“Ciò che sentiamo è una grande delusione”. Giorgio Pierini era ancora sindaco di Budrio, tre mesi fa, quando Norbert Feher, altrimenti detto Igor Vaclavic, quello che tutti conoscono come Igor il Russo, uccise il barista Davide Fabbri e poi la guardia ecologica Valerio Verri. Insieme ai suoi concittadini ha vissuto questi 90 giorni la maxi-caccia all’uomo più ricercato d’Italia: oltre mille uomini delle forze dell’ordine impegnati, tra reparti speciali, parà, cecchini. Oggi quella caccia si è conclusa e di Igor non c’è traccia. Gli inquirenti sono passati a una “seconda fase di indagini”, che saranno condotte esclusivamente dai nuclei investigativi. Il resto delle forze impiegate, invece, sono da intendersi già ritirate. “Sappiamo che ora verranno messi in campo altri strumenti, d’intelligence, e forse questa è la strategia più efficace – dice l’ex sindaco a ilfatto.it – Però sappiamo anche che queste forze sono impegnate in altri scenari e la nostra preoccupazione è che la cattura di Igor finisca per non essere più in cima alla scala delle priorità. E questo lascia l’amaro in bocca“. “Ma credo che dopo tre mesi di ricerche a tappeto fosse evidente che così non si poteva continuare” ammette il suo successore, l’attuale sindaco di Budrio Maurizio Mazzanti. Per il primo cittadino a complicare la caccia all’uomo sono stati più fattori. “Il tipo di delitto e tutto ciò che ne è seguito”. Comprese le innumerevoli segnalazioni di cittadini che hanno visto Igor in mezza Italia: dal treno per Rovigo, alla piazza davanti al caffè Pedrocchi di Padova e poi a Modena, perfino in Val d’Aosta. “Ma non penso che questi mesi siano stati uno spreco di risorse – dice il sindaco – In passato ci sono stati altri casi di criminali fuggiti e poi catturati anche dopo diverso tempo, io sono fiducioso”.

A Budrio la speranza che Igor venga catturato non è mai tramontata. La vedova di Davide Fabbri, Maria Sirica, farà installare delle telecamere fuori dal bar, grazie al contributo dell’Ascom, l’associazione dei commercianti. “Per precauzione – spiega Massimo Tagliani, responsabile dell’Ascom di Budrio – e perché il bar è in una zona piuttosto isolata, specie la sera. Ci è sembrato giusto fare questo gesto, per far sentire più sicura la signora e perché come associazione noi siamo molto attenti alla sicurezza delle attività commerciali”.

Da una parte la speranza: “Magari il killer farà un passo falso e grazie a questo verrà arrestato” dicono in città. Dall’altra la disillusione: “Per mesi – racconta l’ex sindaco Pierini – c’è stata una forte aspettativa da parte di cittadini e istituzioni, e questo parziale epilogo trasforma quell’aspettativa in amarezza. Sappiamo che ora verranno messi in campo altri strumenti e bisogna ammettere che con il passare dei giorni, il fatto che la caccia all’uomo non desse risultati era divenuta una possibilità, ma sotto la pelle, oltre la compostezza che i cittadini di Budrio hanno sempre manifestato, la delusione c’è. Mettiamo in chiaro una cosa, però: possiamo dare la colpa al governo in carica, ma la verità è che questa persona non doveva essere in Italia. C’è un sistema giudiziario che evidentemente non regge. Noi, come comunità, chiediamo pene più alte, la certezza della pena e ovviamente del rimpatrio”.

Nessuno accusa le forze dell’ordine dopo la ricerca a vuoto del Russo, assicurano gli amici del barista. “Il problema, semmai, è che non si è agito prima, subito, non appena Davide è stato ucciso – spiega Morena Augusto, presidente del gruppo Amici di Davide Fabbri – Invece a dare il via alla vera mobilitazione è stato il secondo omicidio, quello di Valerio Verri”. Il sospetto è che Igor sia stato aiutato a fuggire da boschi e campagne della Bassa emiliana battute dalle forze dell’ordine. “Noi non ne siamo convinti – obietta Augusto – L’assassino era qui da tempo e pensiamo che sia ancora qui da qualche parte, conosce bene queste zone ma è un cane sciolto, quindi se si fosse spostato non avrebbe avuto appigli a cui aggrapparsi per continuare a nascondersi”. E poi c’è che Igor era ricercato per alcune rapine in provincia di Ferrara ed era anche sospettato di un terzo omicidio, quello del metronotte Salvatore Chianese, ucciso a Fosso Ghiaia di Ravenna il 30 dicembre 2015. “Questo ci conferma ancora una volta – spiega Augusto – che in Italia è il sistema che non funziona”.