Il morbillo e gli effetti pratici del decreto Lorenzin sui vaccini stanno rischiando di mettere in crisi la Regione Lazio. Sarà un’estate difficile sul fronte sanitario per l’ente guidato da Nicola Zingaretti, nel cui territorio si sono registrati dall’inizio dell’anno 1.033 casi della malattia, esattamente un terzo dei 3.232 verificati in tutto il Paese (Iss, 30 giugno). “Una diffusione riconducibile anche ai flussi migratori, specialmente quelli provenienti dalla Romania”, secondo quanto dice a ilFattoQuotidiano.it Alessio D’Amato, ex consigliere regionale Pd e attuale responsabile della cabina di regia sul sistema sanitario regionale. I numeri, fortunatamente, sono troppo bassi per poter parlare di epidemia, ma l’espansione del morbillo sta mettendo in grande apprensione i direttori delle Asl laziali, alle prese con un’altra emergenza, quella del decreto sull’obbligo vaccinale voluto dal governo Gentiloni. Le strutture sanitarie del territorio, infatti, contano un deficit di personale di 7.500 unità (dati Cisl) e la Regione si aspetta 900.000 famiglie che fra luglio e agosto correranno a far vaccinare altrettanti minori in età evolutiva (fra 0 e 16 anni) per permettergli di formalizzare l’iscrizione all’anno scolastico 2017-2018. “Stiamo cercando di fare il possibile e anche l’impossibile – afferma ancora D’Amato – il decreto purtroppo è stato un po’ calato dall’alto, senza discussione sulla sua applicabilità. Ma ora il nostro lavoro è quello di permettere che tutto si svolga in maniera ordinata, ed è quello che faremo”.

I VACCINI AI DIPENDENTI ASL E LA COMPONTENTE MIGRATORIA – Nei giorni scorsi, Zingaretti ha annunciato una vasta campagna di vaccinazione contro il morbillo per gli operatori (medici, infermieri e portantini) delle aziende sanitarie locali “spesso in età avanzata e, dunque, in gran parte senza alcuna profilassi alle spalle contro questa malattia”. La necessità primaria è quella di proteggere i bambini affetti da immunodeficienze e dunque impossibilitati a sottoporsi alle terapie di prevenzione. Ma come mai così tanti casi di morbillo nel Lazio? D’Amato prova a dare una spiegazione. “Essendo una patologia endemica – afferma – non è sempre facile comprendere i motivi della localizzazione dei focolai. C’è sicuramente una contingenza legata ai flussi migratori che favorisce il diffondersi della malattia”. Parole che meritano un approfondimento. “La Romania è il Paese dell’Unione Europea più colpito da questa patologia – continua D’Amato – con il doppio dei casi registrati in Italia. Roma e il Lazio ospitano un’importante e numerosa comunità romena, i cui componenti effettuano viaggi frequenti da e verso e la loro terra d’origine. Ovviamente non sto dicendo che l’elevata diffusione del morbillo sia colpa dei migranti, ci mancherebbe, ma questo è un fattore che non possiamo sottovalutare”.

IN FILA ALLE ASL PER LA PROFILASSI –  Quella del morbillo, come detto, non è l’unica emergenza da affrontare. Stando al decreto voluto dal ministro della Sanità Beatrice Lorenzin, le famiglie con ragazzi in età evolutiva dovranno presentare entro l’inizio dell’anno scolastico un’autocertificazione con l’avvenuto inizio della profilassi vaccinale su 12 antigeni (in Parlamento si sta discutendo se, in sede di riconversione del decreto, sia il caso di abbassare la quota a 10 o addirittura elevarla a 13). L’iter va quantomeno iniziato in estate, poi le famiglie avranno tempo fino a luglio 2018 per completarlo. Tutto ciò, però, sta mettendo in forte crisi le strutture sanitarie laziali. “Siamo in un periodo in cui gli operatori sanitari svolgono una naturale turnazione per le ferie – spiega a Roberto Chierchia, segretario Cisl Roma e Lazio – e purtroppo i numeri ci dicono che i dipendenti Asl contano 7.500 unità in meno rispetto al previsto, con un turn-over bloccato da 10 anni. Purtroppo sono mesi che mettiamo in guardia l’amministrazione regionale su questo fronte, ma tutti gli avvertimenti sono finiti nel vuoto”. Il risultato è che, nel migliore dei casi, le famiglie dovranno contattare il numero verde messo a disposizione dalle Asl e prenotare il turno di vaccinazione, con le liste d’attesa che in alcuni casi già arrivano a fine agosto. “Riusciamo a farne appena 25 al giorno – ci rivela una dipendente dell’Asl Roma 4 Civitavecchia – siamo in difficoltà”.

CERTIFICATI DIRETTAMENTE ALLE SCUOLE –  Va detto che, nonostante le difficoltà, la Giunta Zingaretti ci tiene moltissimo a far sì che la campagna vaccinale non registri grossi intoppi. L’aspra polemica delle scorse settimane fra “No Vax” e “Pro Vax” ha visto il governatore Dem fortemente schierato con i secondi ed ora non sono ammessi tentennamenti di sorta, neppure sul fronte dell’applicazione pratica. E’ anche per questo che è arrivata la decisione della cabina di regina di fare in modo che le Asl e gli istituti scolastici dialoghino direttamente, scambiandosi le informazioni necessarie così da bypassare le famiglie. “Abbiamo fatto un accordo con le Asl per evitare disagi e possibili problemi alle famiglie – ha scritto Zingaretti in un post sul suo profilo Facebook – la documentazione sull’effettiva esecuzione sarà acquisita attraverso un rapporto diretto fra le Scuole e le Asl. L’obiettivo è la semplificazione delle procedure”. In questa maniera, “la Asl valuterà la regolarità della situazione vaccinale di ognuno, attiverà tutte le procedure previste per eventuale recupero del gap vaccinale e invierà i certificati direttamente alla scuole. Le scuole, nel pieno rispetto delle normative sulla privacy, invieranno gli elenchi degli iscritti alle Azienda sanitaria di competenza”. Insomma: da un lato si sollevano le famiglie da un impegno burocratico piuttosto gravoso, specie nei mesi estivi, e dall’altro si controllo direttamente “alla fonte” che la profilassi sia stata realmente onorata da tutti.