Volendo anche chiudere un occhio sui guai fiscali e di droga, il sindaco de Magistris non voleva la festa in piazza per conferire la cittadinanza onoraria a Maradona. Ufficialmente per questioni di ordine pubblico. Avrebbe preferito una cerimonia più intima, a porte chiuse tra i gonfaloni del Comune e vigili urbani in alta uniforme. E accontentati Maradona! E’ vero, hai fatto vincere al Napoli due scudetti e una Supercoppa italiana, ma nei tuoi “fuori gioco” ne hai combinate di tutti i colori. In realtà leggenda metropolitana vuole che l’ex pibe d’oro ceduto al Napoli dal Barcellona nel 1984 avesse già una dipendenza tossicologica. E c’è ancora chi ricorda le scritte allusive sui muri alla sua “candida” familiarità: Maradò si ‘nu grande campione, ma rimani n’omm ‘e merda. 
Invece Maradona si mette a fare i capricci: o la piazza davanti al suo “pueblo” o niente. Ore e ore di trattative, Maradona dribbla alla sua maniera e solo al “novantunesimo” minuto (come ha scherzato il sindaco) si presenta in comune, contrariato e appesantito nel fisico da una vita di vizi (tanti) e virtù (poche). Poi sale sul palchetto allestito in Piazza Plebiscito, si aspettava un bagno di folla di 30mila fan. Invece ne erano scarsi 10mila. E quattro fuocherelli d’artificio sparati segnavano l’ultimo autogoal (d’immagine) per Diego Armando. Da subito non si è unito al coro Maurizio Marinella, per uno che tutte le mattine si alza alla cinque e mezza per aprire lui stesso alle sei e mezza il negozio-atelier di Piazza De Martiri, sette giorni su sette compreso Ferragosto, Maradona non è un modello edificante per le nuove generazioni.
Stesso gonfalone, cambia il parterre. Arriva senza dar nell’occhio, zainetto a tracolla e stessi riccioli scapigliati, solo spruzzati di bianco. Ha sempre l’aria da eterno ragazzino. Gherardo Colombo, giudice icona di Mani Pulite, varca la soglia del salone della Giunta di Palazzo San Giacomo ed è subito un’ovazione. E’ qui in qualità di membro del Comitato Etico della Fondazione Veronesi e senza volerlo ruba la scena proprio a Paolo Veronesi, figlio di Umberto e oncologo in proprio. Al netto di applausi, ringraziamenti, attestati di stima e riconoscenza e ancora ringraziamenti da parte di ben undici relatori (oops, non hanno ringraziato l’usciere) la tavola rotonda è stata una “passeggiata” nella scienza proiettata nel futuro. Applicato lo stesso sistema del Festival di Sanremo: i big si esibiscono per ultimi così la gente non cambia canale. E me ne sono ascoltati dieci prima dell’intervento tanto atteso di Colombo che, rapido ed efficace, fa una sintesi sulle diversità di competenze e su come “regolare” i diritti dei bambini alla madre scienza. Fine delle chiacchiere e voglia di ipoglicemia, la platea si tuffa su sfogliatelle e babà. Gherardo si mette in fila.
Diamoci un taglio. Mi ero appena tolta i bigodini in testa per rispettare lo stravagante dress-code del “bal en tete” scelto da Benedetta Lignani Marchesani. Vista la location Via Veneto non poteva che essere un misto tra Dolce Vita e Grande Bellezza. Padrone di casa Giancarlo Baldestein, guru di chiome celebri e vaporose. Come tendenza già consolidata negli States, non si va più solo dal coiffeur, i saloni di bellezza dopo taglio e piega abbassano le luci e alzano i decibel. Dj alla consolle, tequila boum boum, ed eccoli trasformati in lounge. Stessa atmosfera festaiola da Salon Emotion 2.0 all’ombra dell’Hotel Majestic, tra una sforbiciata, una spazzolata e una phonata, tra lavatesta di design e poltrone vintage da barbiere, i camerieri addobbati con parruccone ricciolose giallo/pop servivano drink multicolor dentro finte bottigliette di shampoo dall’etichetta creata ad hoc. C’era mezza Roma, onorevoli, attrici, artisti, blasonati e ragazze in bigodini conici, anzi in bigodoni, e forcine, che si sottoponevano a un make up scintillante prima di strizzare l’occhio con un selfie a Gianmarco Gieregato, fotografo di celebrities.
Twitter@januariapiromal