La rottamazione delle cartelle esattoriali? “Rischia di creare più problemi di quanti ne risolva a chi ha un debito con il Fisco. Per colpa delle scadenze delle rate che i decreti attuativi hanno previsto molto ravvicinate. Troppo ravvicinate”, accusa Maria Letizia Antonaci, commercialista e revisore legale tributarista con studio a Roma, che ha inviato una petizione al Senato per chiedere di rivedere le scadenze dei versamenti da fare alla ex Equitalia, oggi previste a fine luglio, fine settembre e fine novembre di quest’anno per un totale del 70% di quanto dovuto, con il restante 30% da versare a fine aprile e fine settembre 2018. “Le date scelte e i tempi così stringenti – sostiene Antonaci – rischiano di generare una stretta su diversi fronti”.

Ecco la prima controindicazione: “Per effettuare i versamenti, le imprese genereranno un rallentamento dei pagamenti ai fornitori, il che causerà un rallentamento della produzione e un calo del Pil repentino”, sostiene la professionista. Inoltre, avere scelto come prima scadenza il 31 luglio “mette a rischio i pagamenti delle quattordicesime e, sia per le società che per le persone fisiche, i versamenti della prima rata delle imposte sui redditi che hanno la medesima scadenza”. Altra conseguenza, secondo Antonaci, sarà un rallentamento dei consumi, visto che chi sarà impegnato sul fronte della rottamazione questa estate magari dovrà rinunciare a viaggi e vacanze: “A catena rischiano di esserci ripercussioni su inflazione e, per l’Erario, sulle entrate Iva”. E ancora, vista la terza scadenza a fine novembre, analoghe ripercussioni sulle tredicesime e sui consumi nelle feste natalizie.

La rottamazione delle cartelle, rileva quindi Antonaci, è stata varata dal governo Renzi anche per evitare future procedure di infrazione dell’Unione europea contro l’Italia, visto che “sanzioni pari al 100% del tributo originario non versato e interessi di mora che in diversi casi arrivano a essere il doppio se non di più sono in spregio della normativa comunitaria”. La rottamazione consente invece ai contribuenti di versare all’Erario il tributo originario, stralciando dal debito la parte di sanzioni e di interessi di mora. “In molti sono accorsi all’utilizzo di tale strumento per svincolarsi da un debito sempre più stringente ed opprimente”, spiega la commercialista. Ma i decreti attuativi hanno imposto scadenze che “non tengono conto delle difficoltà quotidiane di chi deve fare fronte ad affitto, mutuo, bollette, scuola dei figli. Insomma della povera gente che non ha quelle somme immediatamente disponibili e a cui gli istituti bancari non erogano prestiti”.

In sostanza, “la rottamazione messa in pratica così rischia di incidere su Pil, inflazione, occupazione, investimenti in modo perverso tale da divenire, invece di strumento positivo, strumento degenerativo per lo sviluppo e la crescita economica”. Tanto da “creare fenomeni sociali di disperazione, disagio, criteri di utilizzo iniqui per le classi più deboli”. Di qui la proposta inviata in Senato attraverso la petizione perché venga prevista una diversa rateazione, “con scadenze che non generino problemi con altre scadenze tecniche e relative ai consumi”: fine settembre e dicembre del 2017, fine febbraio, maggio, settembre e dicembre 2018, fine aprile 2019. “L’incasso del totale dovuto verrebbe posticipato – conclude Antonaci – ma con modalità non invasive per produzione, fornitori, Pil, inflazione e consumi”.

@gigi_gno