Catena Fiorello paga il peso del suo cognome? La scrittrice, sorella dei più celebri Rosario e Beppe, ha voluto raccontare “una storia amara ma molto bella, che racconta l’Italia dei giorni nostri e il malcostume che la governa” sui suoi social. Lo scorso 29 giugno l’intellettuale della famiglia Fiorello doveva essere ospite di un programma televisivo, in Rai, nelle vesti di opinionista. “Era tutto confermato. All’improvviso qualcuno, chissà chi, ha posto un veto […] Strana coincidenza: il veto (l’ennesimo) sulla mia ospitata è arrivato dopo che mio fratello Rosario si è espresso circa il caso Giletti. Strano davvero”. Lo showman, infatti, aveva mostrato solidarietà pubblica all’amico Massimo Giletti per la chiusura della sua tanto cara Arena: “Come si può cancellare una trasmissione che faceva 4 milioni? Un programma che funzionava, con interviste importanti e che non guardava in faccia a nessuno? Ricordo che Giletti si è scontrato con Berlusconi così come con Renzi. Ecco, noi ce lo chiediamo. E facciamo anche un appello al direttore generale della Rai Mario Orfeo”, si era chiesto – sornione – Rosario.

E Catena ne risponde: “Ho pagato tutti i giorni l’essere la donna della famiglia Fiorello”. L’esclusione, questa volta, sarebbe arrivata da una importante capostruttura televisiva: “La maggior parte di voi mi dice di fare i nomi per una curiosità morbosa… Essendo la compagna di un avvocato penalista mi è stato detto, da chi fa questo mestiere e ne capisce di come tutelarsi, non è necessario fare il nome”. Niente identikit, dunque. “Invece è importante qui far passare un preciso messaggio. Ci sono luoghi, come gli studi televisivi di varie reti, dove alcuni per avere un piccolo orticello di potere si sentono onnipotenti. Decidono per simpatie personali e usano il loro piccolo potere per vendicarsi e umiliare le persone […] Peraltro io vado sempre gratis perché i miei contratti dicono ‘basta che si parli un po’ dei suoi libri”. Quindi ha affondato il colpo, senza indietreggiare: “L’omertà uccide il 90% degli ambienti televisivi. Loschi giri, tutti sappiamo e tutti le diciamo queste cose. Ma nessuno ha il coraggio di parlare perché ognuno ha qualcosa da nascondere”.

Qualche esempio? “Una presentatrice in particolare, me la ricordo benissimo, una biondina apparentemente dolce e amante della natura, disse ai suoi autori che io ero troppo protagonista, e che lei preferiva che non andassi più nel suo programma. E poi i tanti altri che, avendo sullo stomaco (per invidia, è chiaro!) i miei fratelli, hanno sempre fatto pagare a me le loro masturbazioni mentali. Miserie su miserie […] Un altro squallido individuo – che opera di sera – disse che mai al mondo io sarei passata nel suo studio (suo di proprietà quasi), perché detesta mio fratello Rosario, e alle rimostranze di una mia collaboratrice, indignata al suono di quelle parole, rispose che lui aveva deciso così, punto e basta”.

Insomma. Questo cognome, per la scrittrice, sembra pesare come un macigno. “Lo so che portare un cognome noto suscita nei più frustrati un livore sordo, una rabbia inspiegabile, dettata forse da una antipatia a pelle […] Una volta per tutte si sappia che del mio cognome io ho solo pagato conseguenze amare, e se tra voi c’è qualche malfidato che mi ha tacciata di favoritismi occulti sappia che è stato esattamente il contrario”. Si sappia.