Aveva detto che avrebbe rimandato in Parlamento due leggi su tre. La terza, però, quella che consente al governo di nominare i presidenti dei tribunali di grado inferiore l’ha firmata. Così un terzo della riforma della giustizia contro la quale centinaia di migliaia di persone scendono in piazza da settimane e che ha allarmato i vertici dell’Ue diventa realtà. Il presidente polacco Andrzej Duda ha ratificato oggi la legge di riforma del funzionamento dei tribunali regionali e di appello, che permette al ministro della Giustizia, che è anche Procuratore generale, la nomina dei giudici. Una norma che, secondo l’opposizione, riduce l’indipendenza della magistratura.

D’altra parte il suo pensiero riguardo la riforma giudiziaria voluta dal suo partito Diritto e Giustizia non lo aveva nascosto: “Sono assolutamente un sostenitore di questa riforma – aveva detto di recente il presidente – purché sia saggia”. Lunedì era arrivato il distinguo: “Porrò il veto alle misure sulla Corte suprema (che consentirebbe all’esecutivo di nominare 15 dei 25 giudici, ndr) e sul Consiglio nazionale della magistratura“, aveva spiegato Duda, in un intervento in tv. Per poi firmare 24 ore dopo la misura che prevede l’esecutivo nomini i magistrati dei tribunali regionali e d’appello. E il gioco delle tre carte è fatto.

Il via libera alla legge ha avuto luogo nonostante le manifestazioni di piazza avvenute nelle ultime settimane per chiedere di fermarla. Il 19 luglio, Bruxelles aveva dato un ultimatum a Varsavia perché fermasse il progetto, minacciando di applicare l’articolo 7 del Trattato Ue, che regola la risposta a una situazione in cui uno Stato membro dell’Unione europea violi principi come lo stato di diritto e la democrazia. La Polonia rischia così di perdere il diritto di voto in Consiglio. “Con queste riforme, i giudici saranno usati dai leader politici e dipenderanno da loro”, il monito del vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans. Che mercoledì aveva annunciato che erano in corso di preparazione una terza raccomandazione sullo stato di diritto e una procedura di infrazione per violazione delle normative europee. Margaritis Schinas, portavoce della Commissione europea, ha confermato che si esprimerà mercoledì sul caso.

Il governo, intanto, va dritto per la sua strada. Nel corso di un intervento televisivo ieri sera, la premier Beata Szydlo ha chiarito che l’esecutivo non farà passi indietro: “Tutti vogliamo vivere in una Polonia equa, e per questo è necessaria la riforma giudiziaria”. “Il veto posto dal presidente ha rallentato il lavoro sulla riforma – ha proseguito l’esponete di Diritto e Giustizia – non possiamo cedere alle pressioni dei tribunali e dall’estero. Abbiamo una maggioranza stabile. Non ci arrenderemo alle pressioni. Porteremo a termine il nostro piano”.