Il Sud si è ammalato, prevalentemente, di una drammatica carenza d’attenzione. A me piace il Sud, scritto con Andrea Leccese, esperto di mafie, punta a sminare alcuni luoghi comuni che tuttora deformano la percezione del Mezzogiorno.

Il libro nasce, soprattutto, dalla positiva esperienza di questo blog. L’approccio, come si evince anche dal titolo, che allude a un grande successo di Rino Gaetano, è volutamente non accademico, in quanto il saggio si rivolge a un pubblico ampio di lettori curiosi di intendere le ragioni soprattutto recenti del ritardo del Sud. Ma anche ragionare sulle possibili vie d’uscita dall’annosa questione meridionale. Contiene la disamina di alcuni storici luoghi comuni inerenti mafie, familismo amorale e Cassa per il Mezzogiorno, ma anche interviste a esperti di storia, economia letteratura e ambiente; e, infine alcune strade percorribili per continuare ad alimentare il cambiamento già in atto nel Mezzogiorno.

Il Sud che immaginiamo nel terzo capitolo non deve continuare a essere una zona ai confini del sottosviluppo, ma un’area di sperimentazione di nuove forme di democrazia e partecipazione, puntando soprattutto a valorizzare degnamente i giovani che oggi trovano ancora troppo spesso nell’emigrazione l’unica via di fuga da un contesto non favorevole.

Di seguito un estratto dal primo capitolo del libro:

Bisogna parlare di Sud, al Sud come al Nord. Senza bilinguismi etici. Senza nascondere l’assenza di idee in complicati riferimenti bibliografici. Dire la verità, anche se offende qualcuno, e parlare di soluzioni che siano utili per tutti. Occorre pronunciare sonori “no” ai fanatismi di vario segno e agli intellettualismi criptici, più o meno inutili. Guardarsi dai camaleonti, che parlano di Sud in modo diverso, a seconda dell’uditorio e della personale convenienza. Lo fanno molti politici, soprattutto per esigenze elettorali. Per anni, soprattutto dopo il terremoto “Mani pulite”, ci hanno abituati a una forma di “bilinguismo amorale”, sperticandosi in promesse a Sud, per poi portare vagoni di voti ai governi d’ispirazione nordcentrica, che danni immensi hanno prodotto al Mezzogiorno. Un fatto sintomatico di quegli anni la rimozione, dal testo costituzionale, della parola stessa: Mezzogiorno. Sono gli stessi personaggi che vanno a curarsi lontano dalla propria residenza, quando ne abbiano bisogno. Manifestando il primo grave segnale d’inaffidabilità e incoerenza da parte di chi ha smantellato il welfare italiano.

Questo attaccamento alla “pelle”, per citare Malaparte, è uno dei banchi di prova della veridicità dei politicanti. La questione meridionale è, oggi più che mai, questione nazionale, come emerge dalla lettura delle pagine che seguono. Troverete punti di vista chiari e una serie significativa di rilevanti testimonianze. Che parlano al lettore, stimolandolo, ne siamo convinti, all’approfondimento e alla riflessione.