Il nome che viene dal latino ha a che fare col “nascondere”. In ossequio ai prototipi Range Rover di fine anni ’60, che andavano tenuti lontani dagli occhi dei curiosi. Ma la nuova Velar dev’essere invece mostrata il più possibile. Perché, semplicemente, la quarta arrivata nella gamma “alta” della casa inglese (si piazza tra la Evoque e la Range Rover Sport) è uno straordinario oggetto di design. Oltre a rappresentare la pietra angolare della tecnologia tra passato e futuro del gruppo Jaguar-Land Rover.

“Emozionale, elegante e allo stesso tempo consistente: la Velar è taylor made techonogy”, ovvero tecnologia su misura, come spiega il numero uno del design Land Rover Gerry McGovern. Come chiedere all’oste se il vino è buono? Forse, ma c’è di più. Proporzioni e volumi armonici, pochi elementi distintivi me ben sviluppati, eleganza che viene dalla semplicità: un approccio all’italiana, insomma, per sottrazione anziché aggiunta di linee. Sarà un caso che a disegnarle sia stato un nostro connazionale? Si chiama Massimo Frascella, ed è uno dei segreti per cui il design dei suv britannici piace tanto dalle nostre parti.

Alla purezza delle linee interne fa eco la pulizia degli interni. Dove il mix di materiali pregiati ed ecosostenibili, tra cui i tessuti Kvadrat in misto lana, con l’assemblaggio impeccabile rendono l’atmosfera simile a un salotto (con più spazio per chi siede davanti rispetto ai passeggeri posteriori, ad onor del vero). Ma, tutto sommato, da una Range questo ce lo aspettiamo e lo pretendiamo pure. Completamente nuovo, per contro, è l’approccio tecnologico: sulla plancia sono spariti (quasi) tutti i pulsanti e i comandi. Nessuna ridondanza visiva. E’ il primo contatto con la rivoluzione high-tech inglese, che prevede un interfaccia uomo-macchina inedito: touch screen e comandi capacitivi al posto di quelli tradizionali, al punto di dover ripensare il modo di rapportarsi alla gestione dell’auto. Per i più maliziosi, tra cui chi scrive, un attacco frontale allo strapotere tecnologico del lusso tedesco. Ma fatto con la passionale irrazionalità degli inglesi, quando si parla di macchine.

A questo punto vi chiederete come va questa Velar. Potremmo raccontarvi allora che, con meno ingombri (anche se è lunga 4,8 metri…) su strada e dentro l’abitacolo ha quasi lo stesso comfort di una Range Rover d’ordinanza e vocazione dinamica di una Range Sport (con i propulsori turbodiesel V6 turbodiesel da 300 Cv e benzina da 380 Cv, oggetto della prova), visto che è più agile e leggera perché infarcita d’alluminio. Che fuori dall’asfalto ha ereditato quella magnificente filosofia british di “copiare” l’ostacolo anziché abbatterlo, come fanno invece gli altri. Che tutta la tecnologia a disposizione non tende a sostituirsi a chi è a volante, ma ad aiutarlo: ed è per questo che di guida autonoma (finalmente) non c’è nemmeno l’ombra, e non ci sarà per parecchio tempo ancora a quanto fanno sapere dall’Inghilterra. A parte ausili classici come mantenimento della corsia, frenata d’emergenza e trazione integrale intelligente con diverse modalità selezionabili per affrontare ogni tipo di fondo (ghiaia, neve, sassi e rocce), giusto per citarne alcuni.

In estrema sintesi, la Range che non c’era non è solo un riempitivo di gamma. E’ un oggetto che darà filo da torcere a tutti gli sport utility (premium, visto che il listino parte da poco sotto i 60 mila euro) della concorrenza. Ma anche, e qui sta il bello, a quelli di casa.

RANGE ROVER VELAR – LA SCHEDA

Il modello: E’ il quarto modello della gamma Range Rover, e si posiziona tra la Evoque e la Range Sport. Avrà tre allestimenti: Standard, S, Se ed Hse

Le dimensioni: lunghezza 4,8 m, larghezza 2,03 m, altezza 1,67 m

I motori: 2.0 quattro cilindri da 180 e 240 Cv, 3.0 V6 da 300 Cv diesel; 2.0 quattro cilindri da 250 e 300 Cv, 3.0 V6 da 380 Cv benzina

I consumi: da 5,4 a 9,4 litri per 100 km

Le emissioni: da 142 a 214 g/km di CO2

Il prezzo: da 58.800 euro

Ci piace: comfort e piacere di guida ce li aspettavamo, ma la personalità estetica e quella tecnologica sono stupefacenti

Non ci piace: qualche centimetro in più per i passeggeri posteriori non avrebbe fatto male, ma siamo oltre il dettaglio