Le interviste a Berlusconi nel dopo-elezioni sono particolari e decisamente sdraiate: “Rieccomi” – dice al Corriere – “guiderò la campagna elettorale”. Vero. Osserviamo che era “scomparso” perché cacciato dal Parlamento italiano. Bisogna sempre ricordare chi è l’uomo che finge di amare i cani e porta in giro il “sosia” di Dudù. B. è tornato conquistando – col centro-destra unito – Genova, Pistoia, La Spezia, Piacenza, eccetera, e spargendo veleni: qualche giorno fa ha detto: “Grillo come comico era formidabile. Peccato che voleva sempre essere pagato in nero”. Colpisce l’uso delle parole: Grillo può fare “solo” il comico. C’è disprezzo. L’arte della politica, per il Caimano, appartiene agli uomini del fare. Vediamo da vicino dunque l’uomo del fare, nel dopo-elezioni che festeggia smemoratezza e malafede.

Innanzitutto: come ha fatto la sua fortuna il Caimano? La domanda è necessaria, visto che parliamo di un corruttore pluriprescritto e un frodatore condannato; necessaria proprio perché nei salotti televisivi e nelle interviste sdraiate, del “come” – quando si tratta di B. – non si discute mai, si scherza sulle sue battute, come ai tempi di Andreotti: viviamo in un eterno “Bagaglino”. Il pregiudicato fa il simpatico (“Di Trump mi piace la moglie”) e la tv amplifica: deve apparire amabile, in nome del Nazzareno. A questo siamo. La complicità (“dei-media-al-servizio”) ha pesato – insieme a molto altro – nell’ennesima rinascita elettorale dell’ex cavaliere. Abbiamo dimenticato chi è B. Questo è il punto.

Lui non si dimentica invece d’essere il Caimano ed usa contro Grillo la stessa potenza di fuoco e le stesse menzogne utilizzate contro la sinistra: “Il successo dei grillini è il fallimento della politica. Io considero pericolosissimi i Cinquestelle ma ho massimo rispetto per chi li vota (…) a quegli elettori abbiamo il dovere di proporre una diversa qualità dell’offerta politica, basata su persone oneste e credibili”. Proprio così. Il Caimano parla di onestà e credibilità. In un’altra intervista afferma: I grillini? “Sono loro i professionisti della politica, perché vivono dell’indennità parlamentare.” Demagogia. Eppure, quest’immondizia trova ascolto.

Frode fiscale, truffe, amicizie pericolose, festini perversi, ricatti, condanne, nipoti di Mubarak, eccetera, non contano niente. Berlusconi “ritorna in campo” perché una parte del Paese è smemorata. E’ così. Renzi minimizza la sconfitta e s’appresta – se non verrà defenestrato – alla santa alleanza contro i 5Stelle. Domanda: se il Caimano è quello che abbiamo descritto per anni, il Pd può davvero allearsi con lui?

Una compagine governativa deve avere un’anima: qual è quella del Renzusconi? Sul tema dell’identità non si scherza: le elezioni amministrative mostrano – non solo con l’astensionismo – che una comunità politica, per mobilitarsi, ha bisogno di qualcosa in cui credere (anche una comunità di lettori: Repubblica, per dire, sta subendo un’emorragia perché non ha più un’identità: è di destra? È di sinistra? Vuole l’alleanza con Berlusconi? Non la vuole?) E allora: solo la coerenza paga.

La morte di Rodotà ha scosso il Paese. Un difensore dei diritti. C’è bisogno di modelli e di riferimenti alti che mobilitino le energie migliori: possiamo dare (di nuovo) il Paese al Caimano? I fautori dell’inciucio si avvalgono di un’informazione drogata che occulta lo scandalo Consip e amplifica gli errori della sindaca Raggi. Intanto, nella situazione data, B. flirta con Renzi e Salvini (“Uniti si vince”), pronto a tradire l’uno o l’altro in base ai sondaggi.

Che fare? Urge che la società civile, democratica e di sinistra, nelle elezioni politiche del 2018 (davvero decisive) urli il suo “no” a un governo col Caimano; ma è necessario anche – ecco il punto – che il M5S si apra alla politica: pensi e progetti alleanze. Non serve dire che i partiti “schierano ammucchiate di finte liste civiche”. Il Movimento risponda costruendo alleanze vere, serie, alla luce del sole, sui programmi di fondo dei 5Stelle, con chi ci sta. Attenti al delirio d’onnipotenza (“Ogni maledetta elezione continuiamo a crescere”); se non si percorre la strada giusta ci si isola come nelle amministrative, e – paradossalmente – il Caimano su Grillo rischia di aver ragione nell’unico modo che in politica conta: il risultato elettorale.