Torna a crescere la spesa delle famiglie italiane, ma i consumi restano sotto i livelli raggiunti nel 2011. E aumenta il divario tra i livelli di spesa dei nuclei che vivono nelle grandi città e quelli che stanno nei piccoli Comuni. E’ quanto emerge dalla rilevazione dell’Istat. Nel 2016, la spesa media mensile familiare è stimata pari a 2.524,38 euro+1% rispetto al 2015 e +2,2% nei confronti del 2013, anno di minimo per la spesa delle famiglie e ultimo anno di calo del pil. L’Istituto nazionale di statistica presieduto da Giorgio Alleva afferma “che si consolida, ad un ritmo moderato, la fase di ripresa dei consumi avviatasi nel 2014, dopo due anni di contrazione”. Il livello medio della spesa alimentare del 2016 è salito a 447,96 euro mensili (era 441,50 euro nel 2015). Quella per le carni, pur restando la componente alimentare più importante, torna a diminuire, attestandosi a 93,53 euro mensili (da 98,25 nel 2015). Le spese per frutta e vegetali aumentano entrambe del 3,1% rispetto al 2015, salendo rispettivamente a 41,71 euro e a 60,62 euro mensili. Pesci e prodotti ittici sono la voce con il maggiore aumento (+9,5%, a 39,83 euro mensili).

“Si riduce il gap tra Nord e Sud” – I divari nei consumi delle famiglie tra l’Italia settentrionale e meridionale ci sono ancora ma iniziano a diminuire. L’Istat ha spiegato che “pur permanendo ampie differenze strutturali sul territorio, legate ai livelli di reddito, ai prezzi e ai comportamenti di spesa, il gap tra i più elevati valori del Nord-ovest (2.839,10 euro) e quelli più bassi delle Isole (1.942,28 euro) si riduce, passando da quasi 945 a circa 897 euro nel 2016″. La spesa per beni e servizi non alimentari (2.076,41 euro al mese) cresce dello 0,9%. Tornano ai livelli pre-crisi le spese per servizi ricettivi e di ristorazione (+4,8%, da 122,39 a 128,25 euro) e salgono per il terzo anno consecutivo quelle per beni e servizi ricreativi, spettacoli e cultura (+2,9%, fino a 130,06 euro). Si amplia poi il divario tra le città metropolitane e i Comuni periferici delle aree metropolitane e quelli sopra i 50mila abitanti, che sale a circa 376 euro in media da poco meno di 100 euro del 2015, e quello tra le città metropolitane e gli altri comuni fino a 50mila abitanti, che arriva a poco più di 491 euro da meno di 200 del 2015. La causa principale di questa dinamica è nella “marcata crescita della spesa media mensile per beni e servizi non alimentari delle famiglie residenti nelle grandi città”.

“Gli stranieri spendono mille euro al mese in meno” – Anche nel 2016 si conferma che i nuclei familiari composti da persone nate al di fuori dell’Italia spendono in media, ogni mese, 1.582,94 euro contro 2.590,59 delle famiglie di soli italiani. Il 49,8% della spesa delle famiglie di soli stranieri (era il 54,1% nel 2015) è destinata a prodotti alimentari e bevande analcoliche e ad abitazione, acqua, elettricità, gas e combustibili (al netto degli affitti figurativi); questa quota rimane stabile al 29,2% per le famiglie di soli italiani.

“I consumi salgono più il titolo di studio è elevato” – La spesa media mensile aumenta al variare del titolo di studio della persona di riferimento: ammonta a 3.550,31 euro quando questa è laureata o con titolo di studio superiore alla laurea, oltre il doppio di quella delle famiglie la cui persona di riferimento ha la licenza elementare o nessun titolo di studio (1.725,35 euro). Tra le famiglie di occupati dipendenti, la spesa media mensile è pari a 2.231,18 euro se la persona di riferimento è operaio e assimilato mentre sale a 3.164,45 euro se è dirigente, quadro o impiegato. Tra gli occupati indipendenti, la spesa media è di 3.586,18 per imprenditori e liberi professionisti e di 2.805,12 euro per gli altri lavoratori indipendenti.