Marco Ferreri che genio. Vedere finalmente nella versione finale Break Up – L’uomo dai cinque palloni è l’avvenimento cinefilo, tendenza italianofila, dell’anno. Restaurato in 4k dalla Fondazione Cineteca di Bologna e dal Museo del Cinema di Torino, visto nella cornice bigger than life di Piazza Maggiore durante l’ultima edizione del Cinema Ritrovato, la perla ferreriana risplende di luce propria e si aggiunge al personale quartetto di suoi capolavori come La grande abbuffata, L’ape regina, Dillinger è morto, L’udienza. Prodotto da Carlo Ponti e girato nel 1963, nel ’64 il film è pronto ma viene bloccato dal produttore, marito della Loren, per poi essere trasformato in corto da 25 minuti per il film a episodi Oggi, domani e dopodomani. Nel 1967 Ferreri si accorda con Ponti per girare un nuovo episodio a colori, ma il film distribuito in pochissime copie in Francia e Stati Uniti scompare, per poi essere ridistribuito in modo indipendente nel 1979 quando il regista milanese dona una copia personale del film al Lab80 di Bergamo.

Del film, venduto da Ponti alla MGM, e poi passato alla Warner, è rimasto solo un interpositivo che è poi stato restaurato. Il plot è rigorosamente essenziale, vagamente alla Dillinger è morto, e si colloca nel filone dell’alienazione borghese in pieno consumismo materiale del boom economico italiano. Mastroianni è il proprietario di una fabbrica di caramelle, ossessionato dalla perfezione tecnico-industriale dei tedeschi, avvicinato da un paffuto ragioniere che gli propone di vendergli dei palloncini assieme alle caramelle. Dapprima disinteressato, mentre torna a casa dalla giovane fidanzata nel suo bell’appartamento del centro di Milano viene lentamente coinvolto nell’interrogativo di quanta aria ci vuole per riempire un palloncino prima che esploda. Costruito sul paradosso della domanda del protagonista che blocca il tran tran consumistico tra nuove moquette, ninnoli e quisquilie casalinghe, palate di cibo acquistabile anche di notte, Break Up mostra con una straordinaria vena umoristica dissacratoria il solito rapporto sessuale dell’uomo mai soddisfacente, e la solitaria divisoria alienazione che lo porta come in altri Ferreri al suicidio.