La foto degli ombrelli (ombrelli con cui delle ragazze riparano dalla pioggia degli uomini seduti a parlare, tra gli altri il ministro Claudio De Vincenti e il governatore della regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, ndr) dalla mi ha riportato alla mente un episodio della mia vita che mi va di raccontare.

Sud, esterno giorno, tanti, tantissimi, troppi anni fa. In una delle mie vite precedenti ero un militante del Partito Comunista Italiano, anzi, di più, un “rivoluzionario di professione”, come venivano chiamati gli uomini e le donne che avevano deciso di abbandonare ogni altra attività e dedicarsi alla cura del Partito. Percepivamo uno stipendio (quando c’era) uguale a quello di un metalmeccanico del livello più basso. Eravamo giovani e felici di vivere una vita piena. Le nostre famiglie, le mogli e i figli, condividevano le nostre idee avendo cura di far quadrare i magri bilanci familiari.

Ebbene, capitò che un giorno (non ricordo di quale anno e di quale campagna elettorale), mi toccò l’onore di accompagnare a Bisaccia, paese della provincia di Avellino caro ai comunisti per il valore dimostrato da contadini e braccianti durante l’occupazione delle terre, Aldo Tortorella. Il partigiano Alessio, così lo chiamavano durante la Resistenza, quando giovane studente universitario decise di imbracciare il mitra contro quelle chiaviche di fascisti. Bella piazza quella di Bisaccia, tutta di pietra. Cielo nuvoloso. Iniziai a parlare io: care compagni, care compagne e poche parole, visto che la folla voleva ascoltare il compagno Aldo Tortorella. Iniziò a piovere, come solo dalle parti di Bisaccia il cielo riesce a fare. Pronto, il segretario della sezione (un bravo maestro elementare) arrivò con uno di quegli ombrelli larghi, enormi, che usavano i pastori e lo aprì sulla testa di Tortorella. Lui, gentilmente, fece cenno al compagno-maestro elementare di allontanarsi, e soprattutto di chiudere l’ombrello. Parlò per un’ora, con la sua R arrotata e la sua enorme cultura. Eravamo fradici di pioggia. I compagni applaudirono contenti. Asciugammo i vestiti e ci rifocillammo di vino, cibo buono e risate alla trattoria degli Arminio.

La storia finisce qui. A voi mettere a confronto la scena che vi ho raccontato con quella degli ombrelli. Il vestito fradicio di pioggia del partigiano Tortorella e le facce di bronzo di quei dignitari di provincia, quei sultani del nulla, quegli emiri da quattro soldi, che usano giovani ragazze per farsi riparare le loro inutili teste dai raggi del sole abruzzese. C’era anche un ministro, uno di quelli che ogni sera ci scassa le palle in tv con le sue inutili prediche. Non siete nessuno, i vostri nomi non verranno ricordati nei libri di storia, e se questo dovesse accadere sarà solo per quella vergognosa fotografia, per dire ai giovani del futuro: ecco, così si ridusse l’Italia.

Guardatela quella foto e non chiedetevi perché vince Grillo e il suo populismo volgare. La spiegazione sta tutta in quelle immagini.