Il contadino francese che aiuta i migranti Cedric Herrou, insieme all’eurodeputato ecologista José Bové, il 24 luglio ha accompagnato oltre 200 migranti provenienti dalla Val Roya a Nizza perché chiedessero asilo in Francia. Circa 120 hanno poi preso il treno per raggiungere Marsiglia, ma sono stati fermati alla stazione di Cannes con un maxi-blitz della polizia che li ha portati al posto di frontiera di Menton Garavan, al confine tra Francia e Italia, quindi riconsegnati al nostro Paese. Herrou è invece finito in una cella di sicurezza del commissariato di Cannes. Fermato il 24 sera, dovrebbe essere rilasciato nelle prossime ore.

I richiedenti asilo fermati a Cannes, in prevalenza provenienti da Sudan, Guinea, Eritrea e Ciad, sono stati fatti sedere a terra sui binari della stazione e guardati a vista prima di essere caricati su un pullman e riaccompagnati al posto di frontiera. Sul posto erano presenti attivisti, avvocati e militanti di organizzazioni in difesa dei diritti umani, che però non sono potuti entrare in contatto con i migranti. Dopo diverse ore di fermo a Menton Garavan, durante le quali è stato impedito a chiunque di avere informazioni e avvicinarsi ai container della frontiera, gli stranieri sono stati consegnati a piccoli gruppi alla polizia italiana, che li ha obbligati a dirigersi a piedi verso Ventimiglia. Secondo alcune fonti sul posto, una parte del gruppo è invece stato caricato su pullman diretti a Taranto, come successo già diverse volte nelle scorse settimane.

Si tratta dell’ennesimo respingimento forzato al confine tra Francia e Italia. La differenza in questo caso è il numero: nella tarda mattinata di ieri circa 120 migranti, tutti provenienti dalla Val Roya, avevano raggiunto Nizza in treno con l’intenzione di chiedere asilo in Francia. A metà pomeriggio li aveva raggiunti un altro centinaio di migranti, sempre dalla Val Roya. Alla testa del gruppo c’era appunto Cedric Herrou, accompagnato da Bové. “L’idea è chiedere all’Europa l’apertura di un procedimento contro la Francia attraverso la Corte europea di Giustizia“, ha detto Bovè per spiegare il motivo della sua presenza. “Questi respingimenti rappresentano una continua violazione dei diritti d’asilo e non hanno alcuna base legale”.

Tra gli stranieri riaccompagnati in Italia c’era anche Astewi, eritreo, apparso sulla carreggiata alle prime luci dell’alba, barcollando. E’ stato fermato dalla polizia sulle montagne della Val Roya mentre con un amico tentava di raggiungere il confine a piedi. Ha passato la notte rinchiuso nei container della frontiera francese, assieme a molti del blitz di Cannes. E’ sotto choc. “Ci hanno tenuti sempre in piedi, senza cibo né acqua, scagliandoci più volte addosso i cani”. Al team di Medici Senza Frontiere che lo hanno visitato alla Caritas di Ventimiglia ha mostrato i graffi dei cani sulle braccia. Ha una costola dolorante, una gamba che fatica a muovere.

Un’ampia rappresentanza di volontari e attivisti, dal gruppo di Cedric Roya Citoyenne ad Amnesty International, aspettava i cento e più migranti alla stazione di Nizza per fornire loro informazioni sulle prassi di richiesta di asilo in Francia e gli indirizzi dei Pada (Platform d’accueil demandeur d’asil) delle varie città, dove si effettua la pre-registrazione per poi avere un appuntamento con le prefetture. Molti migranti erano infatti intenzionati a raggiungere Parigi, Marsiglia, Lione e altre destinazioni. I volontari francesi ne hanno accompagnato un gruppo: quello che poi è stato bloccato a Cannes.

Attivisti e volontari svolgono anche un lavoro di monitoraggio contro possibili violazioni dei diritti. Da qualche tempo, per esempio, il Pada di Nizza, su mandato della Prefettura, non rilascia più regolari richieste d’asilo, ma semplici fogli con i dati del richiedente senza alcun valore legale. Significa che i migranti, in attesa dell’appuntamento per la richiesta d’asilo, restano sostanzialmente clandestini. Intanto il gruppo dei respinti dalla Francia è arrivato oggi a Ventimiglia. Alcuni sono determinati a oltrepassare di nuovo il confine, altri rassegnati a rinunciare. Qualche ora fa sul cellulare di un volontario è arrivato un messaggio. E’ di un sudanese del gruppo della Val Roya: “Sono Moussab, sono a Parigi!”. In cinquanta, scrive, ce l’anno fatta.