Mister Gaga, ovvero Ohad Naharin e i ballerini della Batsheva Dance Company di Tel Aviv sono tornati in scena in Italia per la prima volta dopo la contrastata performance dello scorso anno a Torino. La star del teatro danza contemporaneo è stato ospite ieri sera al Festival di Ravello per cui ha allestito una versione ad hoc molto applaudita di Decadance, una rielaborazione dei suoi lavori più noti. Nove mesi fa, quando Naharin e la compagnia israeliana – che dirige dal 1990- stavano per esibirsi al Teatro Regio, subirono un tentativo di boicottaggio da parte di un gruppo di sostenitori della campagna – lanciata anni fa dai palestinesi – per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds) contro Israele che tuttavia non riuscirono a fermare la performance.

Il clamore suscitato dalle proteste fece però il giro del mondo e il noto compositore inglese Brian Eno decise di proibire a Naharin di continuare a usare la sua musica per lo spettacolo che stava per debuttare. Eno, in una lettera inviata al direttore della Batsheva, spiegava di non essere stato informato dell’utilizzo della sua musica e che, pur lusingato, aveva deciso di non lasciargliela più inserire perché lo spettacolo era sponsorizzato dalla ambasciata di Israele. Una decisione legittima quella di Eno che tuttavia è stata presa nei confronti di un artista che ha sempre criticato il proprio paese per l’occupazione dei Territori palestinesi e per la deriva razzista degli ultimi governi di destra.

Naharin fin da quando era bambino ha messo il proprio talento di ballerino e coreografo al servizio degli altri, a cominciare dal fratello autistico, per ampliare la comunicazione tra esseri umani e abbattere i muri, tema scelto da Laura Valente, direttore artistico della sezione danza del festival di Ravello, per questa stagione. Naharin ha accettato di ritornare a parlare delle polemiche e del ruolo della danza nella contemporaneità dopo una lunga riflessione. A ilfattoquotidiano.it ha detto che “la danza, come tutte le altre arti, deve essere un servizio finanziato in parte dallo stato affinché ne possano usufruire tutti, indipendentemente dal ceto e dalle idee politiche”.

Una delle principali accuse mosse nei suoi confronti da chi boicotta la politica di Israele riguarda il finanziamento della Batsheva da parte dello Stato israeliano. “Io sono un cittadino che paga le tasse e pertanto ritengo giusto accettare i finanziamenti dello stato che non va confuso con il governo. Ritengo anche giusto protestare per migliorare la democrazia israeliana che ha agito e agisce spesso in modo sbagliato, violento e intollerante ma è pur sempre una democrazia che garantisce alla popolazione il diritto di esprimersi liberamente”.

Come quando Naharin nel 1998, poche ore prima dei festeggiamenti per il 50esimo anniversario della nascita dello stato di Israele fu chiamato dall’allora presidente della Repubblica, Weizman, perché alcune fedeli ortodosse sostenevano che i costumi succinti dei ballerini offendessero la religione ebraica. A seguito di ciò la compagnia rifiutò di esibirsi e nei giorni successivi furono organizzate numerose manifestazioni contro la censura della cultura. Nel documentario Mister Gaga, disponibile da questo mese su Sky Arte, il coreografo sessantacinquenne, dall’agilità di un trentenne nonché inventore del metodo Gaga ispirato al linguaggio e alle movenze dei neonati, oggi studiato nelle università e usato anche per migliorare la qualità della vita delle vittime di traumi psicologici e fisici o di malattie come il morbo di Parkinson, spiega il suo rapporto con Israele.

“Amo il mio paese tanto che ho deciso di tornarci ma vedo che è in preda a una deriva di intolleranza e razzismo“. Una riflessione che ha fatto credere a molti che Naharin avesse deciso di trasferirsi nuovamente a New York. “Israele è sempre stato così ma non ho mai pensato di andarmene, anzi voglio restare per tentare, nel mio piccolo, di combattere contro questi mali che ormai, purtroppo, sono comuni a tutte le società“.

Il coreografo, diventato padre solo pochi anni fa, ha provato a esportare il metodo Gaga anche nei Territori palestinesi per insegnarlo nelle scuole e nei laboratori di danza: “Ma le autorità palestinesi non me lo hanno permesso”, dice senza tono polemico ma dispiaciuto. Quest’uomo considerato dalla critica il gigante della danza contemporanea ha più volte affermato: “Per arrivare alla pace tra israeliani e palestinesi sarei disposto a dare la mia casa, le mie proprietà”. Domani il Festival di Ravello ospita una compagnia di danza palestinese.