L’assalto al Parlamento venezuelano, giustificato dal numero due di regime Diosdado Cabello come risposta popolare alle violenze di destra, ha causato una ventina di feriti. Sette i deputati dell’opposizione colpiti: Américo de Grazia e Armando Armas i più gravi. Lo stesso Cabello si è mostrato ai fotografi brandendo una mazza chiodata, non si capisce bene se reale o fasulla. Il grave episodio segue quello precedente, in cui un elicottero della polizia ha attaccato la Corte Suprema con lancio di granate esplosive. Le immagini sono circolate su tutti i media internazionali, comparse perfino sui Tg italiani. L’autore dell’attacco aereo è stato poi identificato nell’agente deviato Oscar Pérez. L’obiettivo Corte Suprema non è casuale: sebbene il clima di guerra civile imperi in Venezuela, i giudici continuano le loro indagini sulle violenze e gli omicidi, non fermandosi neanche davanti alle autorità.

 

Attribuire al regime di Nicolas Maduro l’esclusiva delle violenze è tendenzioso. E mission impossible districarsi nel ginepraio delle fake news che continuano ad intasare web e redazioni. Una fonte insolita arriva dal professo Gennaro Carotenuto, che insegna Storia contemporanea presso l’università di Macerata. Nel suo blog riporta dettagli di nomi e cifre. Secondo Carotenuto, le circa cento vittime finora accertate andrebbero attribuite per il 30% circa alla repressione della polizia durante le manifestazioni antigovernative.

Il Tribunale Supremo ha accertato le responsabilità per la morte dello studente Augusto Pugas, accusando sei poliziotti di omicidio volontario. Altri 39 gli agenti incriminati per le rimanenti uccisioni. A Maracaibo lo studente Paul Moreno sarebbe stato investito di proposito da una donna, che rischia 20 anni.

La maggioranza dei caduti, sempre secondo il professore, si colloca sul fronte opposto: 65 quelli accertati, 5 poliziotti uccisi. Un ragazzo, Orlando Figuera, bruciato vivo da manifestanti nei quartieri-bene di Caracas, presunto chavista, in quanto nero. Stessa tecnica nella città di Lara, dove un operaio pro-Maduro è stato ucciso con il fuoco. Uccisi da sicari un militare in pensione e 7 membri del Psuv. Assassinato José Alcoholado, ex militante del Mir (Movimento Sinistra Rivoluzionaria) cileno.

Altri otto governativi uccisi mentre tentavano di rimuovere le barricate innalzate dall’opposizione. Estefania Rodriguez, assassinata per aver oltrepassato un blocco stradale. Sembra che anche il giudice Nelson Moncada, reo di aver condannato Leopoldo Lopez, uno dei leader della fazione anti-bolivarista, per le guarimbas del 2014 (40 morti) sia stato ucciso dai manifestanti che lo avevano riconosciuto.

La ricostruzione del presunto golpe interno di Maduro in aprile però è, secondo la mia opinione, di parte: il dubbio è suffragato dall’incertezza delle fonti che non sono citate. Per Carotenuto il tentativo di colpo di Stato va attribuito all’Assemblea legislativa, che è controllata dall’opposizione. Questo nonostante siano stati confermati dalle agenzie gli omicidi di Alcoholado e Moncada.

Ciò che è incontestabile, la situazione estrema in cui versa il Paese. Mancano generi alimentari primari, medicine e file oceaniche di gente ingolfano magazzini vuoti; saccheggiati da gruppi facinorosi, che una volta sono etichettati come estremisti di destra, un’altra come colectivos governativi. Gli arresti recenti vertono chiaramente sulla prima ipotesi.

E la borsa nera nel frattempo, come ai tempi di guerra, fa affari d’oro. I cento e oltre omicidi “politici” sono solo una goccia nel mare di quelli perpetrati dalla delinquenza ordinaria, che, priva di controllo ora che la polizia è concentrata sulla repressione delle proteste, ha toccato livelli record: 28.000 omicidi nel 2016, una media di 92 per 100.000 abitanti, secondo solo a El Salvador che ne registra 103. Questo è un dato acquisito. Il resto sono chiacchiere, se non bufale.

Per tentare di acquisire notizie autentiche, bisognerebbe essere laggiù.