E’ spesso un piacere leggere Michele Serra. Lo è per la forma e la sostanza, quando parla di tutto tranne che di politica. Se scrive di quest’ultima, il piacere si limita unicamente alla forma. E’ sempre meno attratto dalla scrittura politica, e lo capisco ogni giorno di più. Dopo l’ultima batosta patita dal partito che non smetterà mai di votare, Michele ha scritto una settimana fa: “La ingovernabile presunzione di Renzi e il vecchio calcificato settarismo dei suoi odiatori porteranno quasi certamente allo stesso esito anche alle politiche: perché nei miracoli non crede più nessuno, forse nemmeno chi, come Pisapia e Prodi, sta provando a progettarne uno. Nel frattempo i voti di destra tornano a casa, come i bambini dopo le vacanze”. Si noti: per Serra l’unico difetto di Renzi è la presunzione. Un po’ come il traffico in Sicilia in Johnny Stecchino.

Era però la seconda parte del corsivo a contenere la summa del pensiero dei fiancheggiatori del Pd: l’alibi. Il dare sempre la colpa agli altri, perché non farlo li costringerebbe all’autocritica: “Il Movimento di Grillo è servito a tenerli ben custoditi, e a ogni ballottaggio li riconsegna al mittente in ottime condizioni: come nuovi. Alla fine della parabola non stupirebbe scoprire che soprattutto a questo è servito il grillismo: sbarrare la strada alla sinistra dopo il crollo di Berlusconi (chiedere notizie a Bersani) e riconsegnare il paese alla destra. Da un certo punto di vista, un capolavoro politico”.

Capito come funziona? Non è che Berlusconi, e con lui il centrodestra, siano tornati in auge perché tra copia (Renzi) e originale (Berlusconi) è sempre meglio il secondo. Non è che il centrodestra vinca perché il centrosinistra ha una classe dirigente pietosa o perché la sua politica è pressoché identica a quella del centrodestra. E non è che Berlusconi sia sempre lì perché a fine 2011 il partito preferito da Serra ebbe la straordinaria pensata di non andare al voto ma appoggiare quel bolscevico di Monti (che al tempo piaciucchiava anche a Michele).
No: è colpa del Movimento 5 Stelle.

Per carità: i grillini hanno tante colpe, e quando leggo della Lombardi possibile candidata alla Regione Lazio penso che l’Armageddon sia davvero ormai prossimo. La tesi di Serra è analoga a quella che una tal Bresso, dopo essere riuscita a perdere nel 2010 in Piemonte con tal Cota, propinò ai media: non era colpa sua, ma dei grillini che le avevano “tolto” voti. Una sintesi politica così citrulla che infatti Mario Calabresi, al tempo “direttore” de La Stampa e ora (guarda caso) di Repubblica, sposò in pieno. Come se i voti appartenessero per decreto regio al Pd e i grillini si ostinassero a non rispettare odiosamente tale dogma.

Michele Serra è libero di credere che ogni nequizia del Creato dipenda dal suo ex amico Grillo, che il buco nell’ozono sia colpa di Vito Crimi e che il Pd sia ancora il partito di Berlinguer e non di Nardella: ognuno ha le coperte di Linus che vuole. Chissà però se Serra, al buio e nel segreto delle sue stanze curiali, ammette ogni tanto a se stesso che la colpa di tutto questo sfacelo è anche di quelli come lui. Giornalisti, scrittori e artisti “de sinistra”: ieri incendiari e oggi tifosi, che è molto peggio d’esser pompieri. Ieri scudisciavano il potere, o almeno così sembrava. E oggi fanno i supporter finto-critici di uno che, se solo fosse stato iscritto al PSI oppure in Forza Italia, avrebbero combattuto in ogni modo.

Caro Michele, te lo dico con la stima che sai: se Berlusconi è tornato in auge, è perché nel frattempo anche tu hai cominciato a votarlo. E il dramma è che fingi pure di non essertene accorto.