Con un tempismo singolare, mentre il ministro del Tesoro era in conferenza stampa a raccontare che l’intervento su Mps permette di “non scaricare sui contribuenti il costo dei salvataggi”, si apprende che la Consob si starebbe apprestando a comminare sanzioni per 5,63 milioni di euro a Veneto Banca, mentre a Popolare Vicenza sarebbero già state inflitte complessivamente sanzioni per oltre 9,3 milioni. Multe che, per ironia della sorte, verranno pagate proprio dai contribuenti dal momento che tutte le grane, i contenziosi, le sofferenze, le perdite e i costi degli esuberi dei due istituti sono stati acquistati in blocco e per decreto dallo Stato italiano, lasciando a Intesa Sanpaolo solo la parte “sana”.

Questa storia delle sanzioni e delle spalle sulle quali ricadono (le nostre) è solo l’ultimo, illuminante esempio di un sistema che puntualmente garantisce impunità ai banchieri (e ai controllori che non hanno controllato) mentre scarica tutti i costi sulla collettività. I miliardi di euro pubblici impegnati sulle banche venete (17 miliardi) e gli ulteriori 5,4 miliardi spesi ora per l’operazione di salvataggio di MontePaschi, senza contare le garanzie prestate sulle emissioni obbligazionarie delle banche venete e dello stesso istituto senese, corrisponderebbero – nelle parole del ministro Padoan in conferenza stampa – a “un uso limitato di risorse pubbliche”.

Lo si può capire: il ministro è abituato a pensare in grande e non certo a fare i conti con quanto costa il pane o un litro di latte. Si può capire meno, però, per quale ragione a Siena, nonostante la nazionalizzazione (entro fine luglio il Tesoro salirà al 70% del capitale), resterà in carica l’attuale vertice della banca. Il presidente Alessandro Falciai è espressione di se stesso, uno dei maggiori azionisti privati dell’istituto, mentre l’amministratore delegato Marco Morelli è espressione diretta di JP Morgan, l’advisor che ha messo a punto la famigerata “operazione di mercato” il cui fallimento ha costretto lo Stato a intervenire con la nazionalizzazione. Già ex direttore finanziario di Mps durante l’epoca Mussari, sanzionato dalla Banca d’Italia, Morelli è stato imposto alla guida della banca la scorsa estate proprio dall’advisor JP Morgan che ha costretto il Tesoro (all’epoca maggior azionista di Mps con il 4% del capitale) a chiedere e ottenere seduta stante le dimissioni di Fabrizio Viola. Quest’ultimo è stato poi “compensato” dal fondo Atlante con l’incarico di amministratore delegato della Popolare di Vicenza e ora – a banca fallita – è stato nominato dalla Banca d’Italia commissario liquidatore della popolare vicentina e di Veneto Banca. In sostanza, sia Viola sia Morelli li paghiamo sempre noi e continueremo a pagarli per molti anni ancora: lo Stato resterà azionista di Mps almeno fino al 2021, mentre la liquidazione delle due banche venete non durerà meno di dieci anni.

Intanto Padoan continua a “pensare positivo” e a vedere il bicchiere mezzo pieno al punto da spingersi a dire che “se si proietta di qualche anno la situazione economica e la situazione specifica della banca, sono fiducioso che il denaro pubblico non solo sarà recuperato, ma darà anche un premio”. Sull’ammontare di questo premio non ha però voluto sbilanciarsi, a differenza dei “700 milioni di plusvalenze” preconizzati per la “bad bank” veneta. Il nodo vero resta quello della cessione dei non performing loans: solo allora si potranno fare davvero i conti, ma è difficile immaginare che possano andare a vantaggio dello Stato. In ogni caso, per la bad bank veneta (a proposito la fusione saltata di Popolare Vicenza e Veneto Banca sono riusciti però a farla mettendo insieme tutte le negatività dei due istituti) ci vorranno anni, per Mps – ha annunciato Padoan – occorrerà aspettare la prima metà del 2018.