È ancora scontro tra Israele e l’Unesco. E dopo la risoluzione a inizio maggio, aspramente contestata da Tel Aviv perché metteva in dubbio la sovranità israeliana sulla città di Gerusalemme, ora il braccio di ferro è sul documento dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, che oggi a Cracovia ha riconosciuto la Tomba dei Patriarchi di Hebron, in Cisgiordania, come “sito palestinese” Patrimonio mondiale dell’umanità. Sulla decisione, fortemente contestata da Israele, si sono espressi 12 stati membri: 3 contro e 6 astenuti.

Una scelta “surreale” per il premier Benyamin Netanyahu che ha detto: “Questa volta hanno deciso che la Tomba dei Patriarchi ad Hebron è un sito palestinese e non ebraico e che è in pericolo. Non un sito ebraico? Chi è sepolto lì? – ha proseguito – Abramo, Isacco e Giacobbe, Sarah, Rachele e Lea: i nostri padri e le nostre madri!”. E sul fatto che il sito sia in pericolo ha aggiunto: “Solo quando Israele comanda, come ad Hebron la libertà di religione è garantita per tutti”. Dichiarazioni tutte in linea con quelle dei suoi ministri. Emmanuel Nahshon, portavoce del ministero degli esteri di Israele, bolla la scelta come “macchia morale” e giudica l’Unesco una “irrilevante organizzazione” che “promuove falsa storia. Vergogna!”. Per Nahshon, poi, “la gloriosa storia del popolo ebraico è cominciata ad Hebron. Nessuna bugia dell’Unesco e falsa storia può cambiarla. La verità è eterna”. Stessa linea anche per il ministro della difesa Avidgor Lieberman che definisce l’agenzia Onu “un’organizzazione politica, imbarazzante e antisemita”. E Naftlai Bennett, ministro dell’educazione, ha precisato che “Israele non riprenderà la sua collaborazione con l’Unesco – ha aggiunto – finché questa organizzazione resta uno strumento politico invece che professionale”. Il voto rappresenta un’altra occasione di scontro con Israele, dopo altre risoluzioni che hanno attirato forti critiche da parte dello Stato ebraico. L’ultima è stata “Palestina Occupata” preceduta ad ottobre 2016 da un’altra risoluzione sul Monte del Tempio e sul Muro del Pianto.

La Tomba dei Patriarchi, luogo simbolo anche per l’Islam – Israele ha sempre rivendicato le millenarie connessioni dell’ebraismo con il sito, e aveva chiesto senza successo il voto segreto sulla decisione. La Tomba oltre ad essere centro di devozione per i musulmani che lo chiamano ‘Santuario di Abramo’ o ‘Moschea di Abramo’, è considerato il secondo luogo sacro dell’ebraismo, dove si trova il sepolcro di Abramo, Isacco e Giacobbe. Da qui le frizioni tra Israele e l’agenzia delle Nazioni unite sul voto.

La risoluzione era stata proposta dall’Autorità nazionale palestinese, che ha definito il luogo come “islamico”. I palestinesi inoltre hanno sottolineato come il sito sia “in pericolo di distruzione da parte della forza occupante”, il terzo nella “lista dei patrimoni dell’umanità in pericolo” in Palestina. Il voto dell’Unesco è stato apprezzato anche dal ministro degli esteri palestinese, Riyad al-Maliki, che parla di “successo nella battaglia diplomatica che la Palestina sta combattendo su tutti i fronti”. “Nonostante la campagna di odio da parte di Israele, la diffusione di bugie, la distorsione e la falsificazione dei fatti che riguardano i diritti palestinesi, il mondo – ha aggiunto – ha approvato il nostro diritto di registrare Hebron e la Moschea di Abramo sotto sovranità palestinese e come sito del patrimonio mondiale”.