Senza neanche un lieve rossore di vergogna, i capi dei tre principali partiti italiani si sono ritrovati d’accordo nella stessa strategia politica: usare una storia che fa un male cane e spacca la testa, quella di Charlie Gard, per fare la propria propagandetta politica. Ciascuno ha usato il vocabolario che più lo caratterizza. Matteo Salvini ha scelto il linguaggio violento: “E’ un omicidio con la complicità, anche questa volta, dell’Ue che tace”. Beppe Grillo continua a scavalcare il parere dei medici che hanno detto che la trasferta negli Stati Uniti per l’ennesima terapia sperimentale – l’ultima richiesta dei genitori di Charlie – avrebbe solo prolungato e aggravato le sofferenze del bambino: “Un viaggio di coraggio e di speranza – scrive Grillo – una musica che trova orecchie da mercante in questa europetta insipida e senz’anima”. Matteo Renzi tocca le tonalità più retoriche, come gli accade spesso: “E un piccolo cucciolo d’uomo non valeva un’attenzione diversa delle autorità europee?”.

Nel merito tutt’e tre pongono questioni e domande alle quali i (non pochi) medici hanno già risposto. Salvini ricorda le parole dei genitori: “Volevamo portarlo a casa, fargli l’ultimo bagnetto e avvolgerlo in lenzuola in cui non aveva mai dormito. Volevamo morisse a casa sua”. Ma in ospedale ci sono più strumenti e risorse per ridurre al minimo le sofferenze del bambino. “Perché la Corte Europea dei diritti umani (diritti?) non ha concesso la cura sperimentale in America? Perché non consentire alla scienza un ultimo tentativo?” domanda Renzi. Perché, appunto, il viaggio negli Stati Uniti – secondo i medici – avrebbe prolungato le sofferenze senza vere possibilità di miglioramenti. “Non si può sopprimere la speranza” dice Grillo, ma sulla speranza hanno già parlato i medici. Il bambino non vede, non sente, non può emettere suoni, non riesce a muoversi. E soffre.

Tutt’e tre i capipartito, com’è facile vedere, stanno ben attenti a criticare non solo la sentenza dei giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo (che hanno solo detto che le sentenze dei tribunali britannici erano corrette), ma anche e soprattutto “l’Ue”, “l’Europetta”, “le autorità europee”. Così non solo fanno la loro propagandetta da quattro soldi per aizzare qualcuno su Facebook, ma lo fanno anche con una bugia sfacciata. La Corte europea dei diritti dell’uomo – sorpresa – non c’entra niente con l’Unione Europea, con l’Europarlamento, con la Commissione europea e il resto delle istituzioni che si occupano di euro, troike, migranti, legislazione comunitaria e così via. Non c’entra niente.

Possibile che i capi dei tre principali partiti italiani non lo sappiano? No. Uno è europarlamentare, un altro è stato presidente del Consiglio per quasi tre anni, il terzo è circondato da ogni tipo di consigliori. E’ impossibile che non sappiano. Resta l’altra risposta: tutt’e tre scelgono di dire Europa con dolo per commentare a beneficio proprio e del gruzzoletto dei rispettivi fanatici festanti.

E’ ciò che sono diventati i partiti della Terza Repubblica, chiamiamola così con uno slancio di generosità. L’unica cosa che interessa ai dirigenti delle forze politiche è aizzare la piazza che hanno davanti, dividere tra noi e loro, cambiando il loro a piacimento e a seconda del luogo e del tempo. Democrazia Cristiana e Partito comunista erano definite “Chiese”, perché gli elettori avevano un rapporto con l’ideologia come se fosse una fede. Il ragionamento era che se i leader dei partiti dicevano una cosa e gli elettori ne pensavano un’altra, gli elettori si fidavano e li seguivano. I partiti di oggi fanno un passo avanti, cioè indietro, perché sono più simili alle sette. Leader carismatici al confine del culto della personalità, semi-indottrinamento, divisione ossessiva tra “noi e loro”. Una discussione cieca, destinata non a cambiare le cose, non a trovare la via migliore, ma solo a strapparsi un voto come i cani con un osso.

C’è un modo per farli smettere. Smettere di fare il loro gioco.