Il senatore Antonio Azzollini andrà a processo per il crac della Casa Divina Provvidenza. È quanto deciso dal gup di Trani, Angela Schiralli, al termine dell’udienza preliminare per decidere sul rinvio a giudizio di 18 persone chiesto dalla procura della città pugliese, che ha contesto agli indagati i reati – a vario titolo – di bancarotta fraudolenta (anche aggravata e continuata) e fatti di bancarotta fraudolenta. A quattro imputati (ma non al senatore Azzollini) viene addebitata anche l’associazione a delinquereL’ex presidente della Commissione Bilancio del Senato andrà alla sbarra insieme ad altre 13 persone: per loro il processo inizierà il 9 novembre. In quattro, invece, hanno scelto il processo con rito abbreviato e la sentenza si conoscerà il prossimo 29 settembre.

Le indagini sulla Casa Divina Provvidenza di Bisceglie – coordinate dalla pm Silvia Curione e dall’ex procuratore aggiunto Francesco Giannella – sono partite parallelamente alla richiesta di fallimento avanzata dalla Procura di Trani nel giugno 2012: l’ente della Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza (l’ex ente psichiatrico con ospedali a Bisceglie, Foggia e Potenza) era gravato da debiti per 500 milioni di euro accumulati nei confronti di vari creditori, tra cui l’Inps e l’Agenzia delle entrate. Il 10 giugno 2015 vennero eseguite nove misure cautelari (tra carcere e domiciliari) nei confronti di alcune delle persone oggi finite a processo. L’arresto ai domiciliari venne disposto dal gip Rossella Volpe anche per Azzollini, ma il Senato negò l’autorizzazione a procedere nel luglio successivo. Il Tribunale del Riesame, nell’aprile 2016, dispose però la revoca del provvedimento (mai eseguito) di arresti domiciliari per il senatore FI, con riferimento alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per l’associazione per delinquere (accusa poi caduta al momento della richiesta di rinvio a giudizio) e per un episodio bancarotta. I giudici baresi, dal canto loro, confermarono i gravi indizi di colpevolezza in relazione ad altre tre contestazioni, compresa quella di ‘induzione indebita a dare o promettere utilità’. L’ente che gestisce i tre ospedali, invece, si è salvato dal fallimento grazie all’ammissione all’amministrazione straordinaria a fine 2013. Sotto la guida dell’amministratore straordinario nominato dal Mise, Bartolo Cozzoli, è stata avviata la procedura per la cessione del complesso aziendale, conclusasi a giugno scorso con la vendita alla Universo Salute srl di Foggia. Diversi i sequestri eseguiti, durante le indagini del nucleo di polizia tributaria della Finanza barese, su conti riconducibili alla Divina Provvidenza. Tra questi anche i 27 milioni di euro della Casa di procura, su un conto intestato a suor Assunta Puzzello e ritenuti oggetto di distrazione.

LA DECISIONE DEL GUP: TUTTI A PROCESSO. I NOMI DEGLI IMPUTATI –  A processo, oltre al senatore Antonio Azzollini, finiscono anche la madre superiora della congregazione Ancelle della Divina Provvidenza che gestiva gli ospedali, Marcella Cesa, e suor Assunta Puzzello, quest’ultima a capo della Casa di procura Istituto Ancelle della Divina Provvidenza (considerata la cassaforte dell’ente); Angelo Belsito (considerato amministratore di fatto, vicino ad Azzollini); gli ex direttori generali dell’ente, Antonio Albano, Giuseppe De Bari, Giuseppe D’Alessandro e Dario Rizzi; i consulenti Rocco di Terlizzi, Augusto Toscani e Antonio Battiante; Adrijana Vasiljevic (originaria di Belgrado e dipendente dell’ente a Foggia); Arturo Nicola Pansini (revisore contabile); Lorenzo Lombardi (direttore amministrativo sede di Foggia). A quattro imputati viene contestata anche l’associazione a delinquere: le suore Marcella Cesa e Assunta Puzzello, l’ex dg Rizzi e Battiante. Azzollini risponde anche di induzione indebita a dare o promettere utilità nei confronti della madre superiora suor Marcella Cesa, ex responsabile legale dell’ente, a cui il parlamentare pugliese si sarebbe rivolto con “un atteggiamento di prevaricazione“. La sentenza in abbreviato riguarderà invece Agatino Lino Mancusi (ex assessore regionale della Basilicata); Antonio Damascelli (avvocato tributarista); Luciano Di Vincenzo (amministratore delegato dell’Ambrosia Technologies, società fornitrice di pasti e servizi di pulizia della Cdp) e Michele Perrone (rappresentante sindacale).