Durissimo scontro a Bersaglio Mobile (La7) tra il giornalista dell’Espresso, Lirio Abbate, e l’avvocato Ippolita Naso, difensore di Massimo Carminati, l’ex Nar condannato nel processo Mafia Capitale a 20 anni di reclusione, anziché a 28 anni, non essendo stata riconosciuta l’associazione mafiosa. La legale di Carminati entra subito a gamba tesa nel dibattito, accusando Abbate di non aver seguito le udienze del dibattimento. Il giornalista sorride ironicamente, mentre Ippolita Naso rincara: “Il problema di questo processo è che non c’erano gli ingredienti che sono richiesti dalla legge per ritenere la sussistenza di un’associazione di stampo mafioso. Non ci sono state intimidazioni, non c’è stato alcun controllo del territorio. E’ un processo, anzi un’indagine che ha ipotizzato l’associazione mafiosa in assenza di fatti concreti e sulla base esclusiva di intercettazioni e di chiacchiere al telefono. Non c’è stato il metodo mafioso”. Pronta la domanda del conduttore Enrico Mentana: “Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, conosce molto bene la mafia. Perché allora dovrebbe aver voluto travisare un fenomeno delinquenziale in fenomeno mafioso?”. “Forse proprio perché ha a che fare solo con la mafia e vede solo mafia“, risponde l’avvocato. Ma Abbate insorge e non ci sta: “Ma non scherziamo”. Anche Mentana obietta: “Non è che un procuratore della Repubblica è una maschera della commedia dell’arte e quindi uno vede Balanzone e pensa a Bologna o vede Arlecchino e pensa a Bergamo”. Naso replica: “Noi più di una volta abbiamo sottolineato nel corso del processo la mancanza di un pm romano. E si sono scambiate le esternazioni in romanaccio per intimidazioni, ma nessuna di queste si è tramutata in intimidazione. Non c’è stato un fatto di violenza“. “E’ surreale”, commenta, contrariato, il senatore Pd, Stefano Esposito, ospite in collegamento. Abbate ribatte punto per punto: “Nella magistratura non si può fare una discriminazione, per cui ci dev’essere un pm romano o napoletano o uomo o donna. Siamo fuori da ogni logica. Se allora l’imputato fosse stato donna, il pm avrebbe dovuto essere donna?“. “Non ha capito chiaramente quello che ho detto”, controbatte la legale. “No, ho capito perfettamente” – puntualizza il giornalista – “E ho anche sorvolato sulla sua prima accusa secondo cui non ho seguito il processo. Io ho seguito tutte le udienze e lei lo sa benissimo. Mi è stato impedito di venire in aula e lei sa benissimo perché. Ma, secondo lei, per dimostrare la sussistenza di un’associazione mafiosa ci dovevano essere un omicidio o una strage?”. “Quello che richiede la norma di legge”, risponde Naso. “E allora lei che è donna di legge lo dica” – replica Abbate – “perché l’intimidazione c’è stata e l’omertà è stata dimostrata. Io rispetto assolutamente la sentenza dei giudici. E’ stato anche dimostrato come erano reticenti i testimoni – vittime e come hanno ritrattato alcuni testi che, registrati in altra sede, dicevano quanto avevano paura di Carminati. Se allora vogliamo raccontare favolette, raccontiamole, ma stiamo parlando di una persona di cui a Roma c’è ancora paura