Le Dolomiti, viste dai due versanti, quello del Veneto e quello del Trentino Alto Adige, hanno evidentemente aspetti e caratteristiche diverse. Il 4 luglio, nel primo dei mercoledì estivi (i Green Days) le province autonome della Regione a statuto speciale hanno infatti chiuso al traffico a motore la strada che conduce al Passo Sella. Consentite solo biciclette, bus-navetta e turisti a piedi. E l’alpinista Reinhold Messner ha fatto da padrino per un’iniziativa che, secondo lui, dovrebbe dare avvio a una nuova era. Ovvero una montagna senza auto e senza moto, dove il silenzio torni ad essere il vero protagonista. Ma nello stesso giorno il governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia, ha invece preso carta e penna e ha scritto al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio che aveva autorizzato preventivamente il provvedimento di chiusura temporaneo (dalle 9 alle 16) deciso a Bolzano e Trento. E ha espresso “una ferma posizione di contrarietà”.

Che Zaia non ci stesse lo si capisce dalle prime parole. “Gli operatori economici e gli amministratori delle aree montane dolomitiche – della mia Regione e non solamente – mi hanno segnalato una questione in termini di forte e viva preoccupazione, preoccupazione che mi sento di condividere”. Il governatore fa riferimento a “diverse e composite ragioni”, sostanzialmente ridotte a una questione di metodo e di merito.

“Sul piano del metodo ritengo sia sempre doveroso attenersi a corrette ed equilibrate relazioni istituzionali fra enti territoriali, specialmente se interessati a problemi comuni, rifuggendo di conseguenza dall’assunzione di decisioni unilaterali. L’iniziativa in questione, pur riguardando un sito la cui competenza territoriale investe le Province di Trento e Bolzano, è suscettibile di ampie ripercussioni sui territori circostanti, quelli della confinante provincia di Belluno”. Sullo sfondo, pur non citata, c’è l’annosa questione dei confini della Marmolada, la cui vetta è contesa tra Belluno e Trento. Secondo Zaia, “iniziative di tal genere devono necessariamente coinvolgere in termini di programmazione e di valutazione degli impatti anche i territori confinanti, e nello specifico Regione Veneto e Provincia di Belluno”. Insomma, Venezia si duole perchè la sua posizione non è stata considerata.

Il contrasto prosegue sul merito, essenzialmente di natura economica. Il governatore illustra al ministro “gli impatti negativi che iniziative preclusive del diritto alla mobilità come questa, non programmate strategicamente su basi più ampie e condivise, possono avere sull’economia turistica delle aree montane, nella fattispecie della nostra Regione”. Sottintesa è l’antica polemica di Zaia con il trattamento economico di cui godono nei confronti con Roma le regioni a statuto speciale, che si trattengono molte più risorse rispetto a quelle a statuto ordinario. Scrive, infatti: “L’indotto generato da questo settore, specialmente nel periodo estivo interessato dall’iniziativa, costituisce un elemento vitale per la sopravvivenza di interi comprensori montani, che proprio sul turismo fondano il loro sostentamento, combattendo così lo spopolamento ormai in atto da decenni”.

E la tutela dell’ambiente, che secondo Messner è seriamente minacciata dall’invasività delle auto e del turismo di massa in alta quota? “Non si vuole disconoscere lo sforzo per promuovere anche in montagna iniziative di turismo ‘slow’ e rispettoso dell’ambiente – replica Zaia – anzi è massimo l’impegno della Regione del Veneto per sviluppare modalità alternative di fruizione turistica sostenibile sul territorio, quali il cicloturismo, l’escursionismo, il turismo a cavallo…”. Il governatore leghista fa però riferimento a “un quadro di compatibilità economica e sociale che non penalizzi le popolazioni locali, con iniziative che siano condivise fra tutti gli enti territoriali e le categorie interessate”. Ma proprio gli albergatori hanno espresso in queste settimane il loro disappunto per la chiusura del Passo Sella, che potrebbe preludere il prossimo anno all’estensione del numero dei passi senza auto.

Pur ribadendo la necessità di sviluppare “in forma stabile un approccio ‘verde’ alla mobilità turistica e non turistica”, Zaia conclude invitando il ministro “a riconsiderare l’intera questione e a valutare e promuovere opportune iniziative alternative”.