Hanno divelto una inferriata della palestra e sono fuggiti. È in questo modo che tre detenuti italiani sono evasi dal carcere di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. A renderlo noto è il sindacato della polizia penitenziaria Osapp. Dovevano scontare pene comprese tra cinque e sei anni per reati legati alla tossicodipendenza. La Polizia Penitenziaria dell’istituto di pena si è mobilitata per le ricerche richiamando in servizio anche agenti che erano di riposo.

“Per quanto ci è dato di conoscere – dice l’Osapp  in una nota – in questo momento la situazione delle carceri italiane è tutt’altro che normale come invece dichiarato da alcuni dei vertici dell’attuale amministrazione penitenziaria agli organi di informazione anche televisivi. Le attuali evasioni, frutto di una politica penitenziaria dissennata che mette il detenuto al centro di ogni possibile diritto e concessione anche se non meritati, a discapito del personale di polizia penitenziaria, mettono a rischio soprattutto la civile convivenza e la sicurezza dell’inermi cittadini”.

Recentemente, in effetti, dai penitenziari italiani si sono registrate diverse le evasioni, anche di detenuti con una solida carriera criminale alle spalle. Cinque giorni fa il killer tunisino Ismail Kammoun, è evaso dal carcere di Volterra in un modo semplicissimo: non è rientrato alla fine del permesso premio. Condannato all’ergastolo per l’omicidio su commissione di un ex poliziotto, Kammoun era diventato un detenuto modello tanto che tre anni usufruiva costantemente di permessi premio.

Si era fatto segnalare per la buona condotta anche Giuseppe Mastini, meglio noto come Johnny lo Zingaro, arrestato per una lista infinita di reati commessi già da adolescente,  finito addirittura dentro all’ultima inchiesta sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini, e quindi condannato all’ergastolo nel 1987. L’ultima volta l’hanno visto il 30 giugno quando è uscito dal carcere di Fossano, in provincia di Cuneo, senza mai presentarsi alla scuola di polizia penitenziaria di Cairo Montenotte, in provincia di Savona, dove lavorava da quando aveva acquisito il regime di semilibertà. Per allontanarsi lo Zingaro ha utilizzato il più semplice dei modi: ha chiamato un taxi e si è fatto accompagnare alla stazione ferroviaria di Brignole a Genova. Da allora è latitante.