Pericolo scampato, ma non del tutto. Il primo passo verso l’eliminazione della norma ammazza-Flixbus è stato compiuto, ma per l’azienda dei pullman low cost è ancora presto per cantare vittoria. Perché, è vero, l’emendamento al decreto legge Mezzogiorno a firma Pd approvato in commissione Bilancio al Senato rimuove la legge che dal 31 ottobre avrebbe messo Flixbus fuori dal mercato italiano. Ma è altrettanto vero che la soluzione proposta non fa altro che rimettere tutto in discussione, invocando l’istituzione di un tavolo diretto dal ministero dei Trasporti. E non a caso la stessa Flixbus Italia ha deciso di non rilasciare comunicati ufficiali, con l’amministratore delegato Andrea Incondi che predica “grande prudenza”. L’approvazione dell’emendamento in Commissione, su cui comunque dovrà esprimersi l’Aula di Palazzo Madama prima, e quella di Montecitorio poi, viene accolto dai vertici dell’azienda con “un sospiro di sollievo, ma con la consapevolezza che è necessario tenere la guardia sempre molto alta finché non si approdi ad un risultato definitivo”.

Certo, la notizia di oggi è positiva: l’emendamento passato in commissione elimina la scadenza del 31 ottobre e apre a un rinnovo delle leggi che regolano il settore. Ma è ancora troppo poco perché si possa scrivere la parola fine su una querelle estenuante, che ha visto il Pd nel ruolo di partito bipolare. Fino alla fine: fino a quando, cioè, nella commissione Bilancio del Senato impegnata a discutere il dl Mezzogiorno, che andrà licenziato da entrambi i rami del Parlamento entro il 18 agosto, i dem si sono presentati con due linee opposte. Una che confermava di fatto l’ammazza-Flixbus già inserito con un blitz nella manovrina di aprile, l’altro che invece impegnava il ministero dei Trasporti a convocare entro fine ottobre un tavolo di lavori. Alla fine è passata questa seconda proposta, avanzata per primo da Stefano Esposito. Che ora esulta: “Abbiamo corretto l’errore commesso durante l’approvazione della manovrina. Nel partito – prosegue –è passata la mia linea, che era poi quella indicata da Matteo Renzi”.

Al tavolo di lavoro parteciperanno non solo rappresentanti del ministero dei Trasporti e di quello Sviluppo economico, ma anche delle associazioni di categoria del settore, del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti; oltre, infine, ad un responsabile di ciascuna delle aziende che operano in almeno 4 regioni. “Sarà un’occasione non solo per salvare Flixbus, ma anche per aprire il mercato a tutti gli eventuali concorrenti che, pur se con tariffe più basse, lavorino nel rispetto della legalità”. Decisamente meno entusiasta, invece, Maria Spilabotte. Anche lei del Pd, anche lei renziana, ma firmataria dell’emendamento opposto: che vietava alle aziende come Flixbus (quelle, cioè, che gestiscono piattaforme online e dunque non fanno del trasporto la propria occupazione principale) di ottenere le autorizzazioni necessarie a operare sulle tratte interregionali. Dice Spilabotte: “Si è preferita la soluzione del tavolo dei lavori, che di solito in Italia si traduce con tempi biblici e scarsa capacità di decidere. Un ulteriore passaggio burocratico, insomma, i cui esiti sono incerti”.

E non è affatto escluso che la dialettica interna al Pd di questi mesi sulla questione Flixbus non si riproponga, simile se non identica, anche nel tavolo di lavori. Spilabotte ci tiene a precisare, sul punto: “Nessuno di noi vuole andare a quel tavolo per rappresentare interessi particolari di qualche azienda locale spaventata dalla concorrenza. Ma chi come me si è battuta sul tema in questi mesi non accetterà alcun compromesso al ribasso su ciò che riguarda la sicurezza dei viaggiatori e le tutele dei lavoratori”. Pronta a sbattere i pugni sul tavolo, su questo? “Di più: sono pronta alla guerra atomica”.

Nell’attesa che il decreto venga approvato, e che il tavolo di lavori si costituisca, Flixbus resta guardinga. “Speriamo che il regolamento che si andrà a riscrivere – commentano i vertici dell’azienda – tenga conto della realtà di oggi, e soprattutto speriamo che non si ripetano blitz notturni come nei mesi scorsi. Ma comunque giudicheremo nel merito ciò che uscirà da questo tavolo”. Del resto, da tutta la vicenda Incondi e i suoi collaboratori dicono di aver imparato soprattutto una cosa: “Che è sempre sbagliato esultare con troppa fretta”.