Comincerò dagli orsi per raccontare la Slovenia. Anzi, da una fumante minestra consumata a un tavolo di legno massiccio nella grande sala da pranzo di uno chalet che profuma di boschi, di resina, di rugiada, di fieno. Dalla vetrata si intravede un verde intenso, alberi e prati, il disegno di colline vicine e montagne lontane. Il brodo è quasi spesso, di sapore intenso; dentro, grossi bocconi di carne, gustosi e sodi. «Selvaggina», dice Miha Mlakar; «niente allevamenti intensivi da queste parti, animali artificiali; qui seguiamo e rispettiamo le leggi naturali». Nutrirsi di selvaggina è decisamente più etico.

Siamo al limitare delle regioni carsiche Notranjski trikotnik e Kočevsko, siti del vasto network europeo Natura 2000 (in Slovenia le aree protette così classificate sono 354 e tutelano circa il 37 per cento del territorio nazionale) abitati da orsi, linci, lupi. E cacciatori. Sono necessari, i cacciatori: hanno il compito di tenere sotto controllo la popolazione di orsi, che non hanno grandi nemici naturali e si moltiplicherebbero a dismisura minacciando l’intero ecosistema. Deve intervenire l’uomo con “prelievi” calcolati. Miha si è inventato un lavoro straordinario. Ha fatto un accordo con i cacciatori, ha creato la Slovenian Bears, ha seminato le foreste di capanni e posti di avvistamento e ti porta a vedere gli orsi. Non solo, naturalmente. Anche l’allocco degli Urali che affascina i birdwatcher, per esempio. O il picchio tridattilo. Ma non è così facile. Bisogna stare nel capanno magari alcune ore. Ci vuole pazienza. “Sono stato ispirato da foreste e fauna selvatica dalla più tenera età», scrive sul suo sito Miha, cresciuto a pochi chilometri da qui. “Nel mio tempo libero, avevo l’abitudine di osservare di nascosto gli animali selvatici, ho avuto modo di conoscere le loro abitudini e ho imparato a leggere le loro tracce. L’incontro con l’orso bruno ha lasciato un segno speciale su di me”. E così li incontriamo, gli orsi bruni, nel silenzio irreale di un mondo irreale che non pensavi esistesse, così vicino. Una foresta e gli orsi. Magnifico.

Non era iniziato qui il viaggio in Slovenia, ma seguendo la costa, con il mare che prima s’intravede ogni tanto e poi occupa tutto il finestrino dell’auto. Trieste, Koper (Capodistria) piena di ricordi italiani, Izola (Isola d’Istria) e infine i grandi alberghi, il lungomare, l’aria smarrita di una città indecisa fra l’essere snob e aprirsi al popolare. Portorož (Portorose), insomma: hotel di lusso da competere con Cannes o Nizza e balere. C’è posto per tutti, soprattutto se si ha voglia di benessere fisico. Non c’è albergo che non abbia piscine termali votate ad alleviare sciatalgie e reumatismi. E mani esperte che lo sanno fare. Dunque la prassi è installarsi a Portorose, stabilire il proprio percorso salute e poi andarsene in giro nella zona.

Piran (Pirano), per esempio. Un borgo minuscolo, storico, magicamente piazzato a chiudere a nord un golfetto che porta il suo nome, condiviso con la Croazia. Vecchie case, vecchi palazzi, una grande piazza liscia e lustra aperta su un porticciolo a ferro di cavallo che s’insinua nell’abitato, piazza Tartini, senza auto come tutto il resto del centro storico, dove giocano i bambini e i grandi. Poi il lungomare con le pizzerie, i ristoranti con le reti da pesca a ornare le pareti, il porto con i pescherecci, i vicoli stretti, i negozietti. Tutto pulito e scintillante. Un paese da cartolina. Pittoresco, come si dice nel gergo dei dépliant turistici. Se ne occupa direttamente l’ufficio turistico? Viene lucidato una volta al mese da un esercito di professionisti? Niente fuori posto. Neanche una cartaccia per terra. Perfino i turisti sono silenziosi e rispettosi.

O Isola, altra posizione magnifica su una tozza e bassa penisola incorniciata da una spiaggia piena di bagnanti. Ci sono panchine per sedersi, lettini per prendere il sole, un prato curato. E ancora niente cartacce in giro. Strano, ti dici. In realtà stupito lo sei dal primo ingresso in Slovenia. Strade ben tenute, traffico ordinato, rotonde con un cordolo sulla linea di mezzeria per evitare salti di corsia, autostrade con un sistema di lettura della “vignetta” esposta sul parabrezza che neanche gli svizzeri. E circolano più auto elettriche che supercar, niente Porsche ma Tesla, e nelle città punti di ricarica frequenti. Insomma, un passo avanti rispetto all’Europa centro-occidentale. Allora leggi i dati e scopri che il Pil sloveno continua a salire. D’accordo, gli abitanti sono in tutto due milioni, poche tensioni sociali, scelte sociali interessanti. Per esempio quest’anno è stato sancito, inserendolo nella costituzione, il “diritto all’acqua pubblica”.

Anche quando abbandoni la costa la sensazione non cambia. Vai per strade pulite in un paesaggio lindo e verde, “austroungarico”, con piccoli villaggi, colline, boschi. Destinazione Ljubljana (Lubiana), la capitale quasi al centro del Paese. Ma prima bisogna vedere le immense saline di Sečovlje (Sicciole) e portarsi via un sacchetto di cristalli. Poi deviare obbligatoriamente per Hrastovlje (Cristoglie), dove in mezzo al nulla si trova una strana chiesa circondata da un muro di pietra tipo castello medievale. Il suo spettacolare interno è coperto di affreschi. In teoria ha orari di apertura, ma ci va poca gente. C’è un numero di telefono sul cancello e se chiami arriva una signora appassionata che ti racconta tutto. Dieci euro d’ingresso per vedere un’opera complessa e unica.

Poi arriva Lubiana, che con il suo fiume convive, è sposata. È un piccolo fiume, il Ljubljanica, ma qui si fa grande e vivo come la Senna a Parigi, il Tamigi a Londra. Dai tempi della romana Emona a quelli in cui la città era capitale delle province illiriche di Napoleone, il centro è cresciuto sulle rive del fiume, per poi andare via via allargandosi. Oggi il suo cuore antico è una zona pedonale sempre affollata. Palazzi rinascimentali, facciate barocche, il sontuoso stile Secessione. Naturalmente c’è un castello e naturalmente una vista magnifica. Di sera la folla nei caffè lungo il fiume è giovane, sarà perché c’è un’università importante, ma nessuna confusione. Sembra una città rilassata.

Anche Maribor (Marburgo), poco più di 120 chilometri a est della capitale, è una città di fiume. Il suo è la grande Drava, strategica per i commerci e i rapporti col resto dell’Europa. Che ha fatto di Maribor, il capoluogo della Stiria slovena, un centro ricco, il secondo per popolazione del Paese. Il corso d’acqua lo unisce a Ptuj, il borgo più antico. I romani, quelli ricchi, ci andavano per rilassarsi nel parco termale che oggi è “sontuoso come il Colosseo”, dicono da queste parti esagerando un po’. Sontuoso è magari il castello, che regala un panorama quasi completo sull’abitato, e così il municipio e i monasteri. Anche qui vecchie case, vicoli e piazzette, un piacevolissimo cliché sloveno. Tutto misurato, sereno. Ma più che una città di fiume, Ptuj è un borgo di lago. Come Bled. Soprattutto Bled. Lì, solo turisti. Ovunque, pullman che scorrazzano e pullman fermi nei parcheggi. Gli abitanti, neanche novemila, scompaiono tra i gruppi di visitatori che come piccoli greggi seguono la bandierina, l’ombrello o la mano alzata della loro guida-pastore. E hanno ragione, tutti questi turisti: sono rari i luoghi belli come Bled. Di una perfezione imbarazzante. Il lago azzurro, minuscolo, due chilometri di diametro, con un’isoletta in mezzo fornita di chiesa gotica e campanile, le chiese che ci si specchiano nell’acqua, i tetti rossi, un castello piantato su una rupe proprio al posto giusto. Sembra il set studiato da un regista hollywoodiano di film romantici degli anni Sessanta. E perché chiunque possa godere di una simile bellezza, ecco grandi alberghi ma anche campeggi, terme e strutture sportive (il lago ospita spesso competizioni internazionali di canottaggio). L’organizzazione è perfetta e la posizione strategica: ai piedi delle Alpi Giulie, vicino al confine con l’Austria e con l’Italia, a un passo dalla Germania. C’è un altro lago simile appena più lontano, il Bohinj, piccolo, acque cristalline, ancora poco visitato. È lì che si è concluso il viaggio, sulla sua riva. Silenziosa come le foreste degli orsi.

 

INFO
www.slovenia.info/it

DOVE DORMIRE

Portorose
Grand Hotel Portorož
www.lifeclass.net/it/alberghi/grand-hotel-portoroz
Uno degli alberghi più attrezzati per le cure termali. Quattro piscine coperte (tutte collegate fra loro con idromassaggi ovunque, cascate e scivoli), una all’aperto e Spa. Il collegamento diretto con le Terme consente di usufruire di tutti i servizi medici (fisiatri, nutrizionisti, ortopedici).

Maribor
Habakuk Wellness Hotel
www.terme-maribor.si/sl/hoteli/hotel-habakuk
Grande albergo appena fuori dal centro abitato. Piscina, garage, parcheggio, camere ampie, ristorante di pregio.

Lubiana
City Hotel
www.cityhotel.si/it
Albergo discreto, con il grande vantaggio di essere a ridosso del centro storico. L’auto si lascia in un parcheggio attiguo e si dimentica. Lubiana si vive tutta a piedi.

Bled
Hotel Golf
www.sava-hotels-resorts.com/it/sistemazioni/sava-hoteli-bled/hotel-golf
Camere con terrazze che guardano direttamente sul lago.