Dopo quattro mesi trascorsi nel carcere romano di Regina Coeli, sono stati concessi gli arresti domiciliari all’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, figura chiave dell’inchiesta Consip. Romeo, tuttavia, non ha ancora lasciato la cella: è in attesa che sia disponibile un braccialetto elettronico. Una vicenda, quest’ultima, che fa il paio con quella dell’attore Domenico Diele. Arrestato il 23 giugno scorso a Salerno per omicidio stradale aggravato, anche per l’attore sono stati disposti i domiciliari, ma tuttora si trova ancora nel carcere salernitano di Fuorni per l’indisponibilità di un braccialetto elettronico.

Alfredo Romeo è stato arrestato il primo marzo scorso con l’accusa di corruzione assieme all’ex dirigente Consip, Marco Gasparri. Secondo chi indaga, l’imprenditore ha versato 100mila euro al funzionario pubblico in cambio di dritte su appalti. Per entrambi il processo è fissato per il 19 ottobre. Si tratta della prima tranche dell’inchiesta sugli appalti Consip. Al centro del fascicolo è la gara FM4, di ‘facility management’, ovvero servizi per la Pa, del valore di 2,7 miliardi, bandita dalla centrale acquisti della pubblica amministrazione nel 2014 e suddivisa in 18 lotti, alcuni dei quali puntava ad aggiudicarsi Romeo. L’imprenditore prese parte alla gara per il lotto da 143 milioni di euro per l’affidamento di servizi in una serie di palazzi istituzionali a Roma, che andavano dalla pulizia alla manutenzione degli uffici. Per raggiungere il risultato, Romeo, secondo quanto detto da Marco Gasparri ai pm, e ribadito in sede di incidente probatorio, avrebbe corrotto il dirigente Consip con 100mila euro in tre anni, affinché gli desse una serie di informazioni indispensabili per avere la meglio sugli altri partecipanti. Un sistema, quello di Romeo, nel quale secondo la ricostruzione di Gasparri l’imprenditore riteneva indispensabile pagare, poiché, a suo dire, tutti lo facevano.

Nei diversi filoni dell’inchiesta Consip coordinata da piazzale Clodio, rispondono di rivelazione di segreto d’ufficio il ministro dello Sport, Luca Lotti, il comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette e il generale di brigata dell’Arma Emanuele Saltalamacchia. Sono indagati per traffico di influenze, invece, il padre dell’ex premier Tiziano Renzi, il suo amico imprenditore Carlo Russo, e l’ex parlamentare e consulente di Romeo, Italo Bocchino. Mentre il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto risponde di falso. Indagato anche per depistaggio il vice comandante del Nucleo operativo ecologico, Alessandro Sessa, mentre rispondono di concorso in violazione del segreto d’ufficio, in riferimento alle notizie pubblicate sulla stampa di atti riservati, il pm di Napoli Henry John Woodcock e la conduttrice di ‘Chi l’ha visto’ Federica Sciarelli.