di Diritto e Giustizia, Jarosław Kaczyński, sono molto determinate e mosse da sentimenti di vendetta nei confronti di chiunque osi ostacolarli. Inoltre, in passato è già successo che uno stop del Capo dello Stato portasse solo a modifiche minime delle proposte di legge”. Ciò che fa ben sperare la coordinatrice di Kod è l’incontro avvenuto lunedì pomeriggio tra il Presidente della Corte Suprema e il Capo dello Stato.

All’origine delle proposte del governo c’è lo scontro pubblico tra toghe e popolazione sul tema degli stipendi dei magistrati che è servito all’esecutivo come leva per promuovere la propria riforma della Giustizia. “Una situazione odiosa – commenta Morton – con i giudici che si sono lamentati dei propri salari quando le persone non arrivano a fine mese”. L’ultimo meeting, però, si è risolto con le scuse del Presidente della Corte Suprema. “Sembra che da questo incontro sia venuto fuori un accordo o che, almeno, siano stati fatti passi in avanti – spiega Morton – Se si elimina l’elemento di scontro, i polacchi dimostreranno il proprio attaccamento alla democrazia. Siamo un popolo dai sentimenti ambivalenti: da una parte, come giovane democrazia, siamo alla continua ricerca di libertà, dall’altra abbiamo ancora un’organizzazione gerarchica della società e, spesso, cadiamo nella tentazione di cercare l’uomo forte, il grande leader”.

La battaglia degli attivisti non è affatto conclusa, quindi, ma le preoccupazioni dei manifestanti si scontrano con gli aspetti positivi di questa vicenda: la prima vittoria del movimento di piazza, l’incontro tra Duda e il Presidente della Corte Suprema e il sostegno dimostrato dall’Unione Europea. “Non ci sentiamo affatto abbandonati da Bruxelles – conclude – in piazza abbiamo invocato l’aiuto dell’Ue e la risposta è arrivata attraverso i molti comunicati delle diverse istituzioni comunitarie. La loro azione, però, è limitata per due motivi: da una parte non possono utilizzare, come minacciato, l’articolo 7 del Trattato dell’Unione perché il Presidente ungherese, Viktor Orbán, ha già annunciato che non voterà a favore della sua applicazione (è richiesto il voto all’unanimità, ndr); dall’altra, all’interno del Paese si sta cercando di far passare il messaggio che l’Ue stia lavorando contro il popolo polacco. Sapete cosa dice la tv di Stato? ‘Unione e islamisti contro il popolo polacco’”.

Twitter: @GianniRosini