All’Alitalia perdono il pelo, ma non il vizio, nel senso che in un decennio la compagnia da pubblica è diventata privata, la compagine azionaria è cambiata più volte e dopo il terzo fallimento di fila ora ci sono i commissari, ma certi comportamenti sopravvivono imperituri. E così dopo il diktat sulle divise ora tocca alle posate e ai cappelli. Le posate sono quelle di bordo, usate per servire i pasti ai passeggeri della Business class sugli aerei di lungo raggio.

Secondo i capi della compagnia quelle che c’erano non andavano più bene e quindi le hanno cambiate: “Per l’ennesima volta in pochi anni”, segnalano a ilfattoquotidiano.it gli assistenti di volo che quelle posate usano tutti i giorni. L’azienda fornisce una versione diversa: sostiene che in effetti i cucchiaini sono stati sostituiti più volte e anche di recente, ma le altre posate no. Fin dal 2009 era la Richard Ginori a fornire la posateria ad Alitalia, ma appena scaduto nel 2017 il contratto, la compagnia ha preferito rivolgersi altrove. La scelta è caduta su un set composto da “una forchetta realizzata in monoblocco, un coltello particolarmente leggero e un unico cucchiaino da thè/caffè”, ideato e realizzato in esclusiva per Alitalia da una ditta olandese che “da generazioni disegna prodotti esclusivi per il trasporto aereo”, ma che per ironia della sorte per i romani ha un nome poco rassicurante, Sola, che in dialetto significa fregatura. Quanto abbiano speso per la sostituzione della posateria non è dato sapere, la cifra è considerata una specie di segreto industriale. La decisione fa un certo effetto, perché si colloca dalla parte diametralmente opposta alla linea dei risparmi invocata per altri aspetti.

L’abbigliamento, per esempio, che in questo momento sta accendendo a Fiumicino la guerra dei cappelli. Le hostess hanno in dotazione copricapi di lana che con le temperature di questi giorni puntate sui 40 gradi considerano una specie di cilicio. L’azienda, però, sui cappelli è inflessibile. L’ufficio Cabin crew performance and operations ha inviato a tutti gli assistenti di volo un richiamo perentorio all’uso del cappello specificando che va portato sempre e comunque in ogni occasione: a bordo, ovviamente, e poi “negli spazi aeroportuali interni/esterni aperti al pubblico, con particolare riferimento ai Terminal; nel percorso dall’area di parcheggio alla sede di lavoro… ; negli spazi comuni in albergo, sia in partenza che in arrivo; nelle zone direzionali”.

Il punto è però che mentre la dirigenza aziendale si impunta sui cappelli, in tema di divise e di abbigliamento ha molto da farsi perdonare dagli equipaggi, costretti a indossare anche d’estate le pesanti uniformi di lana perché non sono mai state acquistate quelle più leggere nonostante che secondo i sindacati fossero state promesse. Già nell’estate di un anno fa gli equipaggi furono costretti a boccheggiare per mesi al caldo con addosso le divise che i dirigenti di Alitalia interpellati da ilfattoquotidiano.it definiscono “per ogni stagione”. Di fronte alle proteste, l’azienda concordò che l’inconveniente sarebbe stato eliminato l’estate successiva, quella del 2017, appunto. La promessa è finita però in cavalleria e ora gli equipaggi devono indossare gli uomini pantaloni, giacca e panciotto 100 per cento lana invernale più camicia in tessuto sintetico. Le donne in gonna e giacca di lana più camicia oppure in abito intero con la manica fino all’avambraccio o in tailleur con i pantaloni. Più cappello, naturalmente.

Ha commentato la Uil Trasporti in una sua nota sulla faccenda: “Pretendere l’uso di questa divisa invernale con le attuali temperature eccezionalmente calde significa mettere il personale in una condizione di estremo disagio”. Le reazioni degli equipaggi al diktat del cappello sono tra il rassegnato e il sarcastico. La Confederazione unitaria di base-Cub Trasporti e l’associazione Air Crew Committee hanno scritto che il richiamo all’uso del cappello è un “capriccio” e sembra la ciliegina sulle miserie Alitalia, che a bordo significano “pessima igiene degli aerei e servizio spartano”.

Dall’ufficio stampa di Alitalia riceviamo e pubblichiamo:

Alitalia CAI nel 2009 si è affidata alla ditta Richard Ginori per la fornitura delle porcellane e posate di bordo con due contratti che prevedevano scadenze diverse: 2017 per le posate, 2018 per le porcellane. La Compagnia ha mantenuto per tutta la durata del contratto la linea selezionata nonostante il fallimento sopravvenuto nel 2013 della ditta fornitrice, che ha comportato alcune difficoltà di approvvigionamento, in particolare per il cucchiaino. Per reintegrare questo specifico singolo prodotto, si è proceduto con bandi di gara annuali. Dal 2017, scaduto il contratto con Richard Ginori, il nuovo fornitore di Alitalia, per tutta la posateria, è la ditta Sola che si è aggiudicata nel dicembre 2016 la gara presentando l’offerta più conveniente per la compagnia, con un significativo risparmio rispetto al passato. A maggio Alitalia, in un’ottica di attenzione al benessere del proprio personale, ha diramato una policy sulle divise per la stagione estiva che consente, in determinati momenti del servizio, di non indossare alcuni elementi (come il cappello e i guanti per il personale femminile o il panciotto per il personale maschile). Policy tutt’ora in vigore.

Risponde Daniele Martini

Dispiace e sorprende che Alitalia ritenga non sufficientemente valorizzata la sua posizione perché relativamente alla faccenda delle posate nel pezzo se ne dà invece conto presentandola espressamente come la versione della compagnia. Per quanto riguarda la storia dei cappelli, la posizione di Alitalia è stata deliberatamente ignorata perché superata da altre disposizioni ufficiali più recenti della compagnia. La disposizione sulle divise richiamata dall’ufficio stampa Alitalia risale a maggio, quella sui cappelli riportata nell’articolo è del 13 luglio.

Aggiornato da Redazione Web il 22 luglio 2017 alle 17.58