Da una parte Casapound, dall’altra Anpi e Rifondazione Comunista. In mezzo, la materia del contendere: il presidio umanitario di via del Frantoio gestito dalla Croce Rossa. E i suoi 85 ospiti, soprattutto migranti: “Fanno parte del programma relocation. Sono principalmente eritrei, e con loro c’è qualche palestinese“, spiega il responsabile del centro della Cri, Giorgio De Acutis. Bambini? “Quattro, sì. Uno di loro è un neonato, è nato qui da noi. Sua mamma era al Baobab ed è venuta qui due giorni prima del parto”. Un ingente spiegamento di forze della polizia tiene lontani i due presidi. A Santa Maria del Soccorso sventolano le bandiere con la tartaruga simbolo di Casapound Italia. “Noi il centro accoglienza qui non ce lo vogliamo. Non siamo razzisti, ma…”, chiosa una signora. “Siamo stati noi a indire per primi la manifestazione”, dice Mauro Antonini di Casapound. “Oggi doveva essere la giornata di chiusura del centro”. Il Campidoglio ha deciso di chiudere il centro per richiedenti asilo al civico 44/b di via del Frantoio. L’adiacente presidio umanitario gestito dalla Croce Rossa, al 44/a, per il momento resta aperto, con una proroga di sei mesi. “Il nostro augurio è che Roma abbia sempre un presidio umanitario come questo”, commenta De Acutis. Un presidio “che possa ospitare tutti come abbiamo fatto fino ad adesso: italiani, stranieri, migranti e senzatetto. Ci auguriamo che venga fatto un bando in modo che il Comune possa poi selezionare la progettualità migliore”. Nel frattempo “siamo contenti che oggi tutte le posizioni si siano potute esprimere, con entrambe le manifestazioni e grazie al lavoro delle forze dell’ordine”. Il disagio del Tiburtino III “non viene certo da un’ottantina di migranti”, dicono dal presidio pro-centro a meno di un chilometro di distanza, a via della Vanga. “È strumentalizzazione. Il nostro quartiere, come quasi tutta Roma, soffre l’abbandono”. Tanti gli stranieri presenti alla manifestazione organizzata da Anpi e Rifondazione. “Siamo tutti fratelli. Solo che ce lo dimentichiamo. Il problema è la politica, non chi scappa dalle guerre o cerca un futuro migliore”