Un nuovo affaire mette in imbarazzo il governo del presidente Emmanuel Macron. Dopo quasi tre mesi di indagini preliminari scattate in seguito alle rivelazioni pubblicate dal settimanale Le Canard Enchainé, la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta per “favoritismo” contro ignoti in merito al viaggio compiuto da Macron a Las Vegas nel gennaio del 2016, periodo in cui era ministro dell’Economia, per incontrare alcuni imprenditori francesi al Consumer electronic show, il salone internazionale di innovazioni tecnologiche. Al centro delle indagini l’organizzazione dello spostamento, affidata alla società Havas, che a sua volta ha ricevuto l’incarico da Business France, un’agenzia pubblica all’epoca diretta da Muriel Penicaud, l’attuale ministro del Lavoro. I sospetti riguardano le modalità impiegate per la nomina di Havas, che potrebbe aver ottenuto l’incarico senza una regolare gara d’appalto. Sospettata di essere al corrente di questa anomalia e di non aver avvisato le autorità giudiziarie, Penicaud dovrebbe essere interrogata nelle prossime settimane e, molto probabilmente, finire indagata.

Durante le perquisizioni compiute nei locali di Havas e Business France lo scorso 20 giugno, gli inquirenti dell’ufficio anticorruzione hanno trovato una mail risalente al dicembre del 2015, in cui l’allora direttrice della comunicazione di Business France, Fabienne Bothy-Chesneau, affermava che Penicaud era stata informata dei problemi legati alla procedura. Il quotidiano Libération ha poi pubblicato un rapporto stilato dal gabinetto E&Y secondo il quale “non c’è stato nessun ordine, nessun preventivo realizzato, nessun contratto firmato, nessuna fattura”. Dal canto suo, il ministro ha fatto sapere attraverso un breve comunicato di aver “preso atto” dell’apertura delle indagini e di non avere “nulla da rimproverarsi”. “Ho fiducia nel lavoro della giustizia. Aspetto serenamente i risultati che saranno diffusi al termine della procedura” ha poi aggiunto il ministro, che nei giorni scorsi aveva riconosciuto degli errori di procedura, smentendo però ogni eventuale implicazione nell’affaire. Il portavoce del governo, Cristophe Castaner, ha affermato che “i fatti contestati non sono gravi” ma se il ministro venisse messo sotto inchiesta dovrebbe “lasciare il governo”.

Una tegola sulla testa del presidente Macron, che rischia di perdere un personaggio chiave della prossima riforma del lavoro, una delle misure faro del suo mandato. Dopo aver già perso due ministri lo scorso mese. A questo si aggiunge poi la situazione di Richard Ferrand, ex ministro della Coesione territoriale e attuale capogruppo all’Assemblea Nazionale de La République en Marche, il partito di Macron. Ferrand è stato interrogato dalla polizia nel quadro di un’inchiesta preliminare aperta il primo giugno dalla procura di Brest per far luce su presunti favoritismi nei riguardi della moglie. I fatti risalirebbero al 2011, periodo in cui il deputato era a capo della Mutuelle de Bretagne, una asl bretone. Ferrand potrebbe aver agevolato la sua compagna in alcune transazioni immobiliari legate alla società che dirigeva. Sospetti che gli sono già costati il posto da Ministro.