E’ stato diffuso in data 18 luglio dalla coalizione Stop glifosato un importante comunicato stampa in vista della presunta riapprovazione dell’erbicida da parte dell’Ue per altri 10 anni.

Sembra che l’Ue sia orientata a riapprovarlo solo in presenza di una maggioranza qualificata (16 su 28 paesi) ed è quindi più che mai importante esercitare una pressione mediatica sui governi e sull’opinione pubblica, specie dopo che il 3 luglio scorso sono state consegnate alle autorità europee ben 1.320.517 firme di cittadini che in tutta Europa che hanno chiesto di bandirlo, aderendo all’iniziativa di valore giuridico dell’Iniziativa cittadini europei (Ice).

L’attenzione mediatica sull’argomento è diventata molto alta specie dopo che lo si è scoperto non solo in alimenti di uso quotidiano quali birra, pasta, pane, farina, ma anche nelle urine di tutte le 14 donne gravide romane che si sono sottoposte al test e, di fatto, la battaglia contro questa sostanza è diventata emblematica per affermare una “nuova agricoltura” che finalmente faccia a meno della chimica e torni a produrre cibo senza residui di pesticidi e con migliori profili nutrizionali.

Emblematico è anche il dibattito che intorno al glifosato si è sviluppato nella comunità scientifica. Ricordiamo che nel marzo di quest’anno l’Echa (Agenzia europea per le sostanze chimiche) ne ha escluso la cancerogenicitàriconoscendo tuttavia che è tossico per gli ambienti acquatici e fortemente irritante per gli occhi (cosa del resto già ampiamente dimostrato dai ricercatori dell’Ispra), ma soprattutto hanno destato sconcerto le discordanti valutazioni fra Iarc e Efsa circa la sua cancerogenicità.

Nel marzo 2015 la Iarc l’aveva infatti classificato come “probabile cancerogeno” (2A), mentre l’Efsa nel novembre dello stesso anno aveva concluso il suo rapporto affermando che è “improbabile che sia cancerogeno”.

Anche di recente, scienziati indipendenti hanno preso posizione e chiesto che si vada a una accurata revisione degli standard di sicurezza in uso per tutti gli erbicidi a base di glifosato.

Un elemento che ultimamente si è aggiunto in queste diatribe e che mette in una luce nuova le diverse posizioni è la testimonianza del dottore Peter Clausing, tossicologo austriaco, presente come “osservatore” alle riunione dell’Echa, che ha denunciato come i tre organismi coinvolti (l’Istituto federale tedesco per la Valutazione del rischio, l’Efsa e la Echa) abbiano costantemente violato le stesse normative e procedure europee che stabiliscono i criteri per la valutazione degli studi.

Il dottor Clausing ha evidenziato come, secondo il regolamento (Ce) 1272/2008, ai fini della cancerogenicità, gli studi sui ratti e sui topi rivestono un ruolo centrale in quanto sono sufficienti due studi indipendenti che accertino la presenza di cancro per classificare una sostanza come cancerogena.

Nel caso del glifosato il cancro è stato attestato in almeno 7 studi a lungo termine su 12, ma le autorità sono riuscite a classificarlo come non cancerogeno non prendendo in considerazione gli studi più significativi e quindi violando sistematicamente le regole e i criteri in uso e che le stesse agenzie si sono date per la valutazione degli studi.

Questo è davvero paradossale se si pensa che è in gioco la salute di 500 milioni di cittadini europei.